BOLOGNA CITTÀ INCLUSIVA

Intervista al Sindaco Matteo Lepore

di Francesca Lai

Sindaco Lepore, ora più che mai l’Italia vede la vera anima di Bologna, città inclusiva e rivoluzionaria. Il 22 febbraio 2022 è iniziato il percorso che porterà alla modifica dello statuto di Palazzo d’Accursio per introdurre simbolicamente il principio dello ‘Ius Soli’ e istituire la cittadinanza onoraria del Comune ai minori stranieri nati in Italia che vivono o studiano in città. Bologna è riuscita dove il parlamento non è arrivato nel 2017. Crede che anche altre città italiane seguiranno l’esempio de “La dotta”?

È quello che spero. In alcuni Comuni il dibattito è già avviato. Penso a Napoli, dove il Consiglio Comunale ha approvato un ordine del giorno con il quale si impegna l’amministrazione ad inserire lo Ius Soli nello Statuto comunale, o a Roma, dove qualche giorno fa l’Assemblea Capitolina ha approvato una mozione per attivare un impegno pubblico sul tema della riforma della cittadinanza. Sono segnali importanti. Così come lo sono stati i tanti messaggi di sostegno e apprezzamento che abbiamo ricevuto da tutta Italia, per la nostra iniziativa sullo Ius Soli. Credo sia una battaglia di civiltà, fondamentale, da portare avanti insieme. Un invito che rivolgo ai cittadini e ai sindaci italiani, soprattutto quelli progressisti e democratici. Perché si tratta di una proposta che guarda alla realtà del nostro Paese, che mira ad includere chi si sente, e di fatto è, italiano a tutti gli effetti, perché parla la nostra lingua, cresce nel nostro stesso contesto culturale, tifa per le stesse squadre di calcio o di basket. È importante che le città sollecitino il Parlamento a fare un passo avanti storico per l’Italia, approvando una riforma nazionale sulla cittadinanza. Oggi più che mai la democrazia deve allargare il fronte dei diritti e dei doveri. Su questo Bologna vuole fare la sua parte, come città dei diritti, coerentemente con la sua storia.

A seguito di questa iniziativa undici mila ragazz* diventateranno cittadin* bolognes*. Bambini e bambine, giovani che un giorno saranno adulti la cui vita sarà segnata da questa. Bologna sarà anche nelle loro mani. Da questo punto di vista, pensa mai alla città tra vent’anni? Come la immagina?

Si tratta di un atto simbolico forte con il quale diciamo che per noi queste ragazze e questi ragazzi sono bolognesi e italiani, e che devono avere gli stessi diritti dei loro coetanei. È giusto e bello che Bologna sia anche nelle loro mani e che possano partecipare attivamente alle scelte del futuro della città. Tra vent’anni mi immagino una grande Bologna. Una città più inclusiva, aperta, capace di attrarre talenti e valorizzare le diversità culturali. Una città pienamente europea capace di contribuire alle principali sfide future, da quella del lavoro, a quella sociale, sanitaria e climatica e sulle nuove tecnologie. Capace di dare risposte concrete e mettere al centro le persone e il loro benessere. Una città più verde e sostenibile, grazie all’importante lavoro che stiamo realizzando, per esempio, con la missione UE delle 100 città a impatto climatico zero entro il 2030. Per fare questo sarà importante affermare la “politica del noi”, avendo cura delle relazioni con le persone e stimolando la partecipazione attiva dei cittadini.

Lei si è definito un “sindaco tra la gente”. Non appena eletto ha introdotto una modalità nuova di ascolto della cittadinanza: il suo ufficio ha migrato per i centri civici di ogni quartiere al fine di raccogliere equamente l’istante di tutti i cittadini. Quanto la presenza sul territorio ha inciso sullo sviluppo della città dall’inizio del suo mandato? Che risultati sono stati ottenuti?

Ho sempre creduto in una politica che metta al centro le persone, i territori, l’ascolto. Quella stessa politica che, oggi, deve tornare a svolgere il ruolo per cui è nata. Cioè essere vicina ai cittadini. Da qui la scelta di voler spostare il mio ufficio, una volta al mese, in un quartiere diverso della città. Un nuovo modo di lavorare per tutta la Giunta e la macchina comunale. La presenza sul territorio in questi mesi è stata fondamentale. Ci ha permesso di toccare con mano cosa funzione e cosa non funziona, di ascoltare direttamente i cittadini e lavorare insieme sulle priorità, zona per zona. Così facen- do andiamo incontro ai problemi quotidiani delle persone, ne raccogliamo i bisogni e le priorità percepite e costruia- mo insieme possibili soluzioni. A spostarsi non sono solo il sindaco e il suo staff, ma anche gli assessori e i dirigenti comunali. Questo ci permettere di cambiare il punto di vista dell’amministrazione, conoscere ciò che accade in prima persona. Da questa conoscenza e dalla cura della comunità e dei territori nascono le risposte concrete da dare ai cittadini. Un metodo di lavoro basato sulla prossimità quindi, che porteremo avanti per tutto il mandato.



