Cremona

Il sociale come risorsa, non costo

di Silvia Camisasca

Non basta certo contrastare le discriminazioni razziali perchè una città si possa dire ‘inclusiva’; il concetto stesso di inclusione sconfina nell’ambiguità, prevedendo l’esistenza del suo contrario, come anche di un soggetto o ‘entità’ autorizzata ad ‘includere’, ‘integrare’, ‘comprendere’.

Ecco allora che prevenire e, se necessario, combattere fino ad estirpare, ogni forma di discriminazione razziale non significa ‘includere’, ma costituisce il primo passo indispensabile per una comunità che intenda preservare sé stessa, prima ancora che accogliere e valorizzare ogni sua com- ponente. In ogni processo biologico, del resto, l’esistenza della vita e l’evoluzione delle specie sono garantite dalla diversità (appunto, ‘biodiversità’): allo stesso modo, le civiltà progrediscono e le comunità fioriscono in buona salute grazie alle pluralità.

Non a caso, storicamente, quasi fisiologicamente, quando la città non è in grado di tutelare le minoranze, i ‘nuovi’ arrivati, i più fragili, confinandoli in aree geograficamente ‘mappate’, in ghetti, si trasforma in culla e fronte di discriminazione, in teatro di scontro tra fazioni in cui vige la legge del più forte e a rinunciare alla convivenza pacifica non solo è solo chi è vittima di discriminazioni, ma ogni individuo parte di quell’ecosistema.

Per prevenire escalation di questa natura, diverse amministrazioni cittadine hanno assunto da diversi anni iniziative mirate, come nel caso di Cremona, che dal 2015 aderisce in modo continuativo alla Giornata e alla Settimana d’Azione contro il Razzismo promossa dalle Nazioni Unite: “Abbiamo scelto di impegnarci concretamente con delibera della Giunta Comunale, ritenendo fondamentale promuovere azioni incisive rivolte alla comunità, perchè tutti noi siamo consapevoli del nostro dovere civile di schierarci contro ogni forma di esclusione” spiega Rosita Viola, responsabile delle Politiche Sociali del capoluogo lombardo, le cui numerose esperienze nel mondo del volontariato e della solidarietà internazionale (non di rado in interventi di emergenza nelle aree di crisi, nei Balcani come in Medioriente) le hanno procurato una menzione speciale in occasione del Premio per la Pace 2004.

Nella trappola della sottovalutazione della portata di razzismo e xenofobia, ricondotti non di rado a casi isolati o episodi sporadici, cadono, purtroppo, anche gli amministratori pubblici, benchè il diritto a non essere discriminati per origine, colore della pelle, religione o orientamento -di genere, politico o di qualsiasi altra natura- è ampiamente riconosciuto su carta.

“Tuttavia, siamo ancora lontani da un vero riconoscimento dell’altro, in termini di pari rispetto e dignità, come dimostrato dal fatto che le persone di origine straniera continuano a subire discriminazioni nella quotidianità, ad esempio, nella ricerca di un alloggio o di un lavoro: basti pensare che i Comuni stessi hanno adottato provvedimenti ‘esclusivi’ per l’accesso ai servizi di cittadini stranieri” sottolinea Viola. Proprio a livello locale, dunque, nella dimensione del vicinato, della vita di quartiere, la piaga del razzismo ha le ripercussioni più immediate, perfino palpabili: “In un con- testo sempre più caratterizzato da politiche identitarie e deresponsabilizzanti, intenzionalmente tese a individuare facili capri espiatori, sviluppare politiche di coesione, giustizia e integrazione sociale è innanzitutto compito delle città, che, in tale senso, possono molto, guidando, ad esempio, la partecipazione attiva di ogni componente sociale alla costruzione di un ecosistema di valori comuni” puntualizza l’amministratrice.

Questo processo passa dalla volontà di entrare in relazione con l’altro, aprendosi al dialogo: “Il sociale come risorsa, non costo, ed il sistema di welfare come antidoto alle manipolazioni sono i messaggi in cui una città ‘inclusiva’ dovrebbe investire” sintetizza l’esperta, raccontando l’e- sperienza di Cremona: “Facilitando incontri di conoscenza, scambio, frequentazione tra stranieri e chi già abita la città intendiamo incrociare diverse ‘traiettorie’, storie anche molto lontane tra loro: abbiamo, ad esempio, organizzato percorsi di cittadinanza per i nuovi residenti, destinatari di una serie di iniziative, tra cui la consegna ai neomaggiorenni della Costituzione e dello Statuto Comunale; ci occupiamo della formazione degli operatori per capire l’origine dei pregiudizi; condividiamo informazioni e dati corretti sui flussi migratori” conclude Rosita Viola, senza dimenticare quanto facilmente tale fenomeno si presti a strumentalizzazioni o venga brandito per agitare inesistenti fantasmi: “Decostruire il pregiudizio richiede un lavoro ad hoc, che inizia da un‘ecologia’ del linguaggio, che ripudi la violenza delle parole, e prosegue con la gestione consapevole delle pluralità”.

Per questo, l’amministrazione comunale ha sottoscritto un protocollo di intesa con l’Associazione Art. 3, creando la Rete Antidiscriminazioni costituita da Enti territoriali, Pubbliche Amministrazioni, Associazioni del Terzo Settore, parti sociali e tutti i soggetti impegnati in attività di accoglienza, orientamento e affiancamento alle vittime di discriminazioni e molestie.


Silvia Camisasca

1976, dottoressa in fisica nucleare con dottorato in applicazioni fisiche ai beni culturali, giornalista professionista.

Rosita Viola

Assessore alle Politiche Sociali e della Fragilità. Laureata in Scienze Politiche Internazionali, coordinatrice di progetti di cooperazione decentrata e relazioni esterne con il Consiglio d’Europa, la Commissione Europea e con diverse agenzie delle Nazioni Unite. Ha lavorato in Italia e all’estero, anche in zone di conflitto. Dal 2014 al 2019 Assessora alla Trasparenza e Vivibilità sociale.

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Author: administer