I LIMITI NON ESISTONO

Riflessioni sulla diversità. Intervista a Maria Grazia Zedda

di Francesca Lai

“Dagli ostacoli possono nascere infinite possibilità. Forse le mie idee sono troppo utopiche”. No, quella di Maria Grazia Zedda, non è utopia, ma il lucido e determinato punto di vista di chi da sempre si batte per l’inclusione della diversità.

Nata in Sardegna, Maria Grazia scopre di essere sorda alle elementari: non sentiva i dettati della maestra, che a seguito della notizia si rifiutò di continuare a insegnare alla bambina. La forza dei genitori e la lungimiranza di un’altra maestra (che per facilitare la lettura del labiale da parte Maria Grazia era solita mettere il rossetto rosso) sono stati determinanti. “Ho avuto la fortuna di avere accanto a me persone in grado di capire che potevo leggere e studiare come tutti gli altri, ma con strumenti diversi”.

Oggi vive a Londra con il marito e le sue due figlie adolescenti, è Senior Manager per le pari opportunità presso High Speed Two, progetto innovativo di costruzione e ingegneria della ferrovia ad alta velocità più grande d’Europa. Di recente ha pubblicato il suo primo romanzo “Il fruscio degli eucalipti” ed è a pieno titolo nella top list Power 100 Disability Influencer 2022.

“Voglio diffondere questo messaggio: le difficoltà nella vita posso essere grandi. Se una persona è cieca, sorda, neurodivergente, l’impatto delle difficoltà è alto, c’è il rischio di sentirsi diversi ed esclusi. Per questo non mi stancherò mai di dire che niente è off-limits”.

Maria Grazia la sua storia ci insegna che i limiti sono spesso inesistenti. È così?

La disabilità non è un limite. Le barriere ci vengono imposte dalla società, dal mondo del lavoro, dal mondo educativo. Per questo è importante dire alle persone che nulla è off-limits. E poi ci sono delle soluzioni pratiche che gli addetti ai lavori, che siano insegnanti, manager, recruiter, devono sapere. Serve l”inspiration”, serve la speranza per le persone portatrici di diversità e alle famiglie, ma la fatica non può essere solo in capo a loro. Le istituzioni e le organizzazioni devono garantire un personale adeguato a tutte le esigenze.

Come gli addetti ai lavori (e non) possono valorizzare le intelligenze e le unicità?

È importante capire che l’essenza dell’umanità è convivere con le diversità e con le paure più innate. Quando parli con chi sta affrontando il viaggio della diversità, come i disabili, gli anziani, i malati subito scatta l’idea per cui queste persone siano “inspirational”. In realtà si tratta di uomini e donne che, avendo già fatto il percorso, hanno capito molto cose. Bisogna educare gli altri che non ci sono ancora arrivati. Ad esempio, nel ondo del lavoro non siamo delle rotelle in un macchinario. Ora si lavora perché si crede nel proprio mestiere, che viene visto uno dei tanti modi in cui possiamo essere noi stessi e contribuire alla società. Lo stesso vale per la dimensione scolastica, purtroppo troppo improntata al vecchio mondo del lavoro e con poco spazio per la diversità. Bisogna avere dei sistemi che valorizzano l’individuo dando a questo tutti gli strumenti per dare il meglio di sé. Solo così possiamo far emergere le abilità di tutti.

Come riconoscere le capacità oltre la disabilità?

Nel mio libro “Il fruscio degli eucalipti”, racconto la storia di Martina, una bambina totalmente sorda. I tutor le spiegano che la sua disabilità è un dato di fatto, non si può cambiare, ma si può modificare la prospettiva nell’affrontare le cose della vita. Quindi, una volta capita la barriera – che sia la mancanza di telefono amplificato, di accessibilità, di sottotitoli – allora quella stessa bambina sarà sempre sorda, ma non più disabile. Se noi applichiamo questo concetto al mondo del lavoro, perde di importanza la disabilità fisica o mentale, ma diventa rilevante la consapevolezza dell’accessibilità. Solo così possiamo avere una società realmente inclusiva che offre a tutti la possibilità di esprimere le proprie capacità.

Dove nascono le barriere?

È un problema universale di noi essere umani. Le barriere nascono nel pregiudizio. Gli esseri umani, per loro natura, hanno paura di ciò che è diverso. Ogni volta che il nostro cervello incontra qualcosa che non conosciamo si aziona un ostato di allerta. Oltretutto la disabilità è la diversità che spesso ci sgomenta di più. Questo ha una ragione ben precisa. Qual è la cosa che ci fa più paura? La morte. Nessuno sa cosa succede dopo ed è la condizione innata dell’umanità. Vicino a questa paura istintiva sta quella per la sofferenza, la malattia e la disabilità.

Avere dei pregiudizi inconsci è quindi naturale?

