Intelligenze artificialisociale

Fondazione EOS e la sfida dell'AI: educare alla tecnologia per non creare disuguaglianze

Avvicinare gli adolescenti alle tecnologie emergenti senza trasformarle in un nuovo fattore di esclusione sociale: è questa la sfida che Fondazione EOS ha iniziato a porsi già alcuni anni fa, prima che l’AI diventasse un tema di dibattito quotidiano. Un’intuizione che oggi si rivela particolarmente attuale e che nasce da un percorso concreto di sperimentazione educativa condotto insieme a The FabLab. «Sentiamo la responsabilità di guardare avanti», spiega Francesca Magliulo, Direttrice di Fondazione EOS. «L’innovazione tecnologica sta ridefinendo opportunità e disuguaglianze: se non accompagniamo i giovani, soprattutto quelli che vivono contesti fragili, rischiamo di ampliare ulteriormente il divario sociale. Il nostro obiettivo è fare in modo che la tecnologia diventi uno strumento di emancipazione, non un nuovo fattore di esclusione»
A cura di Redazione
01 Apr 2026

Il progetto Good Vibes ha rappresentato il primo laboratorio di questa visione. Un percorso triennale, conclusosi lo scorso anno, rivolto alle e agli adolescenti e pensato per contrastare la povertà educativa attraverso un approccio creativo e inclusivo alle discipline STEM. L’obiettivo non era formare tecnici o specialisti, ma utilizzare la tecnologia come strumento espressivo, capace di stimolare pensiero critico, creatività e consapevolezza. Smartphone, app gratuite e strumenti digitali accessibili sono diventati così mezzi per raccontare storie, condividere bisogni, costruire relazioni e rafforzare il senso di appartenenza. Good Vibes ha lavorato in stretta sinergia con scuole, famiglie, istituzioni locali e organizzazioni del Terzo Settore, contribuendo alla costruzione di un ecosistema educativo capace di rispondere ai bisogni dei ragazzi. Arte, cultura, sport ed espressione emotiva sono stati i contesti privilegiati di sperimentazione, dove la contaminazione tra creatività e indagine scientifico-tecnologica ha reso l’apprendimento più accessibile e coinvolgente.

Il risultato è stato un percorso che ha trasformato la conoscenza tecnologica in un catalizzatore di crescita sociale. «Quando un ragazzo capisce di poter usare la tecnologia per raccontare sé stesso o immaginare il proprio futuro, non è più spettatore del cambiamento: ne diventa parte», dice Magliulo. «E questo, nel lungo periodo, significa comunità più aperte e innovative».

Proprio l’esperienza maturata con Good Vibes ha spinto Fondazione EOS e The FabLab a interrogarsi su una nuova frontiera: l’intelligenza artificiale. Se non adeguatamente accompagnata, l’AI rischia infatti di ampliare ulteriormente la forbice sociale tra chi ha accesso consapevole alla tecnologia e chi ne resta escluso. Da qui la scelta di avviare un nuovo percorso triennale. L’idea di fondo resta coerente con l’esperienza precedente: non insegnare la tecnologia in modo specialistico, ma metterla al servizio dell’espressione personale, della creatività e del pensiero critico. La prima fase del progetto prevede interviste, workshop e attività partecipative con adolescenti per comprendere curiosità, timori, aspettative e bisogni espressivi legati all’AI. Un modello fondato sulla co-progettazione che nasce dall’ascolto delle ragazze e dei ragazzi stessi. L’obiettivo finale sarà la creazione di prodotti espressivi realizzati con il supporto dell’AI, capaci di raccontare identità, aspirazioni e visioni del futuro. «È proprio il nome del progetto – Good Vibes – a suggerirci che la chiave sta nella sintonizzazione», spiega Giulia De Martini, AD di The FabLab. «Se il web ci ha aperto alla democrazia della conoscenza, l’AI ci sta traghettando verso la democrazia della competenza. È uno strumento che non si limita a informarci, ma agisce con noi. Per questo è vitale che le persone giovani imparino a entrare in risonanza con questa nuova tecnologia: solo prendendoci cura di questo legame potremo generare valore».

Questo percorso assume una rilevanza particolare in un momento in cui il mondo della scuola, pur con segnali di attenzione, fatica ancora a reagire con la necessaria rapidità alle trasformazioni tecnologiche in atto. Fondazioni, enti del Terzo Settore, amministrazioni pubbliche e imprese possono quindi svolgere un ruolo decisivo nell’attivare contesti di apprendimento informale e inclusivo. Fondazione EOS si muove proprio in questa direzione: creare spazi educativi dove la tecnologia non sia solo competenza tecnica, ma occasione di crescita personale, partecipazione e cittadinanza attiva. Un approccio che guarda all’AI non come fine, ma come strumento per sviluppare consapevolezza, creatività e capacità critica.

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