NON FARE L’AUTISTICA, VIENI A BERE IL CAFFÈ CON NOI!

di Irene Sarpato

Non è che lo faccio, lo sono. L’autismo non è un accessorio che metti o togli a seconda dell’occasione. È una caratteristica intrinseca. Sono autistica anche quando voi vi rilassate facendo battute in pausa caffè. Per voi è un momento piacevole, per me è stressante: rumore, caldo, conversazioni parallele, odori di varie bevande liofilizzate che si mescolano, ironia e barzellette che non sempre capisco.

“E non puoi fare niente per curare questa malattia?”

L’autismo non è una malattia. Spesso leggo ancora “affett* da autismo”, “soffre di autismo” o addirittura “colpit* da autismo”. Sono termini sbagliati perché l’autismo non è una patologia, è una condizione del neurosviluppo che comporta peculiarità in ambito sensoriale, cognitivo, emotivo, nelle abilità sociali, nei comportamenti, nel linguaggio e nella comunicazione non verbale. È uno spettro che ha infinite sfumature: le persone autistiche sono tutte diverse, ognuna ha le proprie abilità e difficoltà. Alcune sono più marcate e altre molto meno visibili. Qualcuno ha bisogno di un supporto costante per tutta la vita, altre persone sono autonome e indipendenti.

“Ma infatti, io non l’avrei mai detto che tu sei autistica. Ne sei proprio sicura? Voglio dire… sei andata da un medico per la diagnosi?”

Sì, ne sono sicura. La diagnosi è stata fatta da una bravissima neuropsichiatra specializzata.

“No, te lo chiedo perché sembri così normale… non si vede proprio che sei autistica! Dev’essere l’Asperger, no? Non siete tutt* delle specie di geni in qualcosa? Tipo Rain Man o The Good Doctor insomma. Non siete tutt* forti coi numeri e la matematica?”

No, non siamo tutt* geni. E non siamo tutt* geni della matematica. Io non sono brava con i numeri per esempio. Alcune persone autistiche sono forti nel settore IT, altre in contabilità, alcune hanno talento per la musica, altre per le arti figurative, altre ancora per le parole, alcune sono bravissime a cucinare, altre sono portate per le professioni di cura.

“Per le professioni di cura?! Intendi tipo infermiere, psicologo o assistente sociale? Ma com’è possibile se le persone autistiche non provano empatia? Si sa che gli autistici sono un po’ freddi, asociali, disinteressati agli altri.”

Sì, intendo proprio le professioni in cui ci si prende cura di altri esseri umani. Le persone autistiche provano empatia e provano anche tutte le altre emozioni. Solo che le percepiscono e le esprimono in modo diverso. A volte facciamo fatica a capire cosa ci succede sul piano emotivo e a capire cosa succede agli altri. Io, per esempio, faccio ancora fatica a distinguere se una persona è preoccupata o arrabbiata. Quindi, siccome gli stati d’animo degli altri mi interessano e mi fa piacere aiutarli, cerco di scoprire come si sentono facendo domande aperte ed ascoltando con attenzione, senza giudicare. Le persone lo apprezzano e si confidano volentieri con me. Così io posso supportarle meglio nel risolvere i problemi. Si chiama empatia cognitiva: con un processo consapevole, possiamo immaginare i sentimenti e le emozioni delle altre persone e capire come le nostre azioni possono influenzarle. Fin da quando siamo piccol* ci esercitiamo a raccogliere e interpretare dati, come le espressioni del viso, le posture del corpo e altri segnali non verbali, per comprendere gli stati emotivi altrui e anche che effetto abbiamo noi sugli altri. Siamo tanto empatici che una delle cose che ci preoccupa di più è l’eventualità di ferire qualcuno con le nostre parole o i nostri comportamenti. Forse perché siamo così spesso feriti dalle parole e dai comportamenti delle persone neurotipiche…

“Beh però voi autistici e disabili un po’ ci marciate, dai! Vi servono mille cose per sentirvi a vostro agio in un posto, non potete pretendere che tutto il mondo cambi perché voi siete diversi! Ogni volta che non vi riesce qualcosa o non volete impegnarvi tirate fuori la carta disabilità per mettervi in malattia, lavorare da casa o farvi aiutare. È per questo che poi le aziende non assumono i disabili.”

Non vogliamo che tutto il mondo cambi, vogliamo che tutto il mondo ascolti! Ascolti da noi le nostre esperienze vissute e le nostre reali esigenze. A volte non è necessario trasformare radicalmente un luogo pubblico o un posto di lavoro per renderlo accessibile, a volte basta qualche accomodamento ragionevole, come il poter lavorare da remoto.

E comunque si tratta di un investimento, non di una spesa: ogni persona neurodivergente e disabile che entra in azienda porta prospettive ed esperienze uniche, abilità e punti di vista unici che sono preziosi per la produttività e il successo dell’azienda stessa e che arricchiscono chi ci lavora anche sul piano personale. Quello che le persone neurodivergenti e con disabilità siano sempre a casa in malattia è un pregiudizio bello e buono. I dipendenti autistici sono generalmente molto leali e ingaggiati e s’impegnano al meglio delle loro possibilità. Inserite una persona autistica nel vostro team e lasciatevi stupire da come cambia la conversazione, lasciatevi ispirare dalla trasparenza, dalla comunicazione diretta e onesta che ci caratterizza e toglietevi anche voi quella maschera.

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Author: administer