Greenwashing?

Il 2022 della sostenibilità è iniziato con l’inclusione di gas naturale e nucleare tra le attività ecosostenibili secondo la Tassonomia UE e la conferma del cambiamento climatico come rischio n.1 in termini di impatto da parte del Global Risks Report del World Economic Forum.

Iniziamo dai problemi, con la novità di quest’anno: non è più il cambiamento climatico di per sé, ma il fallimento dell’azione per il clima a essere considerato il rischio più grave a livello globale nei prossimi 10 anni. 

E questo la dice lunga su quanto siamo lontani dalla traiettoria di transizione energetica e produttiva che consentirebbe di mantenere le temperature globali al di sotto dei 2°C in più del livello preindustriale, come fissato dall’Accordo di Parigi del 2015. 

La transizione verso lo “zero netto” o “neutralità carbonica” – lo stato in cui i gas serra (GHG) emessi nell’atmosfera sono bilanciati dalla loro rimozione dall’atmosfera – potrebbe generare trasformazioni nelle economie e nelle società quanto le passate rivoluzioni industriali. 

Tuttavia, la complessità dei cambiamenti tecnologici, economici e sociali necessari per la decarbonizzazione, unita alla natura lenta e insufficiente degli impegni attuali, porteranno inevitabilmente a cambiamenti ed effetti disordinati. Realizzare una transizione giusta significa agire su più piani contemporaneamente, a livello globale e concertato tra paesi che si trovano in momenti molto diversi dello sviluppo economico sociale. 

Una prolungata mancanza di coordinamento tra i paesi avrebbe profonde implicazioni geopolitiche, con un crescente attrito tra i forti sostenitori della decarbonizzazione e coloro che si oppongono a un’azione rapida e forte utilizzando tattiche come lo stallo dell’azione per il clima o il greenwashing: la pratica di abbellire con una patina verde qualcosa che verde (o sostenibile) non è, azienda, attività o prodotto che sia.

Ed è proprio al grido di greenwashing che alcuni paesi europei, istituzioni e ONG internazionali hanno protestato contro la proposta della Commissione Europea di includere nella Tassonomia delle attività ecosostenibili anche gas e nucleare. 

Lo stesso gruppo di esperti indipendenti convocato dall’UE per fornire consulenza sullo sviluppo della tassonomia verde ha messo in guardia sui rischi di una riclassificazione di nucleare e gas naturale come ammissibili al finanziamento sostenibile. 

Sia l’energia nucleare che le attività del gas violano uno dei capisaldi della tassonomia cioè il divieto di generare danni per l’ambiente (in questo caso stiamo parlando delle emissioni di gas fossile – compreso il metano – e delle scorie nucleari). Molti operatori del mercato finanziario accusano la commissione di aver trasformato quella che doveva essere l’azione per “proteggere gli investitori privati dal greenwashing” in greenwashing su larga scala, minando obiettivi e credibilità della UE stessa. 

Greenpeace ha denunciato la proposta come “il più grande esercizio di greenwashing di tutti i tempi”. La commissione europea si è difesa sostenendo che la sua credibilità ne uscirà in realtà migliorata da questa scelta “difficile ma necessaria”.

La complessità della situazione è sotto gli occhi di tutti, la necessaria soluzione concertata quasi un miraggio. L’Unione Europea sta affrontando difficoltà molto più grandi del previsto nel suo percorso verso lo “zero netto” e stiamo parlando di 27 paesi già uniti da moneta, mercati, organi di governo, ecc. 

Sarà greenwashing? Sarà provare a procedere alla velocità giusta senza lasciare indietro nessuno? 

Saprà la comunità globale coordinare una transizione con tempi e modi “giusti” per tutt*? L’ardua sentenza non potrà aspettare i posteri, però.

Valeria Colombo

1978, laurea in scienze politiche, esperta di sostenibilità e ESG.

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Author: administer