HASHI PER L’INSALATA

È un venerdì mattina quando intervisto (e conosco per la prima volta) Monica Valli.
Notoriamente verso la fine della settimana le energie che mi restano sono poche, il weekendè alle porte, ma l’umore non è alle stelle al pensiero che dovrò lavorare per recuperare un po’ di arretrati.

Ma poi arriva Monica.
Come acqua che scaturisce naturalmente da una fonte mi travolge, con voce cristallina e vivace; l’entusiasmo che la anima è talmente pulito, convincente e inatteso da lasciarmi, quasi, senza parole. Così la ascolto.

Monica ha 46 anni, lavora in Enel da ventisei e vive in Liguria; ha sempre ricoperto ruoli in ambito commerciale Market Italy, è stata responsabile dei Punto Enel di Imperia e di Savona, ha vissuto in diverse città e viaggiato moltissimo. Da cinque anni, ovvero da quando ne aveva 41, Monica è diventata completamente cieca a causa di vicissitudini me- diche che non ci interessa approfondire qui. Ciò che inte- ressa, e sorprende, è ciò che è accaduto dopo. L’inarrestabile impulso che Monica ha avuto, “Sono cieca, sì, ma viva” e tutto ciò che ne ha lasciato scaturire.

“È stato come nascere una seconda volta. Ho dovuto e voluto reimparare tutto, recuperare ciò che mi dà gioia e che considero bello: camminare, mangiare, leggere, vedere film, viaggiare, andare a teatro… Ho appreso, da capo, come godere della bellezza.”

Monica non lascia trasparire un lamento, una protesta, un compatimento che sia uno. Racconta di come tutto sia cambiato, certamente, ma senza astio né esasperazione, solo con la lucida consapevolezza di una donna che ha scelto di mettercela tutta per ripartire, costruire nuovi approcci, nuovi spazi, nuove possibilità.

“Se dovessi dire cosa si è realmente trasformato nella mia vita, citerei due cose: la relazione con gli altri e come fruisco delle mie passioni.”
“In che senso, in che modo?”

“Ho iniziato a interpretare le relazioni con le altre persone in modo completo, a 360 gradi e ho scoperto che, aprirsi agli altri, scoperchia meraviglie! Ogni giorno è la continua conferma del fatto che moltissimo può esser fatto e la sco- perta è che, io, riesco a farlo.


La vista è uno dei sensi che usiamo di più per assorbire la bellezza, eppure non è l’unico che abbiamo a disposizione. Imparare a fruire del bello anche in modi differenti ci permette di scoprire mondi sconosciuti che sono, in verità, a portata di mano.


È un percorso costante e impegnativo, ma attingo anche a ciò che ho conosciuto, visto, imparato… e talvolta anche ai luoghi in cui ho viaggiato.”
“Tipo?”

“Tipo: ero stata un paio di volte in visita in Giappone e, a casa, ho una piccola collezione di hashi (i bastoncini per mangiare). Ora ho realizzato che mi è difficile infilzare l’insalata con la forchetta, perché sfugge in continuazione: così ho provato a usare le hashi e mi trovo molto meglio!” Monica è una sorpresa continua.

Addirittura la conoscenza di sé è differente da quella che aveva in precedenza. Monica ci pensa un attimo, poi dice: “Ora mi conosco meglio, mi percepisco in modo più com- pleto.”

Quanti/e fra noi possono dire lo stesso?
Prosegue: “È lo stesso anche nei confronti del mondo che ci circonda. Amo da sempre la natura, il mare – che ho qui vicino -, camminare… e tutto questo non l’ho perso, ora ho semplicemente un nuovo modo di percepirlo. Una possibilità diversa di conoscere la bellezza anche senza vederla.” “E il lavoro?”, domando. Del resto questo contatto nasce grazie agli amici di Enel…

“Tornare al lavoro ha richiesto un buon percorso di formazione per sviluppare una memoria che fosse diversa da quella visiva, per imparare a usare gli strumenti di accessibilità tecnologica che sono a disposizione, ma che vanno conosciuti e appresi. Sono tanti, sono utili e sono necessari. Questo processo è stato possibile perché ho la fortuna di lavorare in un’azienda molto attenta ai temi di inclusione e diversità che nel corso degli anni sono diventati pilastri della cultura del Gruppo. Essere aperti e conoscere le persone che lavorano in Enel, ognuna con le proprie caratteristiche, crea valore e arricchisce ognuno di noi. È così che si crea un modello vincente che consente alle persone di sentirsi parte di qualcosa che unisce e non divide”.

Ed è anche per questo che Monica ha trovato, al rientro in ufficio, una fiduciosa squadra di colleghi e colleghe disposti a supportarla e sostenerla in quello che si è poi rivelato uno scambio continuo di competenze.

Oggi si occupa di training – sempre in area mercato – nel polo territoriale macro area nordovest, è un ambito non nuovo per lei e nel quale si muove con sicurezza.
“Sono stata messa nelle condizioni di continuare a lavorare e di farlo bene, e di provare ad aggirare gli ostacoli con gli strumenti che ho a disposizione, mescolati ai ricordi che ho raccolto e che – non è così per tutti, lo so – mi aiutano a visualizzare le situazioni, i contesti… o anche semplicemente lo schermo del pc. E questa sfida continua mi fa sentire viva, mi sprona a procedere con entusiasmo, a saggiare le mie possibilità e a costruire, giorno dopo giorno, questa nuova vita.”

Anche essere autonoma nel lavoro per Monica ha a che fare con la bellezza, è evidente.
L’unica riga che mi sento di aggiungere a questo incontro così avvolgente e leggero è che auspico che l’entusiasmo e le competenze che Monica sta sviluppando possono ricadere anche nella “progettazione” di un mondo più equo e inclusivo, laddove persone come lei, capaci e entusiaste, vengano direttamente coinvolte, consultate e chiamate in causa per co-costruire contesti e luoghi sempre più accessibili. A chiunque.

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Author: administer