LA BELLEZZA

Di Silvia Soannini

Gennaio 2022, oggi, cuore del nuovo mondo dominato da forze che l’umanità non controlla, da uno scorrere del tempo inafferrabile – troppo lento, troppo veloce- ci interroghiamo sul signifcato di una parola, ‘bellezza’, dominante nella storia del pensiero, nell’arte, nella moda, nei social media: la bella, il tronista, l’influencer.

Nella Grecia antica, quella di Socrate e Platone per intenderci, si riteneva che la bellezza coincidesse con la verità e la bontà. Ogni cosa, frase, tratto del volto o grazia del corpo che fosse bella, doveva contenere in sé un germe misterioso di verità e di bontà. Se così non fosse stato, la bellezza si sarebbe trasformata nel suo contrario: bontà fasulla, parola ingannevole, volto bello che nasconde il
male.

Un paio di millenni dopo e oltre, uno scrittore russo, Fedor Dostoevskij, farà dire ad alcuni dei personaggi di due famosi romanzi che “La bellezza salverà il mondo”.

Protagonisti delle storie in cui ritorna prepotente il tema della bellezza salvifca: un assassino, redento da una prostituta e condannato a 7 anni di lavori forzati (Delitto e castigo); un principe, Myškin, da tutti chiamato ‘Idiota’ (L’Idiota) il quale, per eccesso di bontà e per aver amato due donne tanto belle quanto malvage e bugiarde, fnirà la sua vita realmente pazzo, in manicomio.

La bellezza dunque salva? O inganna? Facciamo un passo indietro, arretriamo solo di pochi passi rispetto a una parola così carica di signifcati accumulati nel tempo da risuonare vuota.
Percorriamo gli open space della nostra azienda, di centinaia di altre aziende sparse per il globo: cosa vediamo? Sedie vuote. Computer spenti. Le sale caffè bisbigliano voci, eco sospese di un tempo che, cronologicamente, risale a febbraio 2020, ma sembra a noi ormai remoto.
Ah il tempo, inafferrabile e ambiguo come la bellezza stessa!
Tutto si è fermato, immobilizzato dall’incantesimo di una strega malvagia. La principessa (bella, anzi no, bellissima) si è punta con un ago e il regno dorme: giorni, mesi, anni… forse secoli. La bellezza genera stupore.

E l’orrore? Questo tempus horribilis non genera anch’esso uno stupore, magari più forte? Bellezza e orrore sono forse facce di una stessa medaglia? Ci siamo ingannati e la nostra vita altro non è che macchinazione di un Demiurgo che gioca con la sua creatura?

Viviamo rintanati tra le mura di casa, un senso di insicurezza ci attanaglia, ansie sottili per noi, i nostri fgli, i nostri vecchi i cui anni a venire sono ancora più preziosi dei nostri.
Bellezza arida, perduta, parola vuota: inganno del bello, simulacro di una verità che non esiste!
Proviamo a fare un altro passo indietro, a uscire dagli open space, dalle sale caffè vuote, attraversiamo i corridoi in direzione inversa, sì, ma senza fretta. Prendiamoci tempo, un attimo di respiro può durare più di quanto si immagini: torniamo a casa.

In questi anni, altro è accaduto: qualcosa che rimanda a un tempo pieno, vissuto, un tempo in cui gesti e parole sono rimasti lì, come ‘sopravvissuti’. Dalle nostre cucine, dagli sgabuzzini attrezzati a studioli, dai salotti, dai giardinetti di casa, abbiamo processato ordini, sviluppato software, rincorso normative che impazzivano come la maionese e all’inizio di ogni riunione ci siamo chiesti a vicenda “Come stai? Come state ragazzi? Come stanno i vostri cari?”.

Abbiamo praticato l’umanità, l’umanità e – la bellezza – che cos’altro è se non pervicace, ostinata resistenza al brutto? Dove il brutto avanza come un deserto che spegne la vita, l’umanità resiste: un gesto di attenzione verso l’altro vale mille teorie del bello.

Il simbolo della nostra azienda è un veliero che affronta la tempesta e mai – mai – ne viene scosso (parafrasando Shakespeare). In realtà, noi di State Street, gli scossoni li abbiamo sentiti e continuiamo a sentirli, ma siamo ancora qui, sulla nostra barca blu che resiste nel mare, a raccontarvi
cosa sia, per noi, la bellezza.

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Author: administer