Salutescuola

La scuola in ospedale

A cura di Elena Luciano
10 Giu 2026

Bambine/i e adolescenti hanno diritto al benessere sociale, spirituale e morale nonché alla salute fisica e mentale, secondo quanto dichiarato dalla Convenzione ONU per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989 e quanto diffuso nelle rappresentazioni d’infanzia di molte persone adulte che – in quanto tali – sentono la responsabilità verso la cura e l’educazione di bambine e bambini. Tuttavia, accade che bambine/i possano ammalarsi, talora anche gravemente, e vivere l’esperienza dell’ospedalizzazione, che da sempre è fonte di preoccupazione e paura sia per chi la vive sia per le figure familiari. Ciò avviene perché l’esperienza del ricovero in una struttura ospedaliera spezza, spesso improvvisamente e brutalmente, la normalità quotidiana, mettendo in discussione abitudini e certezze, modificando ritmi, progetti e relazioni, introducendo nuove regole e nuove figure nella vita dei bambini e delle bambine che entrano nel contesto sanitario, e aprendo a scenari talora angoscianti quando le diagnosi sono gravi o, addirittura, infauste.

Già dagli anni Cinquanta, nel nostro Paese, in alcuni reparti pediatrici sono nate in via sperimentale alcune sezioni di scuole speciali finalizzate a offrire supporto didattico a bambine e bambini malati, per lo più lungodegenti, e a prevenire i disagi emotivi e psicologici originati dalla malattia stessa e dall’esperienza di ricovero. Infatti, proprio in seguito alla rilevazione di vissuti di abbandono, angoscia e sofferenza fisica e mentale di bambine e bambini ricoverati per periodi prolungati e privati della presenza e della vicinanza continuativa delle loro famiglie, si è avviato il processo di umanizzazione dei contesti pediatrici. Tale consapevolezza ha consentito, nei decenni successivi, sia la vicinanza permanente dei genitori accanto a figlie e figli ricoverati, e dunque non limitatamente all’orario di visita bensì in tutta la giornata, sia l’introduzione di interventi di tipo ludico e formativo accanto a quelli terapeutici e sanitari.

Le pediatrie hanno così progressivamente cambiato volto, specializzandosi circa la diagnosi e la guarigione delle patologie e al contempo predisponendo, nei reparti ospedalieri, spazi capaci di rendere la malattia un’esperienza di vita e non di isolamento sociale, emotivo, cognitivo, e il processo di cura un’esperienza in grado di integrare gli obiettivi medico-sanitari con quelli educativi, formativi, sociali e relazionali. Progressivamente, anche su spinta della Carta Europea dei Bambini degenti in Ospedale votata dal Parlamento Europeo il 13 maggio 1986, si è consolidata l’idea che il gioco e l’educazione, in quanto elementi di normalità indispensabili per la crescita e lo sviluppo sano di bambine/i, sono imprescindibili anche nel contesto pediatrico.

Da allora, in Italia, grazie alla circolare n. 345 del 1986 del Ministero della Pubblica Istruzione, l’apertura di sezioni scolastiche all’interno degli ospedali è stata fortemente sostenuta e promossa, auspicando il distacco dalle scuole del territorio di insegnanti motivati e preparati professionalmente per promuovere obiettivi di crescita e di apprendimento per bambine/i ricoverati, in particolare attraverso la collaborazione con i genitori, con le operatrici e gli operatori sanitari e con le scuole di provenienza. Oggi la scuola in ospedale è una realtà educativa diffusa su tutto il territorio nazionale, il cui funzionamento richiede un rapporto programmato con i servizi socio-sanitari e scolastici, anche in relazione alle modalità di potenziamento dell’offerta formativa del personale docente sulle discipline di indirizzo e su progetti specifici di istruzione domiciliare.

Grazie a metodologie didattiche flessibili e innovative e a strategie educative individualizzate, docenti di ogni ordine e grado offrono interventi educativi a bambine/i e a ragazze/i malati/e occasioni di crescita, gioco e apprendimento. Li aiuta a costruire percorsi di conoscenza innanzitutto, ma anche di consapevolezza di sé e del proprio corpo, e ad esprimere le proprie potenzialità comunicative, espressive e cognitive anche nella situazione di malattia, così da poterla meglio comprendere e affrontare.

Registrazione Tribunale di Bergamo n° 04 del 09 Aprile 2018, sede legale via XXIV maggio 8, 24128 BG, P.IVA 03930140169. Impaginazione e stampa a cura di Sestante Editore Srl. Copyright: tutto il materiale sottoscritto dalla redazione e dai nostri collaboratori è disponibile sotto la licenza Creative Commons Attribuzione/Non commerciale/Condividi allo stesso modo 3.0/. Può essere riprodotto a patto di citare DIVERCITY magazine, di condividerlo con la stessa licenza e di non usarlo per fini commerciali.
magnifiercrosschevron-down