LE TANTE VOCI DI AGOS

Sapete, in azienda abbiamo colleghi che provengono da ogni parte del mondo. Quotidianamente condividono la propria cultura, ed è un grande valore aggiunto. Oggi ve ne presentiamo tre: Mohamed, Andra e Marcela. Mohamed viene dal Marocco, Andra dalla Romania e Marcela dalla Colombia. Li ringraziamo fin d’ora per la disponibilità a raccontare la loro storia e il loro punto di vista.

Come hai conosciuto Agos?


Mohamed: Lavorando per una società appaltata, nel 1990.

Andra: Grazie alle richieste di prestiti fatte da amici e parenti. Marcela: Me ne hanno parlato alcuni ex colleghi, descrivendola come un’azienda solida e in crescita..

Come è stato l’iter di selezione?


Mohamed: Nel 1997 mi è stata fatta la proposta direttamen- te dal Direttore del personale, ho accettato e sono diventato dipendente Agos.


Andra: Sono in azienda dal 2018, ho mandato un cv online e, inizialmente, non pensavo mi avrebbero chiamata perché sono straniera; invece ho fatto un colloquio e mi hanno pro- posto una posizione diversa dalla candidatura iniziale, ma più adatta a me. Per la prima volta da quando ero in Italia mi sono sentita accolta. Prima ero etichettata come: “È rumena, ma è brava”, le Risorse Umane di Agos mi hanno reputata un valore aggiunto.
Marcela: Nel 2007 mi sono candidata per una posizione in- terna e ho sostenuto un normale iter di selezione.

Come sei arrivato/a in Italia? Credi che la tua nazionalità e la lingua che parli siano una ricchezza per il ruolo che ricopri?

Mohamed: Nel 1988 ho vissuto a Nizza, da alcuni parenti, e lì ho lavorato per un anno; poi da solo sono arrivato a Milano: è stata dura, ma sono riuscito a costruirmi una vita affettiva e lavorativa. In Marocco si parla anche francese e, in questi ultimi anni, mi è servito molto per relazionarmi con la Direzione francese.

Andra: Ho raggiunto mia madre, avevo bisogno di stare con lei. Ho svolto molti lavori, in vari settori e senza mai smettere di studiare fino alla laurea.


Marcela: No. Sono venuta in Italia per frequentare un master, poi ho deciso di restare. Parlavo già bene l’italiano e avevo una buona conoscenza della lingua inglese.

Ci sono state particolari esigenze di riavvicinamento familiare? Mohamed: No, ho creato qui la mia famiglia e mi reco a far visita ogni anno ai miei genitori, in Marocco.


Andra: No, i miei affetti erano già in Italia.

Marcela: La mia famiglia d’origine mi manca, ma ho sempre avuto la fortuna di trovare persone splendide che mi hanno aiutata a sentirmi a casa. Adoro l’Italia, mi piace molto vivere qui e ho la fortuna di vedere i miei parenti lontani una volta all’anno.

Quale aspetto della tua cultura andrebbe più valorizzato all’interno dell’azienda?


Mohamed: La tranquillità e la serenità nell’affrontare le cose.

Andra: Da noi non ci si ferma davanti all’apparenza, siamo più diretti… Spesso nel chiedere una cosa mi sono dovuta adeguare ai modi italiani, un po’ più formali. In Italia si ha sempre paura a dire le cose per timore delle conseguenze. Sono i valori come la curiosità, il coraggio, la spontaneità, la flessibilità a dover essere valorizzati.

Marcela: Non è una questione di cultura, bensì di scambio culturale e penso sia ancora un traguardo lontano per le aziende italiane, a differenza di altri Stati europei, nonostan- te l’Italia sia un paese accogliente. È una questione di adatta- bilità. Per esempio, io mi sono adattata perché mi sento in- tegrata, ho una mentalità aperta e mi sento parte del gruppo.

Ti sei sempre sentito/a accolto/a? e se no, vuoi raccontare la tua esperienza?


Mohamed: In azienda mi sono sempre sentito accolto, apprezzato e ascoltato.

Andra: Ho vissuto sulla mia pelle qualche episodio di razzismo a scuola, quindi, in età adolescenziale, ho rifiutato la mia cultura. Ricordo di un compito in classe, titolo del tema “NON PASSA LO STRANIERO”, e l’insegnante considerò il compito di una compagna che recava frasi razziste come miglior tema che avesse mai letto. È stato bruttissimo!

Marcela: Si, sempre. Arrivata in Agos ho trovato un gruppo di lavoro accogliente. Mi sono sentita a casa. Ho avvertito da subito grande spirito di collaborazione e un ambiente davvero familiare.

Dal tuo ingresso in azienda a oggi, come pensi che le cose stiano cambiando?


Mohamed: In azienda ci sono stati molti cambiamenti positivi e tutt’ora sono in atto; il rapporto tra colleghi è migliorato tanto.

Andra: Mi sono sempre sentita accolta e apprezzata e nessuno ha mai considerato le mie differenze culturali e di veduta come un limite, bensì come un valore aggiunto.


Marcela: L’azienda è cambiata molto. Ci sono più iniziative che puntano al best place to work e all’inclusione, come il progetto D&I. Penso che la società debba continuare a pro- muovere i cambiamenti e motivare i dipendenti. Anche lo scambio interculturale sarebbe da valorizzare come focus di crescita.

Cosa faresti per migliorare la multiculturalità?


Andra: Parlarne! Per migliorare la multiculturalità non bi- sogna SOLO andare all’estero, “abbiamo l’estero in casa” e dobbiamo avere la curiosità di conoscerlo. “Lo straniero” è orgoglioso di farti entrare nella sua cultura e viceversa.

Marcela: Dobbiamo abituarci al cambiamento e diventare sempre più agili nel favorire lo sviluppo della multiculturalità. Come? Con una continua sensibilizzazione dei manager, con community progettuali eterogenee, con l’attivazione di sinergie con altre società, con le scuole e con le università. Amplierei inoltre lo scambio internazionale con il gruppo Crédit Agricole.

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Author: administer