
Per le generazioni del futuro
È questo il concetto di violenza su cui si è basato il progetto creato da Findomestic insieme a WeWorld – un’organizzazione no profit italiana indipendente attiva in 25 Paesi, con progetti di cooperazione allo sviluppo e aiuto umanitario. Una missione che aveva come obiettivi non solo il gruppo di 375 studenti e studentesse delle scuole secondarie di primo e secondo grado, ma anche circa venti docenti degli stessi istituti. «Il primo anno ci siamo rivolti alle quinte superiori e alle terze medie […] In particolare abbiamo posto l'accento su quelli che sono gli stereotipi e i pregiudizi che stanno alla base della violenza di genere», dice Simona Piva, Diversity Officer e People Care in Findomestic.
Il rafforzamento delle competenze dei docenti nell’ambito dell’Educazione alla Cittadinanza Globale passa attraverso il nodo fondamentale della formazione. Ad avvio dell’anno scolastico 2022 è stato realizzato un corso online di formazione per docenti della scuola secondaria di primo e secondo grado della durata complessiva di venti ore. Il corso prevedeva un inquadramento generale sull’Agenda 2030 e sulla trasversalità e l’educazione di genere, fornendo non solo i dati sugli stereotipi di genere e come essi siano strutturalmente connessi alla nostra cultura, ma anche focalizzandosi su quanto essi abbiano un impatto sulla didattica, in maniera più o meno consapevole, e di conseguenza un focus sul ruolo centrale della scuola in queste dinamiche.
Sono anche stati affrontati diversi casi studio di progetti di Cooperazione Internazionale che WeWorld realizza in vari Paesi del mondo, su tematiche di empowerment femminile e promozione dei diritti delle donne, con un approfondimento sulle Convenzioni Internazionali.
L'obiettivo era fornire alla comunità educante strumenti e spunti pratici da utilizzare per valorizzare le differenze, promuovere la parità, stimolare l’empatia, potenziare le competenze relazionali, espressive ed emotive di ragazzi e ragazze, prevenire la violenza maschile contro le donne, sensibilizzare al rispetto reciproco e favorire il benessere individuale e la coesione nei gruppi classe.
In un secondo momento gli stessi temi sono stati affrontati anche con le classi, mettendo gli studenti al centro del processo di apprendimento, come suggeriscono le metodologie tipiche dell’Educazione alla Cittadinanza Globale. Infatti, nel corso dello stesso anno scolastico sono state organizzate due conferenze in presenza per le classi delle scuole secondarie di primo e secondo grado della città di Firenze, della durata di due ore ciascuna, con l’obiettivo di favorire uno sguardo critico rispetto alle ineguaglianze e alle violenze di genere, la delegittimazione del valore della donna e la mascolinità tossica, al fine di riconoscere il carattere strutturale delle discriminazioni e approfondirne l’aspetto intersezionale.
«Con le classi delle scuole medie abbiamo fatto dei giochi, per far affiorare gli stereotipi intrinseci nelle loro menti e poi smontarli, coinvolgendoli nel processo di decostruzione», dice Piva «mentre nei licei siamo andati più a fondo nei volti della violenza […] facendo una sorta di sondaggio: abbiamo chiesto ai ragazzi cosa ne pensassero di una ragazza che abbia avuto tanti partner in passato e, come possiamo immaginare, ne usciva fuori un’opinione negativa. Tutto l’opposto di quello che emergeva invece per i maschi, ovviamente».
«La cosa che mi ha colpito di più», continua Piva «è stato scoprire che alcune ragazze ritenevano una scenata di gelosia o uno schiaffo dimostrazioni di vero amore». Questi incontri hanno portato alla luce quanto certe etichette mettano radici nella nostra testa già dall’età in cui si instaurano i rapporti tra maschi e femmine, l’età dello sviluppo, come sappiamo l’età forse più delicata in assoluto. Per questo motivo è così importante intervenire nelle scuole secondarie, per intercettare sul nascere la formazione di certi stereotipi e cercare di limitarne i danni favorendo un dibattito aperto e costruttivo, basato sull’ascolto senza giudizio.
L’approccio ha suscitato così tanto successo che, nel 2024, Findomestic ha continuato gli interventi nelle scuole grazie al supporto di Fondazione Libellula, nell’ambito del programma «Le Chiavi della Città» promosso dal Comune di Firenze, per presentare un percorso formativo con l’obiettivo di contrastare gli stereotipi e i pregiudizi di genere e creare ambienti più equi nel mondo scolastico. In quest’ottica, Fondazione Libellula ha proposto il percorso Generazioni in Genere dedicato a studenti e studentesse delle scuole secondarie di primo e secondo grado e al relativo corpo docente, offrendo uno spazio di riflessione volto a promuovere sensibilità e attenzione alle tematiche di genere nel processo educativo e a favorire lo sviluppo – sia nelle nuove generazioni che nel corpo docente – di comportamenti e modelli liberi da discriminazioni e stereotipi.
Generazioni in Genere offriva sei ore di formazione a distanza suddivise in tre incontri da due ore l’uno, che hanno visto la partecipazione congiunta di tutto il corpo docente delle classi aderenti all’iniziativa. Inoltre, Findomestic e Fondazione Libellula hanno organizzato un incontro in plenaria l’8 marzo 2024, sempre insieme al comune di Firenze, sfruttando l’occasione per lavorare in presenza con ragazze e ragazzi.
«È stata un'esperienza molto, molto bella. Abbiamo invitato a partecipare due nostre colleghe vittime di violenza di genere perché raccontassero la propria esperienza e la parte migliore, secondo me, è stata vedere i ragazzi e le ragazze presenti totalmente ipnotizzatə, probabilmente perché, quando vai a raccontare quello che succede nella realtà, qualcosa si smuove più in profondità rispetto a quando si fanno esempi ipotetici», continua Simona Piva, che con grande commozione racconta anche che, dopo questi interventi, una ragazza dal pubblico è salita sul palco per raccontare la propria esperienza all’interno di una relazione tossica e violenta. Dopodiché, come lei, anche un’altra ragazza ha trovato il coraggio di raccontare la sua storia.
«Sono cose importanti», conclude. «Sono dei segnali concreti per le e i docenti, che dimostrano come parlare di certi temi in classe crei un ambiente sicuro in cui studenti e studentesse possono sentirsi liberə di parlare apertamente e, magari, portare alla luce delle situazioni limite sulle quali si può ancora intervenire».
Riferimento del testo nel sommario: Brief report n.20/2023, WeWorld, Parole di parità.