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Cultura, rete, responsabilità: come Barilla dice no alla violenza di genere

La violenza di genere è una delle più gravi violazioni dei diritti umani, eppure resta spesso invisibile, normalizzata, relegata alla sfera privata. Secondo l’ONU, una donna su tre nel mondo ha subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita. In Italia, i dati ISTAT parlano di un 24,7% di donne vittime di violenza fisica o sessuale. Il 75% della popolazione non ne riconosce le forme più subdole: psicologica, economica, digitale
A cura di Redazione
06 Nov 2025

La violenza di genere non è un fatto isolato, ma un fenomeno sistemico, che si nutre di disuguaglianze, stereotipi e silenzi. Nessun luogo ne è immune, nemmeno quello lavorativo. Nel 2017 un episodio di femminicidio, che ha coinvolto due colleghi in azienda, ha profondamente segnato la comunità di Barilla. Da quella ferita è nato Il Filo di Arianna, programma che raccoglie tutte le iniziative aziendali di prevenzione e contrasto alla violenza di genere. Oggi quell’impegno è parte integrante della Strategia Globale di Diversity & Inclusion e si è tradotto in un percorso strutturato, culturale e collettivo.

Ne parliamo con quattro protagonisti di questo percorso: Luisa Ercoli, Valeria Icardi, Monica Rossi e Isidoro Colluto di Barilla Group.

Luisa Ercoli, Group D&I Strategy and Initiatives Manager
Luisa, perché è fondamentale che le aziende assumano un ruolo attivo nel contrasto alla violenza di genere?
Perché la violenza di genere non è un problema privato, ma un fenomeno culturale che attraversa ogni contesto, compreso quello professionale. È l’espressione più estrema di una disuguaglianza che si manifesta anche nei linguaggi, nei comportamenti quotidiani, ruoli e nelle relazioni di potere. Un’azienda ha il dovere di agire come attore sociale: costruire consapevolezza, offrire ascolto, creare le condizioni per il rispetto. L’episodio del 2017 ci ha colti totalmente impreparati. Abbiamo capito che nessuna organizzazione è immune e che servono competenze, strumenti e alleanze per affrontare il tema in modo efficace. Abbiamo imparato che nominare la violenza è il primo passo: parlarne apertamente, formarsi, costruire una cultura che non la tolleri in nessuna forma. Contrastarla significa agire sulle radici: stereotipi, ruoli di genere, asimmetrie di potere. Significa farlo ogni giorno, dentro e fuori dall’azienda.

Valeria Icardi, Membro del Global D&I Board e Customer Team Director
Valeria, quali sono le iniziative concrete che avete messo in campo e quanto conta la collaborazione tra aziende?
Il nostro impegno è stato da subito un percorso collettivo. Con Il Filo di Arianna abbiamo attivato un Osservatorio di Ascolto che ha coinvolto oltre 80 persone tra uffici e stabilimenti, valorizzato il ruolo degli e delle assistenti sociali aziendali e diffuso informazioni sulle risorse territoriali. Abbiamo integrato le nostre polizze assicurative con un supporto psicologico, formato Ambassador contro la violenza insieme a Fondazione Libellula e D.i.Re Donne in Rete Contro la Violenza, promosso corsi sui bias di genere, sulle micro-aggressioni e sulle molestie. Abbiamo lavorato per rendere strutturali i principi di equità e rispetto: nel 2020 abbiamo raggiunto la parità retributiva a parità di mansioni e nel 2024 introdotto la Global Parental Leave Policy, che garantisce 12 settimane retribuite al 100% a tutti i genitori, indipendentemente da genere, stato civile o orientamento sessuale. Nel 2023 abbiamo partecipato, insieme a Valore D e alla fondazione Una Nessuna Centomila, alla stesura del documento Dal Silenzio all’Azione, un invito alle aziende a implementare politiche concrete contro la violenza di genere e domestica e l’obiettivo di mettere a fattor comune oltre 60 buone pratiche di prevenzione e contrasto. Fare rete è quindi fondamentale: le aziende devono fare sistema, amplificare l’impatto delle iniziative, promuovere connessioni con enti territoriali e diventare luoghi di protezione e cambiamento culturale. Per lavorare sulla dimensione culturale in azienda, fondamentale è stato il ruolo dei nostri ERG (Employee Resource Groups), gruppi di colleghi e colleghe che agiscono come catalizzatori di cambiamento, dialogo e sensibilizzazione.

