OFELIA

Rubrica teatro


KËR THÉÂTRE

Per raccontare il progetto artistico del KËR Théâtre Mandiaye N’diaye bisogna partire dal suo nome. Mandiaye N’diaye, nato in Senegal nel 1968, è arrivato in Italia alla fine degli anni ‘80, dove è stato

per oltre 20 anni attore del Teatro delle Albe di Ravenna, con cui ha dato vita a numerosi progetti tra Italia e Senegal volti alla creazione di ponti, di legami umani e artistici. Tornato in Senegal nel 2001, Mandiaye ha lavorato nelle banlieues senegalesi per la formazione di giovani artisti e nella crea- zione di produzioni internazionali. Nel 2014, poco prima del debutto della coproduzione italo-senegalese “Opera Lamb”, di cui è regista, Mandiaye ci ha lasciati.

È da questo evento, così improvviso e destabilizzante, che nasce il KËR Théâtre Mandiaye N’diaye: Moussa N’diaye, Fallou Diop e Adama Gueye hanno deciso di coltivare il pro- getto creato da Mandiaye, raccogliendo l’eredità dell’enorme

lavoro di dialogo seminato dall’artista e tenendo viva la relazione con il Teatro delle Albe e con altri artisti italiani.
Nel 2016 è stato realizzato un progetto con le bambine e i bambini di Diol Kadd, villaggio di origine di Mandiaye, dove oltre ad Alessandro Argnani (Teatro delle Albe) era presente l’illustratrice Leila Marzocchi, che ha proposto un laboratorio di disegno a partire da cappuccetto rosso. Da questo spun- to, notando le analogie tra la fiaba europea e le storie della tradizione senegalese, è nato “Thioro – un cappuccetto rosso senegalese”, una coproduzione Teatro delle Albe/Ravenna Teatro, Accademia Perduta/Romagna Teatri e KËR Théâtre Mandiaye N’Diaye, con la regia di Alessandro Argnani e in scena Fallou Diop, Adama Gueye, Simone Marzocchi/Andrea Carella. “Thioro”, mi spiega Alessandro Argnani, “ nasce nel segno del meticciato delle Albe afro-romagnolo, con l’idea di mettere insieme culture e portati diversi”.

Così il lupo diventa qui la iena buki (animale chiave della tradizione senegalese) e il bosco una savana; Thioro (il nome in wolof significa “ti amo”), che deve raggiungere la casa della nonna per farsi raccontare una storia, è il pubblico stesso, che disposto in cerchio è chiamato in prima persona ad essere parte del racconto.

Un lavoro non solo destinato all’infanzia, ma che possa essere letto con lo sguardo dell’infanzia da tutti gli spettatori e le spettatrici, senza dimenticare che “ognuno di noi è stato piccolo e ha avuto paura di perdersi nel bosco o nella savana”. Lo spettacolo, che ha debuttato nel 2018, è andato in scena in 240 repliche in Italia e in 15 in Senegal e ha vinto nel 2019 il premio Eolo come miglior progetto produttivo.

Nonostante la pandemia abbia (per ora) interrotto la tournée, il KËR Théâtre ha continuato a lavorare e immaginare, affiancandosi al grande progetto del Teatro delle Albe su Dante e innestando delle sinergie tra il mondo del grande poeta e il Senegal. La traduzione in wolof del primo canto dell’inferno a cura di Pap Khouma (Ravenna – Dakar – Piana Dei Kadd Nel Segno Di Dante, Kanaga edizioni, a cura di Tahar Lamri), è stata uno spunto di lavoro importante per il progetto “Dante en wolof: la Divina Commedia a Pikine”, organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura a Dakar, che ha portato Alessandro Argnani a lavorare per 9 giorni con 30 artisti in periferia a Dakar proprio sul primo canto della Commedia. L’evento finale, realizzato questo 23 ottobre in collaborazione con Arcots Banlieues presso il Centro culturale Léopold Sédar Senghor a Pikine (Dakar), ha raccontato un Dante rivoluzionario – come è stato definito da uno degli artisti in scena – perché ci dice che la felicità è ancora una possibilità percorribile, anche nelle periferie senegalesi, purché si accetti (un po’ come per cappuccetto rosso/Thioro) di attraversare il proprio bosco, la propria savana. Il labora- torio è stato seguito da Graziano Graziani, critico teatrale e voce di Radio 3, che realizzerà un’opera radiofonica per raccontare questo viaggio.

Per Mandiaye N’diaye i sogni hanno sempre guidato le visioni ed i progetti, e anche il KËR Théâtre – raccontano Alessandro Argnani e Moussa N’diaye – ha un sogno per il futuro: quello di costruire una casa del teatro a Malika, in periferia a Dakar, uno spazio di creazione e di residenza internazionale per artisti, un luogo dove coltivare la me- moria di Mandiaye infiammando i desideri e le ambizioni di questo progetto artistico, perché il KËR Théâtre Man- diaye N’diaye possa crescere, trovando la propria strada senza dimenticare da dove viene.

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Author: administer