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Oltre i corpi di Elizabeth

A cura di Igor Šuran
25 Set 2025

«La regina Elisabetta I d’Inghilterra porta parrucca, corpetto e gorgiera. Ma è meglio non farsi ingannare: lo spettacolo non ha nulla del polveroso dramma storico in costume. Elizabeth argomenta le sue scelte – su tutte, quelle di non sposarsi e di non avere figli – con il piglio e la consapevolezza di una donna di oggi».
Spettacolo teatrale di Elio De Capitani e Cristina Crippa basato su Swive [Elizabeth] di Ella Hickson

Il corpo di Elisabetta I non è mai stato soltanto un corpo, bensì un insieme fragile e potente, terreno di paure e strumento di propaganda, immagine privata e simbolo pubblico. Nella sua persona convivevano due dimensioni: quella naturale, che la legava alla mortalità e al genere femminile, e quella politica, che la trasformava nell’incarnazione dello Stato inglese. Carne e potere si intrecciavano fino a rendere indistinguibile dove finisse la donna e dove iniziasse la regina. Questo doppio registro, appartenente alla teoria medievale dei due corpi del sovrano, era diventato la chiave con cui Elisabetta ha costruito la propria immagine e consolidato il potere in un mondo dominato dagli uomini.

La teoria distingueva tra un corpo naturale e uno politico. Il primo era mortale, soggetto a malattia e tempo; il secondo simbolico e destinato a garantire la continuità della corona. Elisabetta ha fatto di questa distinzione un’arma. Essere donna e non sposata avrebbe potuto limitarla, ma lei è riuscita a trasformare la sua situazione in forza. Dichiarava di avere il corpo debole di una donna, ma il cuore di un re, collocandosi così in una dimensione che superava i confini del genere. In lei convivevano fragilità e autorità e proprio in questo equilibrio trovava legittimazione il suo potere.

Questa tensione tra natura e rappresentazione ricorda riflessioni oggi vicine al pensiero queer e al mondo LGBTQ+. Il corpo naturale corrisponde al dato biologico, ma non basta a definire una persona: è la società a costruire ruoli e significati, spesso in contrasto con l’esperienza individuale. Elisabetta ha mostrato come fosse possibile governare in uno spazio identitario che non si lasciava rinchiudere in definizioni rigide. La sua immagine era frutto di una performance continua. Nei ritratti appariva sempre giovane e intatta, come se il tempo non avesse potere su di lei. Gli abiti e i rituali regali rafforzavano l’idea di un corpo politico superiore, eterno, che trascendeva quello naturale. La sua vita pubblica era una messa in scena costante, dove l’identità si costruiva attraverso gesti e simboli.

Questo la rende anche vicina a esperienze di alcune o molte persone LGBTQ+, che hanno fatto del corpo e della sua visibilità un terreno di lotta ed espressione. La fluidità con cui Elisabetta univa tratti maschili e femminili anticipa riflessioni di oggi sull’identità come realtà plurale e non rigida e univoca. Il suo corpo individuale, inoltre, non apparteneva solo a lei: era il corpo della nazione, incarnava il destino collettivo dell’Inghilterra. Anche qui potrebbe essere notato un parallelismo con i movimenti LGBTQ+, nei quali i corpi presenti nelle piazze o durante i Pride non rappresentano solo i singoli ma l’intera comunità. In entrambi i casi il corpo diventa strumento politico, simbolo di resistenza e trasformazione.

La figura di Elisabetta I mostra quindi come l’identità possa essere multipla, costruita e performata. Donna biologicamente, ma re nel cuore e nel ruolo, fragile e potente insieme, con una regalità che non si lasciava ridurre a un modello unico. Il concetto dei due corpi, applicato alla sua esperienza, diventa così una chiave per leggere non soltanto la storia del potere monarchico, ma anche il modo in cui il corpo, ancora oggi, resta campo di tensione tra natura e cultura, tra individuo e collettività, tra intimità personale e dimensione politica. Le battaglie e le riflessioni del mondo LGBTQ+ aiutano a capire quanto la lezione di Elisabetta fosse in anticipo sui tempi: il corpo non è mai solo un fatto biologico, ma è sempre qualcosa che parla, che rappresenta e che può cambiare la storia.

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