PAGINA CON VISTA

Rubrica cinema

LES MISERABLES, regia di Ladj Ly, con Damien Bonnard, Alexis Manenti, Djebril Zonga, Steve Tientcheu (France, 2019).

di Paola Suardi

Azione, emozione, riflessione e denuncia in un film che ingaggia lo spettatore dal primo istante fino alla fine. Tratto da una storia vera, il film di Ladj (premio della Giuria a Cannes 2019) è ambientato nella zona parigina di Montfermeuil, proprio quella in cui si muovono i protagonisti del famoso romanzo di Victor Hugo che dà origine al titolo della pellicola. Qui troviamo oggi una “polveriera sociale” con fortissime tensioni sia tra gang di diversi gruppi etnici e religiosi che si contendono traffici e potere, sia tra loro e le forze dell’or- dine.

Il film si apre con una folla variopinta e multiculturale, mortaretti e fumogeni per festeggiare la vittoria della squadra francese ai Mondiali di calcio, vissuta e celebrata come un momento di gioiosa fratellanza tra persone di diverse classi sociali ed etnie. Avenue des Champs Elysées e sullo sfondo l’Arco di Trionfo: il calcio unisce tutti, Parigi accoglie benevolmente tutti? La pellicola si chiuderà con ben altri fumogeni e botti.

Il film ruota attorno a tre poliziotti della brigata anticrimine, due veterani e uno nuovo, un “campagnard” nuovo arrivato che si trova esposto ai duri metodi dei colleghi cittadini cui non è abituato. Nel film il dramma va in crescendo, attraverso il pattugliamento conosciamo i personaggi del quartiere e le diverse comunità nella comunità, le dinamiche che le attraversano, le personalità dei tre poliziotti e il loro rapporto. Il ritmo è costante, la sceneggiatura nervosa, vivace, tagliente, i primi piani ravvicinati si alternano a riprese aeree. Geniale infatti l’idea di utilizzare un particolare che appartiene alla narrazione e diverrà cruciale nello sviluppo drammatico – un ragazzino si diverte ad azionare un drone dal tetto di un caseggiato per filmare le sue coetanee -, come mezzo tecnico del regista per guardare dall’alto con occhio asettico questo microcosmo.


Durante un’azione per fermare Issa, un ragazzino colpevole d’aver rubato un cucciolo di leone al circo, la situazione degenera e uno dei poliziotti perde la calma e lo ferisce gravemente. L’azione è filmata proprio dal drone e questo mette in pericolo il poliziotto. Da qui l’escalation del dramma, sapientemente dosato dall’autore che non dimentica di tenerci legati al quotidiano evitando di farne un mero film d’azione.

Non mancano infatti momenti di grande intensità dove, con una sceneggiatura asciutta ed efficace, si approfondiscono le relazioni e i temi umani che fanno di questo film un testo eccezionalmente valido per ritrarre le problematiche sociali di convivenza urbana dove la diversità genera tensioni, e le miserie degenerano in violenza. Accanto al film d’azione che si dipana in orizzontale sulla superficie del quartiere, si insinua fino a dominare nelle scene finali un film più amaro di denuncia, chiuso dentro la verticale del palazzo suburbano dove si arriva alla battaglia decisiva, tra generazioni.

Chi sono “I miserabili” di questa città? I poveri, con giornate e orizzonti ristretti dalla necessità di arrangiarsi per sopravvivere, e dunque tutti i gruppi che vivono in questo rione – i gitani, i fratelli musulmani, i protettori, le prostitute nigeriane, gli spacciatori, i giovanissimi ladri? Oppure i poliziotti che pure devono sbarcare il lunario e hanno famiglia, problemi, svolgono una professione difficile in un ambiente difficile e abusano del loro potere? Che cosa è più miserabile: la povertà o la bassezza d’animo? E come nasce la bassezza d’animo?

Quando il film si spegne sul viso contuso e trasfigurato di Issa è la citazione di Hugo a darci la risposta: “Mes amis, retenez ceci, il n’y a ni mauvaises herbes ni mauvais hommes. Il n’y a que de mauvais cultivateurs. / Ricordate amici, non ci sono né erbe cattive, né persone cattive, ma solo cattivi coltivatori”.

E una città, per essere davvero inclusiva, ha bisogno di ottimi coltivatori.


PAOLA SUARDI

1964, laureata in Lingue e Letterature Straniere con tesi su “Woody Allen e la meta narrazione”. A Los Angeles ha frequentato presso la University of Southern California corsi di M.A. in “Film and Television, critical studies”. Titolare dell’agenzia ALTEREGO Comunicazione e Progetti Editoriali.

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