PROGETTARE UFFICI INCLUSIVI PER LA NEURODIVERSITÀ (E NON SOLO)

a cura di Sodexo Italia

In questi ultimi decenni si sono intensificati l’interesse e gli studi scientifici rivolti all’influenza che l’ambiente di lavoro ha sulla produttività e il modo di lavorare dei dipendenti. Sempre più psicologi e scienziati cognitivi hanno dedicato la propria attenzione a questo tipo di approccio, tanto che le loro ricerche ci dicono non soltanto qualcosa di più su come progettare il workplace aziendale ma anche sul funzionamento del nostro cervello.

La professoressa Sapna Cheryan dell’Università di Washington ha studiato questi temi partendo da una intuizione scaturita dalla prima esperienza personale in ambito lavorativo dopo la laurea. Dovendo scegliere tra alcune aziende tecnologiche californiane dove svolgere uno stage, si era ritrovata in un “ufficio scantinato” pieno di gadget ed action figures che avrebbero fatto la felicità di un nerd nostalgico degli anni ’80. Lei è però scappata optando per un’azienda con un approccio semplice e ambienti più luminosi e invitanti.

Il nostro cervello non funziona infatti come una macchina da calcolo: se le prestazioni di un pc non sono influenzate dal luogo in cui lo usiamo, lo stesso non possiamo dire di noi essere umani. Lo spazio fisico in cui operiamo influenza sempre il nostro agire, basti pensare a quanto siamo inconsapevolmente “distratti” dall’ambiente.

Se questo vale in generale per tutti, è ancora più vero nel caso della neurodiversità, ovvero della condizione di quelle persone che rappresentano il 15/20% della popolazione e condividono uno sviluppo neurologico sotto alcuni aspetti differente dalla maggioranza, descritto da un punto di vista statistico come atipico. Al contrario, la maggior parte degli individui, circa l’80-85% della popolazione, vengono identificati col nome di persone neurotipiche, cioè percorrono uno sviluppo neurologico che, al netto delle differenze individuali, può essere considerato tipico.

La collocazione in uno spazio di lavoro più rispondente alle proprie caratteristiche porta a una migliore e più naturale espressione dei propri talenti e delle proprie potenzialità. Su queste basi, il Gruppo Sodexo è impegnato alla costruzione di workplace votati alla sicurezza e al benessere dei lavoratori. Sempre di più, infatti, le richieste che le aziende esprimono sono finalizzate a una completa revisione degli spazi per renderli più inclusivi, soprattutto dopo la pandemia che ha portato a un maggiore utilizzo dell’home working e accelerato nuove forme di lavoro ibrido, in smart working o in ufficio.

Ottenere un posto di lavoro volto al benessere, che stimoli la creatività e la produttività, richiede attenzione in due aspetti fondamentali: migliorare l’ambiente in cui si opera, attraverso scelte di design e riprogettazione degli edifici e la fruizione dello stesso, ad esempio con un’ottima offerta di ristorazione.

Sappiamo per esperienza che la qualità dell’aria, una buona esposizione alla luce naturale, una nutrizione bilanciata e di qualità sono elementi fondanti per migliorare la qualità di vita delle persone. Allo stesso tempo, per agevolare il lavoro di persone neurodiverse, vi sono anche altri aspetti da tenere in considerazione: un ambiente troppo rumoroso, tappezzerie molto colorate o la presenza di odori marcati possono risultare un fastidio alla maggioranza delle persone, ma per persone neuroatipiche risultano un grosso impedimento alla concentrazione e impediscono la piena produttività.

Ecco alcune soluzioni che possono permettere a una azienda di rendere il proprio posto di lavoro adatto alla neurodiversità: 

si parte dall’utilizzo di luce naturale o in alternativa di piccole lampade da tavolo che possono aiutare le persone fotosensibili, fino all’istituire “oasi di silenzio” che migliorano la concentrazione; oppure agevolare l’organizzazione del lavoro mettendo a disposizione lavagne, note e spazi di archiviazione supplementari che possano favorire la realizzazione dei compiti assegnati.

Grazie a soluzioni modulari e a scelte di arredo alternative, che incidono positivamente su tutti i dipendenti, non solo su chi è neurodiverso, è inoltre possibile avere sul posto di lavoro tavoli rialzabili per alternare la postura seduta/in piedi durante la giornata, aree libere per le riunioni, tavoli dedicati alla progettazione, stanze separate per concentrarsi, cabine per le telefonate e le videoconferenze, così che il lavoratore possa scegliere la soluzione più adatta al momento.

Alcune strategie possono essere supportate dal design e dalla logistica degli spazi stessi, come ad esempio il posizionare luoghi di lavoro in aree meno trafficate, l’utilizzo di appositi divisori per bloccare e ridurre il rumore e l’uso di elementi naturali per favorire un effetto relax.

Il workplace aziendale è dunque un elemento che incide in modo importante nella scelta del posto di lavoro e che impatta anche sul livello di engagement e retention degli stessi talenti, in particolare se parliamo di generazione Z. Da qui l’opportunità per molte realtà di offrire una scelta più ampia di ambienti così da permettere a tutti di sentirsi a proprio agio e trovare la propria modalità di lavoro all’interno dell’azienda, che consenta così di incidere sulle sue performance e sul suo benessere psico-fisico.

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Author: administer