Esatto! Per come siamo fatti noi uomini e donne, è normale avere degli unconscious bias che ci condizionano. La differenza la facciamo quando siamo consapevoli di questo e capiamo che possiamo applicare principi di inclusione in qualsiasi campo. Abbiamo tutti grande strada da fare, soprattutto noi donne e uomini d’Occidente. Dal punto di vista antropologico i Paesi del terzo e quarto mondo sono visti da noi occidentali come inferiori. La situazione si ribalta totalmente se si analizza come queste società affrontano la sofferenza: hanno una cultura che accetta la morte, la sofferenza e la disabilità. Per noi occidentali questi sono tutti tabù. Ammettiamolo: probabilmente siamo più indietro psicologicamente e culturalmente.

Chi è il suo role model in tema di diversità?

Sicuramente Jenny Lay-Flurrie, Chief Accessibility Officer at Microsoft, e poi Simon Sinek, lo seguo da tantissimi anni. è uno dei miei influencers preferiti. Di recente ha rivelato in una intervista di avere un Disturbo da Deficit di Attenzione Iperattività (ADHD) e dislessia severa. Lui non legge libri. Ha dichiarato di essere neuro divergente ed è riuscito a costruire qualcosa di importante. Attraverso il suo modo di vedere sta costringendo noi “neuro tipici” a vedere le cose da un altro punto di vista: è questa una disabilità o una “ultra-abilità”?

L’opposto della non curanza è l’ipocrisia della “Inspiration porn”.

Si. È una posizione, sfruttata anche dai giornali. I disabili, i neurodivergenti, i diversi: ma perché? A mio avviso è un modo di pensare paternalistico, al limite del compatimento e quindi frustrante. Sono stanca di questa etichetta “sei un’ispirazione”. Ognuno di noi dovrebbe avere la possibilità di cambiare il mondo con i giusti mezzi. Ognuno di noi, imparando a riconoscere i propri bias e paura, può essere inspirational. Basta chiedere altri: come includerti? È la capacità di ascoltare che ci libererà dalla discriminazione.

Lei e suo marito, Ian Sheeler, avete ideato il programma di e-learning, adottato dal Parlamento inglese, per comprendere e provare ad abbattere le barriere psicologiche e fisiche vissute dalle persone con disabilità. Ora di cosa si occupa in High Speed Two?

Dieci anni fa io e mio marito, anche lui affetto da sordità, abbiamo dato vita a un training che insegna le persone a saper ascoltare i bisogni degli impiegati e clienti disabili. Da allora è passato molto tempo: la mia lotta per l’inclusione delle diversità è andata avanti. Io sono Senior Manager per le Pari Opportunità in High Speed Two dove mi occupo dell’inclusione delle persone, circa 2.000 impiegati. Mando avanti progetti come di analisi di statistica delle differenze sulla performance, il Reverse Mentoring, gli aggiustamenti ragionevoli, la strategia dell’accessibilità. Inoltre sono responsabile per i progetti di inclusione delle comunità che vivono lungo la ferrovia, sulle quali i lavori impattano enormemente.

Come mai questo aspetto assume grande rilevanza per il vostro lavoro?

Pensa alla polvere e al rumore dei cantieri lungo la ferrovia e pensa alle persone neuro divergenti or persone con disabilità che vivono vicino ai cantieri. Il loro ambiente è condizionato dai rumori, dalla polvere, dalla confusione, dalla presenza degli operai e di altri addetti ai lavori. È nostro compito attivare delle misure idonea ad alleviare l’impatto delle operazioni. Non solo, i lavori dei cantieri urtano la quotidianità delle comunità locali a tal punto che a volte dobbiamo rilocare gli istituti scolastici o intere famiglie in altre sedi. Immagina la rilevanza di questo cambiamento sulle bambine e i bambini autistici, oppure sordi, o ciechi. In questi casi è molto importante che si faccia il lavoro preliminare di verifica degli impatti negativi contro tutte le persone con disabilità o caratteristiche protette e esaminare gli adattamenti che possiamo apportare per chi ne ha bisogno. Sono molto fiera del fatto che grazie al mio ruolo posso creare una differenza positiva per gli impiegati o i residenti che vivono lungo la ferrovia, sopratutto in un progetto così grande.

Mi piacerebbe poter portare queste competenze di pianificazione e implementazione dell’inclusione e l’accessibilità anche in Italia visto che in tanti mi dicono che ce n’è bisogno. Nel frattempo spero di poter continuare a trasmettere un messaggio positivo sul fatto che l’inclusione può cominciare dalle piccole cose, ed è questo che spero sia ricevuto dal mio romanzo “Il Fruscio degli Eucalipti”. Tutti possiamo essere “influencers” e “modelli di ruolo” nel nostro piccolo, nella vita di tutti i giorni, e questa è una grande opportunità.


Maria Grazia Zedda, Laureata in sociologia con un Diploma post-laurea in Barriere Architettoniche, Senior Manager per le pari opportunità presso High Speed Two

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Author: administer