Matteo Lepore, sindaco di Bologna

Lo sviluppo di una città è determinato inevitabilmente dall’evoluzione del tessuto macro-sociale e micro. In questa crescita trovano spazio i progetti rivolti all’educazione, come la piazza scolastica di via Procaccini. Lei ha promesso che ogni quartiere ne avrà una. Di cosa si tratta?

La piazza scolastica di via Procaccini è la prima piazza scolastica pedonale di Bologna. 330mq di area pedonale interamente dedicati ai ragazzi di una scuola adiacente ed in generale a tutti quelli che frequentano la zona. Si tratta di uno spazio di socialità con giochi, panchine, scritte a terra con messaggi di inclusione in diverse lingue, piante officinali, rastrelliere. Un’area per garantire maggiore sicurezza stradale e più spazi per i giovani. L’allestimento, sul modello di un altro intervento simile realizzato in via Milano, è temporaneo, con una durata di 12 mesi prima di diventare definitivo. Questa piazza rappresenta il futuro di Bologna, il modo in cui vogliamo cambiare l’uso di alcune strade e spazi della città. Per far sì che lo spazio pubblico torni ad essere al servizio di tutte e tutti, pulito, sicuro, vivibile.

Racconti un altro progetto di inclusione che ha preso vita negli ultimi mesi.
Un altro importante progetto di inclusione, al quale tengo molto, è quello delle Case di Comunità da realizzare in ogni quartiere. Partiamo dal quartiere Savena, dove abbiamo già messo in campo un investimento da 7,5 milioni di euro di fondi PNRR. Nel periodo pandemico il diritto alla salu- te e la cura delle fragilità sono emersi in modo centrale. Per questo credo che oggi sia importante garantire a tutti i cittadini la possibilità di raggiungere un luogo accessibile a tutte e tutti, in cui trovare non solo medici ma anche infermieri e psicologi di comunità, assistenti sociali. In questo mandato vogliamo quindi ampliare le Case della Salute già presenti e trasformarle in uno spazio in cui sperimentare un nuovo modello di integrazione sociale e sanitaria.

Bologna città della conoscenza. Il progetto Tecnopolo, inserito in un quartiere già fertile, tra Università e centri di ricerca di eccellenza nazionali ed europei, ha una importanza strategica dal punto di vista internazionale nazionale. Secondo lei esistono anche i confini delle città? Dove inizia e finisce un territorio urbano?

Il Tecnopolo rappresenta un’infrastruttura strategica per tutto il Paese. Un progetto in cui crediamo molto e grazie al quale saremo al centro dell’Europa, diventando uno dei principali Big Data Hub europei. Una grandissima opportunità per la nostra città, che si inserisce nel progetto più ampio di Città della Conoscenza. La conoscenza e la ricerca sono fattori chiave che ci permetteranno di rendere il nostro terri- torio più attrattivo a livello nazionale ed internazionale. Viviamo in un mondo sempre più interconnesso, nel quale siamo chiamati ad affrontare sfide globali. Per questo credo che non si possa più parlare di confini in senso stretto, ma ci sia bisogno di ragionare in termini più ampi. A Bologna lo stiamo facendo, allargando il nostro orizzonte in ottica metropolitana. Per pensare e agire come un’unica comunità di oltre un milione di abitanti. Solo così saremo in grado di realizzare gli obiettivi futuri e di crescere insieme al nostro territorio.

Bologna città progressista e democratica. Dall’architettura delle idee nascono solide costruzioni. Un inedito punto di confronto a Bologna è la Nuova Fabbrica del Programma: come nasce? Come sta contribuendo e contribuirà alla crescita della città?

La Nuova Fabbrica è stata una iniziativa fondamentale per costruire il progetto per Bologna. uìUn percorso partecipato, che ci ha accompagnato fino alle elezioni, con il quale abbiamo definito insieme a migliaia di cittadini le priorità di Bologna per i prossimi dieci anni. La Nuova Fabbrica è stata caratterizzata da incontri tematici, di studio, momenti di approfondimento e di condivisione di idee e progetti. I lavori della Nuova Fabbrica ci hanno aiutato a fare sintesi e sono stati il punto di partenza prezioso che ci permette oggi di affrontare con maggiore determinazione e consapevolezza le grandi trasformazioni che la città di Bologna dovrà affrontare.

Da ultimo, una domanda che rivolgo alla persona, e non all’uomo delle Istituzioni. Bologna è la città della cultura, dei grandi cantautori, della musica che ha anche un valore sociale. È la città che fa innamorare studenti fuorisede e visitatori. Qual è la cosa che la fa innamorare ogni giorno di Bologna?

Questa è forse la domanda più difficile di tutte. Perché non è semplice scegliere una sola cosa. Dalle sue stradine piene di vita, alla sua storia e cultura diffusa, al suo essere sempre in prima linea quando c’è bisogno di aiutare gli altri. Tutto mi fa innamorare ogni giorno di questa città. Ma se proprio dovessi scegliere, direi la sua anima accogliente ed inclusiva, in grado sempre di sapersi innovare. Bologna è una città che sa dare forza alle persone, ai loro sogni e alle loro speranze. Una città che si batte ogni giorno per la giustizia e per combattere le disuguaglianze. Una città, insomma, che si alimenta costantemente della speranza che un mondo diverso e migliore sia possibile. E questa credo sia in assoluto la cosa più bella.

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Author: administer