UNA “DIVERSA” PROSPETTIVA

Esperienze di neuro-inclusione

a cura di Auticon

Rendere consapevole il mondo del lavoro, le aziende, i manager, i team di lavoro, di quanto la condizione autistica possa rappresentare un vantaggio competitivo economico e sociale.

È questa la mission di Auticon, fornitore internazionale di servizi tecnologici e di analisi dati, la prima azienda in Europa ad impiegare esclusivamente persone nello spettro dell’autismo come consulenti informatici.

Gli adulti autistici hanno spesso straordinarie capacità cognitive e tecniche, eppure molti trovano difficile assicurarsi o mantenere un impiego regolare.

Creando ambienti di lavoro positivi e offrendo un supporto continuo altamente individualizzato ai propri dipendenti autistici, Auticon fornisce ai propri clienti un canale per attingere agli straordinari talenti delle persone autistiche.

Cosa significa per un’azienda fare inclusione lavorativa di persone neurodivergenti? Abbiamo raccolto alcune testimonianze di clienti e di consulenti autistici.

Chiara, 30 anni, consulente Auticon, da quasi due anni si occupa di testing dei sistemi informativi presso Banca Mediolanum. Per lei, come per la maggior parte dei suoi colleghi, il lavoro in Auticon è stata la prima vera opportunità di mettere a frutto le proprie conoscenze: “Sin dall’inizio dell’attività, ho avuto modo di raggiungere un buon livello di autonomia e grazie alla pratica fatta, alla collaborazione con il team di Auticon e del cliente, mi sento sempre più capace, affronto il lavoro con sicurezza e al momento della presentazione al cliente sono pronta al confronto e a mettermi in discussione, curiosa di scoprire delle capacità che non pensavo di avere”.

Reciproca la soddisfazione del cliente: “È stata un’esperienza altamente formativa che mi ha stupito in positivo – racconta Claudio Amato di Banca Mediolanum, PM del progetto – il rapporto con Chiara mi ha insegnato moltissimo”.

Innanzitutto, ho imparato ad essere più paziente, ad attendere con fiducia le risposte della mia interlocutrice senza lasciarmi prendere dal pregiudizio che non potesse confermare le mie aspettative.I ragazzi neurodivergenti hanno bisogno di essere accolti per far emergere argomentazioni creative. Riescono a sviluppare un tipo di pensiero non tradizionale, che aiuta chi è abituato a osservare la realtà secondo standard consolidati, a guardare il mondo da punti di vista alternativi.”.

Un’altra testimone di Banca Mediolanum è Sandra Recchia che attualmente gestisce il team in cui collabora Chiara: “Sulla base dell’esperienza maturata durante gli incontri settimanali del team di lavoro, posso dire che Chiara è uno stimolo per approfondire argomenti che di solito diamo per scontato. Il confronto con lei mi arricchisce e mi diverte; stimola ad essere più precisa e chiara nello sviluppare un concetto e nel non accontentarmi di mezze risposte o mezze verità. Abbiamo imparato che Chiara ha una memoria superiore alla nostra ed è stata sempre umile e rispettosa nel segnalare eventuali imprecisioni sul lavoro svolto da altri colleghi di test. Un aneddoto divertente riguarda il giorno in cui sono arrivata in ritardo in ufficio e ho esclamato: “Buongiorno ragazzi, scusate il ritardo ma è una giornata difficile, sono sotto un treno”. In modo molto diretto Chiara mi ha chiesto che cosa intendessi dire con l’espressione “sotto un treno” perché lei ha interpretato la mia frase in modo letterale e non metaforico”.

“La collaborazione con persone con diversità è un progetto che si inserisce all’interno di una cultura di pluriennale collaborazione con gli enti territoriali con i quali sono state create diverse progettualità e culminate con la formazione di due persone nell’area delle risorse umane come “disability manager” – ci racconta Antonio Gusmini, Direttore Risorse Umane di Banca Mediolanum – Oggi possiamo dire di credere fortemente nel valore di questa esperienza umana e formativa: momenti inclusivi contribuiscono la nostra community”.

Un caso analogo è quello di Flora, 33 anni, un PhD in medicina sperimentale e traslazionale, impiegata presso Auticon come sviluppatrice Python. “L’approcciarmi ad Auticon ha significato per me un cambiamento totale nell’ambito lavorativo. In questo passaggio sono stata aiutata sia dall’azienda che mi ha permesso di sviluppare le competenze tecniche e personali per affrontare questo nuovo lavoro, sia dal cliente, che si è mostrato comprensivo e pronto a guidarmi in ogni passo del progetto.

Auticon mi ha permesso di diventare sempre più consapevole di me stessa e mi stimola ogni giorno a migliorarmi, sia dal punto di vista professionale, che umano”.

Aggiunge Andrea, 37 anni, laureato in fisica, già da più di tre anni impiegato presso Auticon dove si occupa soprattutto di attività legate allo sviluppo di sistemi di Business Intelligence e che attualmente sta aiutando Nexi Group nella migrazione della propria reportistica verso piattaforme target: “Auticon mi ha dato una prospettiva, quella lavorativa, in cui faticavo ad entrare. Grazie al loro supporto, sia dal punto di vista professionale che umano, ho messo in pratica quello che potevo e sapevo di poter fare, garantendomi così una prospettiva di vita e un futuro, il che non è prescindibile dal trovare un lavoro solido e stabile”. Anche in questo caso, il cliente conferma quanto l’inclusione porti valore economico e sociale: “Grazie all’esperienza iniziata con Auticon, con Andrea in particolare, abbiamo avuto l’occasione di apprezzare e considerare il valore di collaborazioni come queste. Ciò è testimoniato tanto da chi partecipa al team di progetto quanto dai risultati ottenuti, come confermano gli utenti che hanno la possibilità di utilizzare i prodotti realizzati”.

Molti penseranno: Auticon assume ingegneri, fisici, matematici con livelli cognitivi elevatissimi, facilmente inseribili.

Ma cosa fare con persone autistiche che non hanno queste competenze?

Risponde Alberto Balestrazzi, CEO di Auticon: “In realtà il successo di imprese come la nostra non dipende dall’avere a disposizione dei “geni”, ma dal guardare all’inserimento lavorativo in modo diverso: l’unica domanda che veramente conta è cosa possiamo fare noi come azienda, quale attività fra quelle che richiede un certo mercato, (nel caso nostro quello digitale), si adatta alle loro caratteristiche.

Occorre partire dalle capacità delle persone, qualunque esse siano, per costruire intorno a loro le condizioni che possono facilitarne l’espressione. L’obiettivo non è quello di trovare un’occupazione, ma quello di trovare la “giusta” occupazione, che darà ottimi risultati perché prodotti da persone felici di dimostrare a se stessi e agli altri che le proprie capacità vengono apprezzate e valorizzate”.


AUTICON

Società di consulenza informatica internazionale che impiega esclusivamente adult* nello spettro autistico come consulenti informatici

Spread inclusion all around the globe

Author: administer