Violenza di generefemminileparità

La storia di Angela

Questo testo è la testimonianza di Angela, il suo racconto sulla fisionomia della violenza. Perché la violenza si traveste, si amplifica, inizia piano e aggiunge qualcosa ogni giorno. La violenza ha una strategia chiara che porta – poco a poco ma inesorabilmente – a far sentire la vittima l’origine del male. La violenza svilisce, atterrisce, spolpa. Conoscere la strategia della violenza è un modo per disarmarla. Questa testimonianza è un atto di conoscenza. A tutte le donne del mondo, con amore
A cura di Redazione
04 Dic 2025

Ho ritrovato il rossetto rosso in un angolo nascosto del cassetto.
Non so perché l’ho conservato, non me lo metto più da anni.
Mi piaceva come stava con la mia pelle olivastra fino a quando ho capito che mi fa puttana.
Come quelle gonne coi fiori grandi che detesti.
Come quei vestiti fruscianti che sussurrano agli uomini di toglierteli di dosso.
La verità è che è il mio corpo stesso a farmi puttana.
Questo petto prominente, tutto in fuori, le anche fatte per partorire figli, quegli occhi umidi, lascivi, allusivi… Quella bocca socchiusa, le mani grandi, i capelli troppo lunghi, troppo ricci, troppo neri.
Che miracolo sarebbe assomigliare a quelle donne sobrie, algide, contenute, rispettose.
Quelle Madonne che le tocca solo lo Spirito Santo.
Non sono mai stata sobria in niente.
Ho sempre parlato troppo, mangiato troppo, riso troppo, abbracciato troppo.
Ti mandavano su tutte le furie le mie risate… Tutte inopportune, sempre sguaiate.

Ti sei innamorato di questo quel giorno sulla spiaggia.
Ti piaceva che ridessi forte alle tue battute.
Ti piaceva che mi facessi cingere la vita stretto stretto fino a toccarci mentre volteggiavamo nell’aria ubriachi d’estate.
Ti piaceva com’ero.

[Fruscio di onde, eco di risate lontane, poi una musica dapprima in lontananza e poi sempre più vicina e due danzatori che volteggiano mentre la musica e le risate si sentono sempre più presenti]

Sei diventato pazzo di me e poi sei diventato pazzo con me.

«Non c’è niente da fare con te. Sei laida. Seduttiva a ogni costo. Sei nata sporca. Sei nata per fare la puttana. E questo sai fare, nient’altro che questo. Qualsiasi cosa tu faccia è come il richiamo di una cagna in calore: te la spengo in faccia quella sigaretta che fumi oscenamente; te li sego quei seni che traboccano dalle scollature, ti spezzo le ossa delle anche, ti chiudo per sempre quegli occhi invitanti, te la chiudo per sempre quella bocca rossa di calore… Una serva, sei una serva. Basta che qualcuno ti dica mezza parola gentile e diventi una cameriera. Perché sei una cameriera… E metti via quel telefono… Perché cazzo ti chiamano a tutte le ore quei rifiuti di umanità che chiami amiche… Maria? Un quadro di Picasso. Teresa? Un tacchino ripieno. Giulia? Lardo su due gambe… Tu fai effetto a questa gente qua, gente di poco conto; è su questi che fai colpo, sui rifiuti umani. Solo io ti conosco. So io so che sei tutta chiacchiere e distintivo…»

[Buio. Video muto con uomo che urla e dibatte e lei seduta con la testa tra le mani e il corpo corrucciato. Sul palcoscenico un tavolo e la stessa donna – sola – nella medesima posizione del video e una musica ritmicamente contraddittoria]

Il paradosso è stato che il primo schiaffo te l’ho mollato io.
Quella sera che davanti a nostro figlio hai detto: «Puoi alzarti e andartene a mangiare in camera, qui non c’è posto per le troie». E giù uno schiaffo che non ti aspettavi.
Sono uscita di casa che tremavo tutta. Speravo che mi rincorressi per le scale, che venissi a riprendermi, che ti scusassi. Speravo che mi riprendessi. E invece niente.
Mi hai lasciato andare. Non ti sei mosso da lì. Stavo facendo la mia sceneggiata per te. Immediatamente dopo averti picchiato, ho pensato che il mio orgoglio ti avrebbe impaurito. Volevo che avessi paura di perdermi.

[Buio. Sul palco una scala e una donna che scende frettolosamente e apre una porta, per poi voltarsi per guardare indietro e scorgere qualcuno che non la seguirà mai]

Io sono la tua attenuante specifica: se non fossi come sono, tu non picchieresti.
Io so che sei un uomo buono. Ti faccio perdere la pazienza, ti mando al manicomio.
Se solo sapessi stare zitta, se non arrivassi in ritardo, se stessi a casa, se non lavorassi, se fossi più oculata e non spendessi troppo per le mie cazzate, se fossi meno vanitosa, se avessi più voglia di fare l’amore, se non sorridessi ai bottegai, se non avessi amici uomini, se non mi mettessi a dieta, se non pretendessi di guidare, se smettessi di criticarti, se accettassi di invecchiare, se non discutessi quello che decidi, se mi togliessi questi tacchi, se non uscissi troppo spesso, se non mi tingessi i capelli di rosso, se non mi piacesse chiacchierare…

Mi duole più l’anima che la costola rotta.
È come se l’anima si restringesse un po' di più a ogni tuo assalto.
È come se si restringesse tutto di me. Le spalle, il sorriso, la volontà.
Divento piccola, sempre più piccola.
Sembra più cupa e ombrosa.
Sempre più insicura, più dubbiosa, più maldestra. Sempre più brutta.
Vacillo. Venite a prendermi.

Si cade sempre tante volte prima che arrivi quella che ti fai forza, contrai ogni muscolo di te per rimanere diritta. Addominali e cuore. E persone intorno come in un cerchio magico. Io le ho trovate. Io mi sono salvata quando ho deciso di vivere.
Perché si può sempre decidere di vivere.

Ad Angela e a tutte le donne del mondo. Quando avrai bisogno di noi ti basterà allungare lo sguardo e ci troverai.

Testo di Amelia Parente, socia fondatrice di Donne Leader in Sanità. Il testo è stato interpretato da Flavio Insinna in occasione della Giornata internazionale contro la violenza di genere nel 2024.

Registrazione Tribunale di Bergamo n° 04 del 09 Aprile 2018, sede legale via XXIV maggio 8, 24128 BG, P.IVA 03930140169. Impaginazione e stampa a cura di Sestante Editore Srl. Copyright: tutto il materiale sottoscritto dalla redazione e dai nostri collaboratori è disponibile sotto la licenza Creative Commons Attribuzione/Non commerciale/Condividi allo stesso modo 3.0/. Può essere riprodotto a patto di citare DIVERCITY magazine, di condividerlo con la stessa licenza e di non usarlo per fini commerciali.
magnifiercrosschevron-down