McDONALD’S E L’INCLUSIONE QUOTIDIANA DELLE NEURO-DIVERSITÀ

Le storie di Giacomo, Silvia e Francesco

di Francesca Lai

La neurodiversità è una ricchezza, mai un limite. Una sfida per chi la possiede, una possibilità per chi la incontra. Poche parole che riassumono l’approccio di McDonald’s rivolto a modi diversi di agire, pensare, guardare il mondo. L’inclusività si concretizza nelle storie di Giacomo Bosia, licenziatario di ventuno ristoranti McDonald’s nell’area nord est di Milano e nella provincia di Monza e Brianza, Silvia e Francesco, entrambi nello spettro della disabilità cognitiva, dipendenti dei ristoranti rispettivamente di Sesto San Giovanni – Sarca e di Segrate. Il destino ha fatto sì che i loro cammini si incrociassero.


La storia di Giacomo: la sintonia con McDonald’s e la creazione di posti di lavoro inclusivi.

Tutti possiamo fare la nostra parte, possiamo rendere il mondo migliore nel quotidiano. È questa la filosofia di Giacomo Bosia, un uomo pieno di energie.

Vivere un ristorante significa stare ogni giorno a stretto contatto con la gente, indipendentemente dal fatto che si tratti di dipendenti o clienti. Forse è per questo che Giacomo poco ha in comune con il classico “boss”. Lui è meglio definibile come un custode di storie che, intrecciate tra loro, animano ogni suo ristorante.

“La mia storia con McDonald’s è nata nel ’96, qui ho trovato una seconda famiglia che condivide i miei valori di uomo e professionista. – spiega Giacomo – Provengo da una famiglia numerosa ma molto unita, che è stata segnata da un dolore. La sofferenza mi ha dato la spinta a voler aiutare gli altri, con questo lavoro ho la possibilità di farlo da quasi trent’anni”. Per Giacomo il lavoro non si limita alle mura del ristorante, ma va oltre. Nel quartiere, nelle scuole, nelle associazioni. “Qualche anno fa abbiamo iniziato una collaborazione con AGDP (Associazione Genitori e Persone con Sindrome di Down) per l’inserimento di alcun* ragazz* nel team di diversi ristoranti”.

Giacomo Bosia

Il cerchio di partnership con realtà del terzo settore si è allargato col tempo. Tra queste, Giacomo ha incontrato “I ragazzi di Robin” di Segrate, che attraverso il volontariato, aiuta persone portatrici di disabilità o neurodiverse ad inserirsi nel mondo lavorativo. In occasione delle Giornate Insieme a te per l’ambiente, progetto che sensibilizza la comunità sul fenomeno dell’anti-littering, Giacomo ha conosciuto Francesco, protagonista di una delle prossime storie, e Antonio. “Ogni anno tutti i dipendenti vengono coinvolti in attività extralavorative: un modo per fare parte della realtà che ci circonda”. La curiosità e il coraggio di entrambi si sono rivelate armi utilissime. “Continuavano a farmi domande sul mio lavoro, così ho pensato: perché non dare loro una possibilità? Ora sono entrambi assunti”.

“È un percorso che regala tante soddisfazioni – racconta – Con il passare dei mesi si è creato un legame fortissimo tra Francesco e Antonio e tutti i colleghi”. Non solo, si è intensificato il rapporto tra il ristorante, l’associazione e le famiglie dei ragazzi. Giacomo si emoziona nel ricordare il giorno in cui Francesco e Antonio hanno firmato il contratto: “Abbiamo organizzato un incontro con i ragazzi, le loro famiglie e i responsabili di I Ragazzi di Robin”. Non dimenticherà mai le parole di uno dei genitori presenti: “All’ufficio di collocamento dicevano che mio figlio non avrebbe avuto alcuna possibilità. Per questo voglio ringraziarvi, siete riusciti a fare ciò che io non sono riuscito. Non avete avuto nei confronti di mio figlio i pregiudizi che io nutrivo per la società”. Tutti possono avere una possibilità, se si è capaci di creare un contesto inclusivo in grado di mettere a frutto la cooperazione tra privati e associazioni. Le storie di Silvia e Francesco lo dimostrano.


La storia di Silvia: l’autonomia conquistata, le amicizie e l’amore per la cucina

Per Silvia cucinare è sempre stata la passione più grande. È per questo che ha deciso di frequentare una scuola che le permettesse di entrare nel campo della ristorazione. Alla fine, è riuscita a realizzare il suo sogno: oggi lavora in McDonald’s da quasi otto anni ed è felice.

Dal primo giorno di lavoro è passato tanto tempo. Silvia ha fatto tanti progressi nella professione e nella vita privata. “Adoro questo lavoro – racconta – mi piace stare con i colleghi e le colleghe e avere un rapporto con i clienti”. Qui sente di poter essere sé stessa. “Qui mi sento accettata, tutti sono sempre pronti ad ascoltarmi, ad aiutarmi e a consolarmi quando mi sento triste”.

Silvia

“Con questo lavoro sono diventata grande”. Per Silvia l’impiego in McDonald’s rappresenta la più grande soddisfazione. Ora è una giovane donna di trent’anni che convive con altre quattro ragazze, diventate a tutti gli effetti la sua seconda famiglia.

Giorno dopo giorno, Silvia ha conquistato il proprio posto da professionista, ma soprattutto l’affetto e la stima dei membri della crew e del manager del ristorante, per i quali cucina spesso dolci e altre prelibatezze, come la torta alle carote e la sbrisolona. La sua quotidianità si divide tra il lavoro, la famiglia e le amicizie. Non mancano le sorprese. “Recentemente ho compiuto trent’anni – racconta con un gran sorriso sul volto – I miei colleghi hanno organizzato una festa al ristorante per festeggiare insieme e mi hanno regalato una bellissima orchidea. È stato tutto inaspettato, non lo dimenticherò!”


La storia di Francesco: dal sogno di un lavoro al contratto in McDonald’s

“Il primo giorno di lavoro ero entusiasta ma anche un po’ nervoso. Un collega mi ha seguito per alcune settimane affinché imparassi il mestiere, ora sono autonomo e do consigli ai nuovi arrivati”.

Alcuni tirocini in fabbrica e due anni da operatore in un call center. Per Francesco quella in McDonald’s non è la prima esperienza. Tuttavia, l’emozione non manca mai quando si inizia un nuovo percorso. “Ricordo ancora il colloquio di selezione – racconta – Dopo aver rotto il ghiaccio, mi sono subito sentito a mio agio”.

Da quel momento è quasi passato un anno. Francesco ha fatto un percorso di crescita che lo ha portato a raggiungere una delle sue più grandi soddisfazioni: firmare un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Francesco

“Lavorare per me vuol dire diventare grande – spiega – qui al ristorante ho trovato la mia dimensione: mi sento libero di essere me stesso e di condividere con i colleghi il fatto di essere neurodiverso”. Francesco ha a cuore la sua professione, inizia con entusiasmo la giornata e la conclude con tanta soddisfazione nel cuore. “Quando torno a casa la sera sono contento perché so di essermi impegnato, è un piacere raccontare quello che succede durante la giornata alla mia famiglia, soprattutto quando i colleghi o le colleghe mi fanno i complimenti per i miei progressi”.

Ora per Francesco è tempo di pensare al futuro e fare nuovi progetti, senza rinunciare alle ambizioni: “Qui sto bene, mi sento parte della crew. Spero un giorno di poter diventare manager di un ristorante”.

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Author: administer