Monica Rossi, Co-leader dell’ERG Balance e IT Director Regions Italy and Western Europe
Monica, parlando del ruolo degli ERG, come si costruisce una cultura aziendale che previene la violenza di genere?
Con continuità, ascolto e coinvolgimento. Il cambiamento culturale non si impone dall’alto: si costruisce giorno dopo giorno, attraverso politiche coerenti, formazione, dialogo e azioni concrete. Il nostro ERG Balance, dedicato alle tematiche di genere, è stato determinante per portare il tema dentro la quotidianità dell’azienda. È composto da dipendenti volontari/e che si occupano di sensibilizzare le nostre persone su temi legati alla parità e alla prevenzione della violenza. Abbiamo organizzato incontri in presenza e virtuali, molto partecipati da uomini e donne, per diffondere consapevolezza sulle varie forme di violenza: fisica, economica, digitale, ma anche quelle più subdole come il linguaggio e le micro-aggressioni. Abbiamo affrontato il tema della violenza online, grazie alla collaborazione con esperte/i, che ci hanno aiutato a riflettere su rispetto, consenso e prevenzione. Ma non ci siamo fermati alla sensibilizzazione. Abbiamo installato una panchina rossa in memoria di Arianna, donato fondi a D.i.Re e soprattutto creato spazi di ascolto e confronto. La cultura aziendale è il terreno su cui si semina il rispetto. E ogni gesto, ogni parola, ogni scelta può contribuire a costruire un ambiente più sicuro e inclusivo.

Isidoro Colluto, Customer Team Director
Isidoro, come possono gli uomini essere parte attiva nel contrasto alla violenza di genere
Essere parte della soluzione significa prima di tutto riconoscere che la violenza di genere non è un problema delle donne, ma una questione che riguarda tutte le persone. Gli uomini hanno un ruolo cruciale: non solo come alleati, ma come protagonisti di un cambiamento culturale che passa dalla consapevolezza, dall’ascolto e dalla responsabilità. In Barilla abbiamo promosso il confronto e il coinvolgimento maschile in ogni iniziativa, per parlare apertamente di stereotipi, privilegi, modelli educativi e leadership. Una riflessione profonda su linguaggio, comportamenti, silenzi e relazioni quotidiane e su come possano contribuire, anche inconsapevolmente, a perpetuare dinamiche di potere e discriminazione. Abbiamo lavorato sull’educazione emotiva e di genere, anche attraverso la diffusione di libri e testimonianze che parlano agli uomini di domani. Il nostro obiettivo è costruire una cultura del rispetto che non sia solo reattiva, ma preventiva. Dove gli uomini non siano spettatori, ma agenti di cambiamento. Perché ogni volta che scegliamo di non voltarci dall’altra parte, contribuiamo a rompere il silenzio e a costruire un contesto in cui la sicurezza e la dignità siano diritti condivisi. Nel 2023, a seguito del femminicidio di Giulia Cecchettin, un gruppo di nostri colleghi uomini ha organizzato una marcia silenziosa verso la nostra panchina rossa. Portavano tutti un cartello con scritto: «Mi riguarda».

Queste le parole con cui questi uomini hanno chiamato a raccolta i colleghi: «Dinanzi alla strage delle donne il nostro compito è parlare, capire, uscire dall’ombra e dall’omertà. Dobbiamo tenere aperta la questione, sondarne gli abissi, illuminare la natura della violenza di genere, prendere parola. Se interrompiamo il silenzio, se illuminiamo la scena della mitologia dell’onnipotenza maschile, forse possiamo imparare ad essere più consapevoli dei nostri limiti e dei nostri doveri, oltre che dei nostri diritti e orizzonti infiniti. Rompere il silenzio dei maschi è l’unico modo che i maschi hanno di mettersi in gioco, di guardarsi dall’esterno, di imparare la ricchezza della relazione piuttosto che la miseria della prevaricazione. Rompere il muro del sessismo e delle prevaricazioni: questa è la sfida, educativa, individuale e collettiva. La violenza contro le donne chiama in causa l’ordine sociale, il linguaggio, tutto, ognuno di noi».

Il percorso di Barilla dimostra che contrastare la violenza di genere non significa solo reagire agli episodi, ma agire sulle cause culturali e strutturali che la generano. «La violenza si alimenta dove c’è disuguaglianza e silenzio», conclude infatti Luisa Ercoli.

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