PER UN QUARTIERE DI PROSSIMITÀ

L’intervista all’Head of Community & Partnership di Nextdoor Italia

Accoglienza, valorizzazione del territorio, sicurezza, sono alcune delle parole che contraddistinguono Nextdoor, una gamma di opportunità da non perdere per chi si trasferisce in un

nuovo posto, ma anche per chi magari ci viveva da prima. Nata come start-up nella Silicon Valley, ha preso piede quasi subito nel continente europeo, formando delle solide comunità in cui ciascuno può mettere a disposizione le proprie risorse oppure abilità. Si possono prestare oggetti, vendere libri o vestiti usati e dare manforte alle attività in loco. Una rete di ambasciatori e di ambasciatrici dell’inclusione, e non si tratta di una definizione puramente metaforica, bensì del ruolo che si può ricoprire a titolo volontario per far sì che l’atmosfera generale del network sia sempre serena.

Andrea Tessari ci racconta l’evoluzione di Nextdoor, progetto che permette di far conoscere i propri
vicini e di creare delle comunità, in diverse città d’Italia, in cui ci sia collaborazione reciproca. Diversi i servizi offerti, all’insegna dell’inclusione.

Un grande universo, a portata di smartphone e pc, che produce incontri autentici e iniziative di solidarietà. Come accaduto per Margherita che da Milano scrive un post chiedendo come dare un supporto concreto ai senza fissa dimora. Allora le risponde Nadia, poco dopo Laura e così via: in tre cominciano a raccogliere le adesioni negli isolati adiacenti. E da uno scambio virtuale origina un tam tam mediatico da cui vengono fuori coperte, pasti caldi e aiuta consistenti.

E lo stesso impegno vale per la diversità etnica, poiché la compagnia appoggia con convinzione le battaglie sociali del movimento Black Lives Matter, per le discriminazioni razziali. L’orizzonte è quello di avere città multiculturali attraverso il potere della tecnologia, una risorsa fenomenale se utilizzata al meglio. Per capire la portata innovativa dell’intero progetto abbiamo scambiato due chiacchiere con Andrea Tessari, Head of Community and Partnership di Nextdoor Italia. Ecco cosa ci ha raccontato.

Con quali premesse è stata fondata Nextdoor?

Alla base c’è, in primis, la volontà di rendere il singolo quartiere un luogo migliore, fatto di persone che interagiscono tra loro in maniera più efficiente e educata. Vogliamo essere il centro delle comunicazioni affidabili, degli scambi di beni e di possibili favori reciproci, andando a migliorare le relazione nel vicinato, sia online che nella vita reale.

Come è arrivata nel nostro Paese?

Il lancio di Nextdoor Italia è avvenuto nel settembre del 2018, sette anni dopo quello negli Stati Uniti dove l’applicazione è nata. Siamo sbarcati, nel corso del tempo, in undici Paesi differenti, raggiungendo in totale 280mila quartieri ormai ben rodati, di cui trecento solo a Milano.

Cosa cambia nelle singole città?

Lungo la penisola italiana ci siamo concentrati su contesti di ampia portata quali Milano, Roma, Bologna,Torino. Il successo è stato abbastanza diffuso e siamo cresciuti bene in ciascuno dei centri citati. Non abbiamo notato differenze sostanziali ma piuttosto un comune bisogno di connessione e di nuove amicizie. Forse una menzione speciale va a Bologna che presenta un engagement fantastico, probabilmente tra i migliori d’Europa.

In che modo l’app favorisce l’inclusione?

Innanzitutto vietando e condannando ogni forma di discriminazione e di violenza e rimuovendo quanto non rispetta le linee guida. I responsabili possono essere puniti con la sospensione o l’esclusione, a seconda della gravità del fatto. Il tono di voce utilizzato nelle discussioni è di fonda- mentale importanza, dal momento che non sono ammesse mancanze di rispetto né offese di nessun tipo. L’obiettivo è di creare dei luoghi migliori, stimolando l’attenzione verso il prossimo, chiunque esso sia.

Che tipo di feedback ricevete?

I riscontri positivi che arrivano dall’utenza sono numerosissimi e di diversa natura, perché con Nextdoor si può fare davvero parecchio. C’è chi, grazie al nostro servizio, ha superato le difficoltà legate alla solitudine, trovando persone con cui condividere hobby e passioni. Diventa, in più casi, un immenso universo in cui risolvere delle problematiche e soddisfare richieste. Scambi di informazioni utili, confronti su parcheggi, episodi verificatisi nei dintorni e molto altro.

Come si compone l’organizzazione?

Siamo una squadra ben assortita e dislocata in tutto il mondo. Il team italiano appartiene


Emanuele La Veglia

1992, laureato in editoria, culture della comunicazione e della moda, giornalista professionista.

Spread inclusion all around the globe

Author: administer