OFELIA

EDUCARCI AD ESSERE NOI STESSE

Di Lucio Guarinoni


È il 2009 quando Irene Serini, a casa con la febbre, prende da uno scaffale il libro “Elementi di critica omosessuale” e ne legge l’introduzione, rimanendo immediatamente folgorata da quelle pagine iniziatiche e dalla figura rivoluzionaria di Mario Mieli.


“Era evidentemente necessario avere un po’ di febbre per toccare un libro incandescente!” dice sorridendo.
Da questa prima febbre nasce “Abracadabra”, un progetto indipendente, mosso dalla volontà di indagare il pensiero di Mieli attraverso 5 studi in 5 anni, prendendosi il tempo di abitare le viscere di un personaggio così complesso e affascinante, per poi tornare in superficie e tradurre questo viaggio in atti teatrali.

Di questo progetto abbiamo parlato nell’articolo “Abracadbra” (9 Dicembre 2020), e ci torniamo oggi sulla soglia del
quinto studio, e l’ultimo, che vuole illuminare il pensiero di Mario Mieli sui temi dell’educazione.

I primi tre studi racconta Irene ruotano attorno alle domande “Cos’è l’identità? Chi la determina? A chi serve?”, con l’obiettivo di incuriosire spettatrici e spettatori su Mario Mieli e sul suo sguardo sovversivo rispetto alle logiche binarie di divisione in maschi e femmine, in spettacoli a forma circolare “dove il pensiero gira come il cerchio in cui il pubblico è disposto”.

Figura guida del quarto studio è il triangolo, che occupa la scena esibendo il tema del potere, indagato da Irene Serini, in scena con Caterina Simonelli, a partire dalle gerarchie che si stabiliscono tra attrici e pubblico.

Il quinto studio “Abracadabra – l’educazione del bambino e della bambina” nasce invece sotto il segno del quadrato (che in campo alchemico si avvicina all’idea di costruzione, e quindi di proiezione verso un tempo che verrà): Irene Serini, Caterina Simonelli, Anna Resmini e Luca Oldani abiteranno uno spazio scenico i cui angoli saranno le domande “Chi ci educa? A cosa ci educa? Chi è autorizzato a educarci o meno? Chi saranno i bambini e le bambine all’interno di questo studio?”

Un lavoro che si muoverà attorno a un tema molto caro a Mieli, quello dell’educastrazione, secondo cui i desideri profondi dei bambini e delle bambine vengono costantemente e sistematicamente repressi. Non si cercherà, quindi, di esibire nessun metodo, peraltro da lui mai teorizzato, ma di indagare quanto alcune regole che diamo come assodate nel sistema educativo siano in realtà un limite, più che una possibilità, con il desiderio di chiedersi quanto la repressione della femminilità tanto nei bambini quanto nelle bambine – giochi un ruolo fondamentale.

Questo sarà anche l’ultimo studio, e quindi un saluto al pubblico, al tempo che verrà, a Mario Mieli e “anche per questo si chiude con l’argomento che più di tutti pensa al futuro, con un tema che guarda a coloro che, si spera, non verranno più educati a dividersi, ma a riconoscersi a prescindere da queste due forze [il maschile e il femminile] con cui siamo stati educati a governarci.”

Chiedo a Irene Serini cosa direbbe Mario Mieli, oggi, trovandosi di fronte a un gruppo di adolescenti, a quelle nuove generazioni per cui ha sognato un mondo nuovo. “Cercherebbe di affascinarli, giocherebbe con loro al travestitismo, alla sperimentazione fisica e concreta. Proverebbe a farli lavorare col corpo. Direbbe loro “Usatelo questo corpo, più che potete, perché è la parola più bella che avete. Ricordatevi che baciare ed essere baciati, abbracciare ed essere abbracciati, accarezzare ed essere accarezzati, scopare ed essere scopati, piace a tutte e tutti. Fatelo al di là di ogni orientamento, più che potete.”

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Author: administer