Cicatrici

Scoprire la bellezza nelle fragilità

Quest’anno abbiamo deciso di rinnovare il nostro impegno a fianco dei B.Liver – giovani affetti da gravi patologie croniche – per la realizzazione di “Cicatrici”, un progetto nato nel 2018 e volto a far riflettere sulla cronicità e sulla fragilità della vita attraverso un’inaspettata rivisitazione delle icone della bellezza classica. 

L’edizione 2021 – intitolata “L’arte di ripartire” – è stata, se possibile, ancora più significativa rispetto alle precedenti perché realizzata a conclusione di un anno difficile e toccante per tutti: l’anno della pandemia, che ha imposto l’isolamento e ha stravolto le nostre vite, lasciando una cicatrice collettiva, tanto fisica quanto psichica. Riflettendo sulle esperienze che ognuno ha vissuto durante i momenti più difficili della pandemia, l’iniziativa ha avuto l’obiettivo di raccontare le cicatrici che sono rimaste non solo sulla nostra pelle, ma soprattutto nella nostra anima, cercando di tramutarle in motore di trasformazione positiva per il futuro.

L’idea alla base del progetto è tanto semplice quanto potente. Attraverso la reinterpretazione di due delle più importanti icone classiche dell’arte occidentale – la Venere di Milo e il David – i B.Liver hanno messo in discussione i canoni di bellezza dell’arte greca, che ricercava e idealizzava la perfezione attraverso la scultura di corpi atletici e armoniosi. 

In “Cicatrici” le statue stesse sono state ricoperte da segni, ferite e altre imperfezioni del corpo, con la volontà di sostenere il superamento di un sistema di proporzioni e stereotipi di bellezza, in favore di un corpo “vissuto” da cicatrici rappresentative della fragilità della vita. Le opere, infatti, sono un elogio alla vulnerabilità e un invito a non nascondere le nostre debolezze per paura del giudizio altrui o per timore di sentirci inadeguati. 

L’edizione 2021 del progetto è stata realizzata proprio nel periodo in cui, noi dipendenti di Janssen, stavamo progressivamente tornando a occupare le nostre scrivanie in ufficio per, finalmente, ritrovarci, e in molti casi rivedendoci dopo lunghi mesi di lontananza. In questa occasione, tutti i colleghi hanno partecipato attivamente per trovare insieme la forza per ripartire e per riflettere insieme su un significato di bellezza “aperto” e “umano”, privo di stereotipi, mettendosi in gioco e condividendo la propria cicatrice sui bozzetti della Venere di Milo e del David. 

Le opere sono ora entrate a far parte dell’opera collettiva realizzata nell’ambito del progetto e esposta presso la Triennale di Milano. I ragazzi del Bullone sono per noi una grande e continua fonte di ispirazione. Nonostante le loro difficoltà, ci hanno insegnato a non aver paura di mostrarci per quello che siamo ma, anzi, a condividere le sofferenze e a trasformare le debolezze in punti di forza. 

Le statue rappresentano un’umanità che rende tutti uguali – ognuno di noi ha sofferto – ma che, al contempo, caratterizza perché solo le esperienze personali, anche se difficili, determinano la nostra unicità. 

Ecco il valore di “Cicatrici”: sottolineare piuttosto che coprire le ferite, attraverso il rifiuto di un falso senso di perfezione. 

Come Janssen, insieme ai B.Liver, vogliamo invitare a valorizzare la bellezza della transitorietà e dell’imperfezione: così come i muscoli del nostro corpo si adattano a diventare più resistenti quando guariscono dopo essere stati strappati dallo sforzo fisico, così anche le persone diventano più forti quando sono sfidate o le situazioni cambiano, e migliorano quando sono esposte a una crisi. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che stiamo tutti partecipando alla creazione della bellezza del nostro tempo. Per questo è nostra responsabilità costruire un futuro in cui le persone possano essere autorizzate e orgogliose di essere se stesse, senza che le imperfezioni siano causa di vergogna.

La pandemia ha lasciato una ferita profonda in tutti noi. 

“Cicatrici” ha dimostrato la necessità di affrontare le ferite a partire dalla loro esposizione. Senza vergogna, ma con uno spirito di valorizzazione per promuovere la trasformazione positiva di se stessi e della società, all’insegna dei valori della diversity, equity e inclusion che da sempre fanno parte del DNA di Janssen. 

Perché il benessere di ogni persona – al centro della filosofia di Janssen – parte dall’accettazione di ciò che siamo e che ci rende unici e uniche, ricordando che è proprio la bellezza e al tempo stesso la fragilità della vita che rende la vita stessa così preziosa. 

Spread inclusion all around the globe

Author: administer