Intelligenze artificialidisabilità invisibili

L'intelligenza artificiale per la neuro inclusione: riflessioni nell'epoca della barbie autistica

A cura di Tommaso Davi, Beatrice Re – Ricercatrice in Organizzazione Aziendale (Università di Pavia) e Communication Officer (EURAM SIG 05 Gender, Race, and Diversity in Organisations) – e Loris Coluccia – Specializzando in Economia e Gestione delle Imprese con una tesi di ricerca nell’ambito delle neurodivergenze
01 Apr 2026

Pochi mesi fa Mattel ha realizzato in collaborazione con l’Autistic Self Advocacy Network una versione di Barbie equipaggiata con accessori di ampio utilizzo tra le persone autistiche non verbali, come lo Smart Tab e le cuffie antirumore. Ponendoci al di sopra del dibattito sulla reale utilità e autenticità del progetto, riteniamo che esso sia fonte di importanti riflessioni. Ciò che emerge è senza dubbio il fatto che la diffusione su larga scala della celebre bambola contribuisce a far luce sulla neurodiversità tra le persone più giovani e a rappresentare il ruolo chiave svolto dalle tecnologie, che diventano vere e proprie appendici elettroniche che contribuiscono a facilitare la quotidianità di numerose persone neurodivergenti. Infatti, per le persone neurodivergenti non verbali le forme di comunicazione basate sulle immagini sono fondamentali per interagire con gli altri e vivere la quotidianità in modo sereno. In questo contesto, quale ruolo può avere l’AI? Si è indubbiamente affermata come una tecnologia innovativa che trova applicazione in numerosi ambiti, tra cui l’istruzione, i trasporti e la comunicazione. Tra gli ambiti in cui il suo impatto sociale risulta particolarmente rilevante rientra quello delle tecnologie assistive rivolte alle persone con disabilità. Secondo una stima dell’OMS (2022), oltre 1,3 miliardi di persone nel mondo vivono con una forma di disabilità. Questo dato evidenzia come chi presenta disabilità fisiche e cognitive, in molti contesti, si trovi davanti a difficoltà ad accedere alle informazioni, ai servizi e alla piena partecipazione alla vita lavorativa e collettiva.

Recenti ricerche rivelano che i processi di neuroinclusione sono sempre più attenzionati da parte delle aziende (Ernst & Young Global Limited, 2025). In contesti educativi e lavorativi non adeguatamente adattati, queste differenze si traducono in condizioni di svantaggio funzionale. Gli strumenti compensativi e le tecnologie assistive concesse dall’AI possono rappresentare supporti fondamentali per abbattere alcune di quelle barriere che impediscono la piena partecipazione alla vita sociale e lavorativa delle persone che esperiscono situazioni di disabilità e/o di neurodivergenza. Il mondo cinematografico ci offre esempi affascinanti (e commoventi) di esperienze relative al mondo dell’autismo. Basti pensare al film Life Animated, in cui il protagonista Owen perde le capacità verbali in tenera età e solo diversi anni dopo, grazie all’abitudine di guardare insieme al fratello i film della Disney, il protagonista sembra cominciare a ri-emettere di nuovo suoni e parole. Lentamente la pellicola e i dialoghi delle scene animate si trasformano in uno strumento ponte per questo bambino autistico e lo aiutano a interpretare il mondo che lo circonda. Oggi è un adulto, verbale, in grado di lavorare e di avere una vita indipendente. Se i film Disney hanno rappresentato un supporto per il ragazzino, richiedendo però diversi anni per cambiare il suo vissuto, pensiamo alle infinite possibilità di applicazione che l’AI avrebbe potuto avere per Owen al fine di accelerare il cambiamento di alcune sue funzioni cerebrali, richiedendo quindi mesi anziché anni. Ad esempio, l’AI avrebbe potuto offrire diverse analisi in tempo reale dei pattern di interesse di Owen a cui rispondeva meglio, quali espressioni verbali ricorrenti dei personaggi, ripetizioni, preferenze, andando poi a elaborare come risultato funzioni di riconoscimento automatico di temi, personaggi, frasi ricorrenti o suggerimenti mirati a caregiver e terapeutə basati su dati oggettivi.

Nel prossimo quinquennio gli algoritmi di apprendimento automatico, o machine learning (ML), e di elaborazione del linguaggio naturale (NLP), rappresenteranno sempre di più valide soluzioni di personalizzazione dei contenuti, adattamento dei ritmi di apprendimento, supporto alla comprensione e organizzazione delle informazioni. Se correttamente integrate nelle organizzazioni, esse possono contribuire alla creazione di ambienti più accessibili, equi e rispettosi delle diverse modalità di apprendere e interagire con il mondo. Rimane tuttavia di fondamentale importanza sviluppare consapevolezza dei limiti relativi all’utilizzo di strumenti di AI e alle sfide etiche che esso pone. Come si può applicare in maniera efficace e al contempo etica l’AI per favorire i processi di neuroinclusione? Sarà il tempo (e la regolamentazione) a dircelo. Ciò che ci sentiamo di sostenere è senza dubbio l’approccio umano-centrico nella regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Senza la componente umana alla guida dei processi tecnologici, i rischi sono di gran lunga più elevati dei benefici.

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