Corpicurasostenibilità

La ricetta del benessere ce l'abbiamo già, è la dieta mediterranea

Studiata fin dagli anni Cinquanta, è oggi riconosciuta come patrimonio culturale e strumento di prevenzione. Ma la dieta mediterranea non è solo un regime alimentare, è uno stile di vita sano, sostenibile e accessibile anche alle persone meno abbienti
A cura di Antonella Patete
25 Set 2025

Fare la spesa non è mai un atto neutro. A lungo andare la scelta tra gli scaffali del supermercato può avere effetti sulla nostra salute. Di cibo, benessere e abitudini alimentari negli ultimi anni si è parlato fin troppo, col rischio di creare un rumore di fondo che rende difficile distinguere i principi di una corretta alimentazione dalle mode del momento. Certo è che la ricerca scientifica ha ormai chiarito il legame tra modelli alimentari e patologie. «Le principali malattie croniche associate all’alimentazione sono quelle cardio-vascolari, neurodegenerative e muscolo-scheletriche, oltre al diabete di tipo 2, alcuni tipi di tumore e l’obesità, che rappresenta la causa di quasi tutte le patologie elencate», conferma la professoressa Stefania Maggi, presidente della Fondazione Dieta Mediterranea e dirigente di
ricerca CNR dell’Istituto di Neuroscienze, sezione di Padova-Invecchiamento. «Ipertensione, infarto, ictus possono essere causati, o peggiorati, dal consumo di cibi ultraprocessati, ricchi di grassi saturi, zuccheri e sodio. In particolare, il diabete di tipo 2, fortemente associato all’obesità, riconosce come fattori di rischio l’eccessiva assunzione di zuccheri semplici, grassi saturi e carboidrati raffinati, oltre al consumo di bevande zuccherate e cibi processati. Mentre i tumori legati all’alimentazione – quali il cancro al colon-retto, allo stomaco, al fegato e al pancreas – sono spesso associati all’eccessivo consumo di carni rosse, soprattutto processate, all’elevato consumo di alcol e al basso consumo di fibre e antiossidanti».

La risposta mediterranea
Eppure la soluzione esiste da millenni, custodita nelle tradizioni alimentari del Sud Europa e dell’area mediorientale. La dieta mediterranea non rappresenta l’ennesimo programma per perdere peso: è un modello alimentare che Margaret e Ancel Keys descrissero già negli anni Cinquanta, osservando le abitudini dei popoli mediterranei e la loro straordinaria longevità. Un mosaico di sapori che nel 2010 l’Unesco ha riconosciuto come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità e a cui l’Istituto Superiore di Sanità ha recentemente dedicato delle Linee guida, sostenute da oltre venti società scientifiche italiane. «La dieta mediterranea non si limita a un regime alimentare, ma rappresenta un vero stile di vita salutare e sostenibile», sottolinea Maggi. «Si contraddistingue per l’alto consumo di alimenti di origine vegetale: verdure, frutta fresca, legumi, cereali integrali, frutta a guscio e olio d’oliva come fonte principale di grassi monoinsaturi. Inoltre le Linee guida enfatizzano l’importanza di un consumo moderato di pesce, frutti di mare, uova, carni bianche, latte e derivati, limitando
carne rossa e dolci».

Cervello, ossa e muscoli: i benefici nascosti
Secondo le Linee guida, il modello mediterraneo riduce l’incidenza delle patologie cardiache migliorando i parametri lipidici, diminuisce il rischio di tumori al colon-retto, mammella, fegato, stomaco e polmone grazie a fibre, antiossidanti e grassi sani e favorisce il controllo glicemico e il mantenimento del peso forma. Ma la dieta mediterranea dimostra la sua efficacia anche in ambiti meno scontati: riduce l’incidenza di Alzheimer, Parkinson e depressione grazie all’apporto di acidi grassi polinsaturi e vitamine. Inoltre protegge da osteoporosi e sarcopenia nelle persone anziane, migliora i sintomi dell’artrosi e riduce i rischi di diabete gestazionale e parto pretermine.

Per uno stile di vita sostenibile
La dieta mediterranea, inoltre, contribuisce alla creazione di uno stile di vita sostenibile, in grado di offrire una risposta ambientale ed economica ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità. «Include abitudini alimentari consapevoli, come la scelta di prodotti alimentari a chilometro zero e stagionali, attività fisica regolare, adeguato riposo, convivialità e socialità», puntualizza la presidente della Fondazione. Il privilegio accordato a cereali integrali, legumi, frutta e verdura, la cui coltura richiede meno risorse naturali e genera minori emissioni di gas serra, produce infatti un basso impatto ambientale rispetto a prodotti di origine animale. «Inoltre», aggiunge Maggi, «rappresenta un modello alimentare equilibrato che, se ben pianificato, può risultare economico e dunque accessibile anche alle fasce della popolazione meno abbienti. Infine, promuove valori come ospitalità, vicinato, dialogo interculturale e rispetto della diversità, incarnando il concetto di vivere mediterraneo».

L’invecchiamento attivo inizia a tavola
L’alimentazione, poi, gioca un ruolo fondamentale nel processo di invecchiamento. «Una dieta equilibrata e antinfiammatoria, come quella mediterranea, non solo può rallentare i segni dell’invecchiamento biologico, ma anche migliorare la qualità della vita nelle persone anziane», chiarisce la presidente. Con l’avanzare dell’età si perde massa muscolare, forza e densità ossea. Per rallentare questi processi, è fondamentale garantire un apporto adeguato di proteine di buona qualità, calcio e vitamina D. L’alimentazione, poi, incide anche sulle difese immunitarie: una dieta equilibrata contribuisce a rafforzare il sistema immunitario, offrendo una protezione in più contro le infezioni virali e batteriche. «Un’alimentazione equilibrata non è solo una questione di benessere fisico, ma uno strumento essenziale per un invecchiamento sano e attivo», prosegue. Su questo fronte lavora l’associazione HappyAgeing, che in Italia riunisce società scientifiche, sindacati e federazioni degli anziani. «Le scelte alimentari non sono solo la responsabilità individuale», conclude Maggi, «ma richiedono azioni collettive e condivise tra individui, istituzioni, aziende e società nel suo complesso».

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