IMMISCHIAMOCI

Sono (anche) affari nostri

a cura di Maschi che si immischiano

Perché non mi riconoscevo in una maschilità aggressiva: la pativo su di me e provavo empatia per le donne che la subivano”. “Perché ho capito che dovevo mettere in discussione tante superficiali certezze”. “Perché venivo da una famiglia “matriarcale” e non mi ero reso conto che all’esterno ci fossero tutte queste ingiustizie. Che ha subito anche mia figlia”. “Per…interesse: perché alla fine la banalità del patriarcato è una fregatura anche per l’uomo, e cambiare le cose conviene a tutti”…

Già: perché un piccolo gruppo di uomini con vari impegni e professioni dà vita ad una associazione dal titolo “Maschi Che Si Immischiano”? Nel provare oggi a richiedercelo, è emerso che la risposta dell’altro conteneva e allo stesso tempo completava la propria. Senza dimenticare un dettaglio, che oggi un po’ ci inorgoglisce e un po’ ci rode: abbiamo creato questa piccola associazione perché – se l’idea è stata di un uomo – a convincerci è stata…una donna. Che conoscevamo e che da allora fa da contrappunto e pungolo alle nostre riflessioni, creando quella alleanza che pensiamo sia l’unico modo per essere tutti e tutte liberi di essere ciò che vogliamo.

Era il 2016. La Parma ricca e felice che tanto spesso si vanta capitale lo stava ridiventando, come già dieci anni prima, anche dei femminicidi. E allora, alla vigilia della Giornata contro la violenza sulle donne, abbiamo capito che in quel 25 Novembre non avremmo più potuto lasciare sole le donne a sfilare in corteo. Quel giorno, e da quel giorno, abbiamo esibito e scandito la triste ma concretissima verità che ci fa da sottotitolo: “Il problema siamo noi”. E dunque, se lo vogliamo, anche la soluzione.
Sei anni dopo, possiamo dire di aver avuto sorprese in negativo e in positivo. Le prime: se le iniziative sono apprezzate, è molto più difficile far percepire quel discorso di introspezione che si traduce spesso – lo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle di soci fondatori – in un vero e proprio ribaltamento delle proprie convinzioni e dei propri comportamenti quotidiani. Un esempio: siamo stati felici di veder crescere i followers della nostra pagina facebook fino a circa 3500, salvo poi scoprire che il 60% sono donne. Ancora: le porte a cui bussiamo si aprono facilmente, ma anche perché resiste una convinzione radicata: “io non picchio”, “la violenza non mi riguarda”, ovvero si pensa che ci sia una sorta di distanza tra le persone e quel problema, dunque non costa nulla aderire. Eppure si può scoprire che il femminicida, il violento o lo stalker era l’amico, il vicino o il collega di scrivania: forse solo in quel caso si capisce che il nemico vero è la cultura patriarcale e sessista che un po’ tutti ci portiamo inconsapevolmente addosso.

Ma ci sono state anche belle sorprese: ad esempio nel mondo dello sport. Ed è simbolico che i primi e più convinti interlocutori siano stati gli interpreti dello sport virile per eccellenza: il rugby, dove il concetto-simbolo di fair play si è allargato al tema del rispetto, parallelamente alla crescita che le squadre femminili stanno avendo nella palla ovale. Ma anche nel calcio le nostre iniziative non sono cadute nel silenzio: chi avrebbe detto, almeno fino al decennio precedente, che avremmo visto una squadra di serie B come allora era il Parma esibire una maglietta ancora crociata ma fucsia…? E il discorso si sta allargando ad alcune società giovanili di varie discipline: tema importantissimo, perché lo Sport ha uno straordinario potenziale educativo, non sempre sfruttato nel modo giusto.

Altre grandi ventate di limpidezza e di ottimismo ci vengono dai ragazzi che abbiamo incontrato nelle scuole. Quando si parte dalla vita di tutti i giorni e, ad esempio, li si pone di fronte alle differenti attenzioni che si debbono mettere in pratica quando si esce la sera (dall’abbigliamento alle precauzioni nel ritorno a casa se si deve camminare a piedi) a seconda che si sia ragazzo o ragazza, allora vien fuori trasparente e prepotente l’indisponibilità ad accettare questa e le tante altre quotidiane disparità di genere.

Poi, naturalmente, è diventato preziosissimo fare rete con le diverse associazioni al femminile che si occupano di violenza, di diritti, di pari opportunità, di teatro ecc. Dalla prima volta in cui abbiamo fatto sentire la voce altra, quella maschile, abbiamo visto intorno a noi un positivo stupore. A volte è stato necessario superare qualche comprensibile diffidenza: non eravamo lì per oscurare, ma al massimo per affiancare o stare anche un passo indietro. Ed è vero che non dobbiamo occuparci di tematiche che riguardano le donne: siamo nati per occuparci di noi uomini, della riflessione sulla maschilità e di come ingabbia noi e dall’altra parte, le donne della nostra vita. Niente proposte di corsi di autodifesa, e invece tentativi di rispondere alla domanda: come far sì che le donne non debbano difendersi?

Sui bus in giro per la città, sulle auto del Comune e di qualche cooperativa ha viaggiato la nostra campagna di comunicazione “Scegli che uomo sei” (“Un collega che riconosce o che svaluta le donne?”, ad esempio)

Discorsi che affrontiamo anche nelle aziende, sia con incontri-dibattito, sia con iniziative come la newsletter mensile con vignette “firmate” Gianlo in cui proponiamo di “immi-schiarsi” sulle tematiche della quotidianità condividendo, confrontandoci e ponendoci reciprocamente dei dubbi. Come ripetiamo spesso, l’obiettivo ultimo dei MCSI è… sciogliersi. Attraverso il nostro passaparola a chilometro zero, vorremmo diventare una associazione finalmente inutile rispetto a una presa di coscienza che deve essere collettiva e che ci pare ovvia e scontata, per un mondo migliore. Da costruire insieme, uomini e donne.


Maschi che si immischiano

Associazione nata nel novembre 2016

Mail: maschichesiimmischiano@gmail.com E

Facebook: Maschi Che Si Immischiano Aps

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Author: administer