I Mandarini XVI

Quale magico trucco ci rende intelligenti?, chiedeva Marvin Lee Minsky. Il trucco è che non c’è nessun trucco. Il potere dell’intelligenza deriva dalla nostra ampia varietà, non da un singolo, perfetto principio!, rispondeva il matematico.

Inizialmente, questo numero di DiverCity magazine, avrebbe dovuto parlare di neurodiversità. Neurodiversità – ovvero – uno sviluppo neurologico considerato atipico, sì, ma inteso come una variazione naturale del cervello umano, una forma alternativa della biologia umana. 

Per la neurodiversità le persone con autismo rappresentano una normale variazione neurologica al pari di “razza” o genere (Jaarsma e Wellin, 2012). 

Quindi non una condizione da curare, bensì una specificità umana, una differenza nei modi di socializzare, comunicare e percepire, e non necessariamente svantaggiosa.

Il termine era stato coniato nel 1998 da Judy Singer, una scienziata sociale con tratti autistici.

Poi però ci siamo mess* in ascolto. Abbiamo interpellato chi, questa diversità, la vive ogni giorno sulla (o sotto) la propria pelle; abbiamo capito che qui si parlava d’altro, che le definizioni, i pareri e la letteratura raccolti fino a quel momento dividevano il mondo in due spicchi giganti, come le metà di una mela: “quelli normali” e “quelli con un problema”. 

Quelli che hanno un approccio “solito” alla comprensione e “quelli strani”. 

Quasi ci fosse un modo giusto e unico di apprendere, di imparare, di conoscere e di relazionarsi, e un modo altro, sbagliato. O, se non esplicitamente sbagliato, sicuramente inadeguato.

Abbiamo compreso che non era questa la visione che volevamo trasmettere e raccontare. Abbiamo capito che, come al solito, c’era di più e c’era parecchio sotto la superficie incrostata. E che ci era richiesto gdi rattare. 

E così il titolo del numero si è modificato in ‘Intelligenze’ e quello che vi proponiamo è una raccolta di molti punti di vista, spesso scritti di proprio pugno dai diretti interessati/e, che raccontano un’esperienza di vita che è personale ma universale, o l’esperienza di figl*, amic* e parenti, o infine l’opinione dei professionisti/e che quotidianamente lavorano e fanno ricerca. 

Io personalmente ho imparato tante cose; ho imparato che la polarizzazione genio – idiota ha le gambe corte e non fa bene a nessuno, nemmeno al genio; ho imparato che Asperger era un medico nazista e che moltissime persone attraversate da questa sindrome non amano più essere identificate con il suo nome; ho imparato che l’intelligenza non si misura da quante cose sai, ma dall’uso che ne fai nel relazionarti con il mondo e con gli altri. 


“Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? 

Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!”

Luigi pirandello

Luigi Pirandello

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Author: administer