Corpigenerazionifemminile

Corpi elettrici, corpi politici

Nel suo libro Il corpo elettrico, Jennifer Guerra riflette sulla politicizzazione del corpo e sulla necessità di partire dall'esperienza incarnata per comprendere le dinamiche di potere che attraversano la società. In questa conversazione, ci parla di desiderio e femminismo, della crisi che attraversa oggi i movimenti femministi e del loro rapporto con le nuove generazioni. Un dialogo che riporta il corpo al centro della riflessione politica e collettiva
A cura di Elisa Belotti
25 Set 2025

Al centro del tuo libro, anche a partire dal titolo, c’è il corpo, inteso come dimensione sia privata che pubblica. Perché questa scelta? E che ruolo gioca l’autocoscienza e la politicizzazione del corpo in tutto ciò?
Quando ho iniziato a scrivere il libro mi ero appena trasferita a Milano e avevo finito di fare la pendolare dalla mia città natale. Ripensandoci ora è un’esperienza che mi ha molto segnata: venendo dalla provincia e da un contesto tutto sommato sicuro e tranquillo, non mi ero mai resa conto di quanto fosse impattante portare in giro il proprio corpo di ragazza in pubblico, per di più in situazioni abbastanza rischiose come quelle di fronte a cui ti mette fare la pendolare. È stata la prima volta in cui mi sono resa conto che il mio corpo aveva un valore politico, che doveva continuamente confrontarsi con la dimensione pubblica. Il libro è nato come l’intreccio tra le riflessioni nate da questa esperienza e quelle che cominciavo a fare come giornalista. Occupandomi di questioni di genere, nel 99% dei miei articoli finivo per parlare di come la politica cercasse di influenzare il modo in cui i corpi possono essere usati dalle donne e da altri gruppi marginalizzati.

A partire dal corpo e alle tematiche a esso legate (mestruazioni, infanzia, morte, etc.), passi poi a parlare della società. Spiegaci perché finalmente vediamo che questi sono temi che riguardano la società intera e non solo una fetta della popolazione (per quanto ampia) nel suo privato.
Simone de Beauvoir ne Il secondo sesso dice che l’uomo si pensa in una relazione immediata col mondo. Non si fa domande sul proprio corpo e in un certo senso è abituato a non averci a che fare. C’è e basta. Questo “lusso” non ce l’hanno invece le donne e altri corpi che non sono quello maschile, bianco, “normale”, che invece devono negoziare continuamente la propria esistenza, sia per ragioni biologiche che per ragioni culturali.
Io credo che in realtà questa relazione immediata sia frutto di un’illusione anche per gli uomini ma, poiché il maschile è considerato la norma, loro non pensano al proprio corpo come a un corpo politicizzato. Invece lo è, perché anche attraverso il filtro del privilegio gli uomini assorbono dettami e ingiunzioni su cosa può o non può il loro corpo. È molto difficile scardinare questa convinzione, perché già a partire dalla prima infanzia si trasmette l’idea che i maschi si debbano esprimere nella loro naturalezza, mentre le femmine devono sempre stare attente a quello che fanno o a come si comportano.

Il sottotitolo del volume è Il desiderio nel femminismo che verrà. Che relazione c'è secondo te tra desiderio e femminismo?
È una relazione necessaria, di coimplicazione. Se non fossimo mosse dal desiderio di cambiare qualcosa nella nostra vita, che sia nel nostro privato che nell’intera società, non saremmo femministe. Oggi la parola “femminismo” è molto mistificata e viene usata come un’etichetta che si può appiccicare a piacimento a cose, persone, opere. Questo atteggiamento elimina la componente del desiderio dal femminismo, trasformandolo in un valore morale. Io non credo che “dovremmo essere tutti femministi”, ma deve essere femminista chi è mossa o mosso dal desiderio di esserlo.

I movimenti femministi nel corso delle varie ondate hanno subito trasformazioni e modifiche. Qual è lo stato del femminismo oggi? Da quali fenomeni è attraversato? E come le generazioni più giovani si stanno relazionando con questa pratica?
Il libro è stato pubblicato cinque anni fa, e ho cominciato a scriverlo quasi due anni prima. Le cose sono profondamente cambiate da allora, tanto che oggi quando rileggo Il corpo elettrico spesso faccio fatica a ritenerlo ancora rilevante. Purtroppo io vedo una crisi profonda dei movimenti femministi, fagocitati da un lato da un clima politico sempre più repressivo, dall’altro da problemi interni come la mercificazione delle sue istanze e profonde divisioni ideologiche. Di conseguenza assistiamo anche a un allontanamento delle nuove generazioni nei confronti del femminismo, che è un fenomeno che guardano con scetticismo e diffidenza, forse anche perché quella che conoscono ne è la versione più commerciale e superficiale, quindi meno autentica. Nella storia del femminismo ci sono sempre stati momenti di crisi come questo, e in un modo o nell’altro sono sempre stati superati. Mi auguro che accada anche ora.

Leggi questo numero
Registrazione Tribunale di Bergamo n° 04 del 09 Aprile 2018, sede legale via XXIV maggio 8, 24128 BG, P.IVA 03930140169. Impaginazione e stampa a cura di Sestante Editore Srl. Copyright: tutto il materiale sottoscritto dalla redazione e dai nostri collaboratori è disponibile sotto la licenza Creative Commons Attribuzione/Non commerciale/Condividi allo stesso modo 3.0/. Può essere riprodotto a patto di citare DIVERCITY magazine, di condividerlo con la stessa licenza e di non usarlo per fini commerciali.
magnifiercrosschevron-down