UN’ESPERIENZA DI COME AFFRONTARE DISLESSIA E MONDO DEL LAVORO

L’impegno dell’AID delle istituzioni e delle aziende per la creazione di opportunità lavorative e valorizzazione dei dislessici adulti

di Elio Benvenuti

Sono nato trentanove anni fa a Torino e sono un dislessico adulto: questa può sembrare una dichiarazione drammatica, ma in realtà è il punto di partenza per molti degli obiettivi che ho raggiunto in questi anni.

Nell’ambito dei Dsa (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) ho tutte le forme del disturbo dell’apprendimento e la mia prima diagnosi risale a quando avevo 12 anni: un’età in cui è tardi per sviluppare processi di supporto tempestivi. Questo la dice lunga su quanto, nel nostro paese, abbiamo sviluppato un’attenzione tardiva sull’argomento: nella mia fase evolutiva non esisteva neppure un quadro normativo – infatti la Legge 170, quella che riconosce i diritti dei dislessici in ambito scolastico, è del 2010.

All’Università di Torino risulto essere il primo dislessico ufficiale con diritto di supporto, ma a quel risultato ci sono arrivato grazie ad alcune situazioni fortunate: avevo frequentato l’ITIS Maxwell di Nichelino che, in modo illuminato, in assenza di regole precise, mi aveva messo a disposizione un computer e un tutor. Se pensate agli ingombranti pc del 1997, potete anche immaginare come il tema fosse confuso. Oggi c’è una maggiore discrezione e le persone con DSA possono sincronizzarsi con gli altri. Microsoft, ad esempio, fa corsi gratuiti collettivi, in cui insegna a usare strumenti compensativi: audiolettura, carattere adatto, come rendere più accessibile una slide. Conoscenze che servono a tutti, non solo agli individui con disturbi specifici dell’apprendimento.

Tornando all’Università, l’assenza di sportelli appositi mi aiutano a capire l’importanza di stabilire una relazione attiva con i docenti, informandoli della mia caratteristica: propongo esempi concreti, porto l’attenzione sul non volere sconti o aiuto per sottrazione; al contrario, chiedo di suddividere l’esame in più parti, eliminando lo scritto e approfondendo l’orale. Sono riuscito a laurearmi con soddisfazione. Mi è stato chiaro fin da subito l’importanza di trovare strumenti adeguati, anche fantasiosi, trovai ispirazione in chi era già strutturato, l’Associazione italiana ciechi che, ben prima della digitalizzazione, faceva ampio uso di audiolibri. Oggi l’utilizzo di contributi audio è consolidato per i dislessici.

La sfida più interessante nasce in ambito lavorativo poiché, rispetto agli studi, non ci sono protezioni, ma necessità. Ricordo la frustrazione ai colloqui in cui mi trovavo in difficoltà.

Alleanza Assicurazione Spa del Gruppo Generali mi ha dato la possibilità di raccontare la mia situazione: è l’azienda con la giusta sensibilità, che vede utilità, non difficoltà, nella mia esperienza. Solamente dieci anni fa la gestione cartacea della polizza mi avrebbe messo a disagio: oggi al lavoro tutti abbiamo un tablet, posso finalmente pensare solo al cliente e essere proficuo per l’azienda grazie a uno strumento che usano tutti.

L’esperienza sul lavoro mi ha avvicinato all’Associazione Italiana Dislessia (AID) che aveva all’attivo progetti come DSA Progress for work, realizzato per supportare le aziende nella selezione e nella creazione di un ambiente dislexya friendly. Ho preso a modello i paesi anglosassoni, cercando competenze alternative: un dislessico deve sempre trovare soluzioni inusuali a problemi usuali e, quando non le trova può chiedere aiuto. Questo è il nodo virtuoso: chiedere aiuto permette di individuare le persone maggiormente abili per svolgere un determinato compito e questo diventa un tesoro per le aziende, è una dote importante in ambito manageriale, perché seleziona i migliori collaboratori.

Oggi faccio parte del comitato di lavoro che aiuta aziende come Intesa San Paolo, Micron Technology, TIM, IBM, Orienta, Axia, Autostrade per l’Italia, a trovare soluzioni inclusive per persone con DSA utili a tutti. Questa attività di sensibilizzazione ha trovato spazio anche in ambito sindacale, come con FISAC di CGIL: è grazie a questo supporto che abbiamo incontrato realtà come Intesa.

Questi progetti privati non erano, tuttavia, sufficienti per migliorare la condizione lavorativa di tutte le persone con DSA: con la vicepresidente AID dott.ssa Antonella Trentin abbiamo lavorato con le istituzioni e, grazie alla vicepresidente del Senato, Senatrice Anna Rossomando, la legge 170 ha trovato completezza con il Decreto Sostegni Ter. Oggi un milione e 200 mila persone con DSA possono godere dei pieni diritti nello svolgimento del proprio lavoro.

In ambito europeo, grazie all’ex europarlamentare Daniele Viotti e al compianto David Sassoli, abbiamo portato all’attenzione il progetto fatto con EDA (European Dislexya Association) che ha sviluppato la progettualità italiana sulla analisi della situazione dislessia in cinque Paesi dell’Unione, azione dirimente data la diversità di approcci nei diversi paesi.

Far parte della prima generazione di dislessici consapevoli è stato un incentivo a partecipare al percorso di conquista dei diritti civili, partendo da una mia caratteristica personale.


Elio Benvenuti

1983, laureato in scienze politiche presso l’Università degli Studi di Torino. Membro del comitato lavoro

dell’associazione italiana dislessia. Consulente assicurativo presso Alleanza Assicurazioni gruppo Generali

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Author: administer