MANDELA

LO SFRUTTAMENTO MINORILE

Di Silvia Camisasca

Mentre scrivo queste riflessioni, penso alla raffica di numeri cifra di questa giornata: per la prima volta in 20 anni, la tendenza che aveva portato a ridurre lo sfruttamento minorile dal 2000 al 2015 del 38%, liberando 94 milioni di bambini/e dalla schiavitù di lavoro forzato, prostituzione, accattonaggio, subisce uno stop. La curva torna a salire, toccando, secondo le stime ufficiali, quota 160 milioni: tanti sono i/le bambini/e sottratti alla scuola, al gioco, alla possibilità di crescere in salute e nel rispetto della loro età. Giornali, web, agenzie stampa procedono diligentemente, come ogni 12 giugno, Giornata Internazionale contro lo sfruttamento minorile, al copia-incolla dei comu Unicef.

Con un elemento di novità: il 2021 è stato proclamato dall’ONU Anno internazionale per l’Eliminazione di ogni forma di sfruttamento sui minori. Quando nel 2019 era stata approvata in sede ONU la risoluzione, il mondo non era ancora stato investito dalla tempesta pandemica che ha spazzato via anni di intenso lavoro e, come in un cinico gioco dell’oca, siamo indietreggiati alla casella di partenza. Anzi, peggio: l’interruzione scolastica di un miliardo di piccoli/e in 130 paesi sta arrecando conseguenze psico-fisiche permanenti in migliaia di loro. Circa 70 milioni di bambini/e e adolescenti sono rimasti/ e lontani/e dall’apprendimento, anche da remoto, con ripercussioni, ancora una volta, irrimediabili.

A causa della sospensione delle tradizionali campagne vaccinali in una trentina di paesi, 94 milioni di bambini/e non hanno ricevuto la protezione dal morbillo, e, in una sessantina, migliaia di piccoli/e sfollati/e, rifugiati/e e richiedenti asilo sono stati/e esclusi/e dai programmi di protezione sociale prevista per il COVID-19, a seguito della chiusura delle frontiere ai confini tra gli Stati.

Entro la fine del decennio si prevedono 10 milioni di matrimoni forzati in più. Lo spaccato dell’infanzia negata spezza il cuore. Ma non possiamo permettere che, con esso, spezzi la speranza. Se ha ancora un senso il termine “dignità”. Se ancora esiste qualcosa che assomigli alla compassione (cum-patìre).

Per meritarci l’appartenenza al genere umano sappiamo cosa fare: la direzione era stata intrapresa agli inizi del nuovo millennio e, sulla scorta di quell’esperienza proficua, occorre un “piano Marshall” che veda sullo stesso fronte di prevenzione e contrasto a un crimine barbaro quanto subdolo, istituzioni, imprese, scuole, associazionismo, forze dell’ordine.

E, soprattutto, noi. Noi, società “civile”, che dobbiamo saper leggere le tante facce di un fenomeno molto più contiguo di quanto non si pensi. Entra nelle nostre case con sushi e pizze, si vende a ore nei motel di periferia. E, spesso, volgiamo lo sguardo altrove. Osserviamo poco e indaghiamo ancora meno, visto che l’ultima ricerca nazionale -curata dall’Associazione B. Trentin della Cgil e da Save the Children- risale al 2013 e, nonostante non
lasciasse spazio a interpretazioni (340.000 minori di 16 anni con alle spalle esperienze di lavoro) la definizione di “emergenza nell’emergenza” non bastò a terapie d’urto radicali. I/le bambini/e non sono solo oggetto di sfruttamento nelle miniere africane o nelle filiere del tessile asiatiche: dobbiamo impedire che i minori cadano nella zona grigia dell’abuso, del maltrattamento, del ricatto. Dobbiamo evitare loro un inferno che non brucia solo il sud del mondo, ma fa terra bruciata attorno.

Ovunque ci sia povertà ed emarginazione.

Spread inclusion all around the globe

Author: administer