CONTROSPAZI | Rubrica infanzia | TRA PARI.LE CULTURE DELL’INFANZIA

Di Elena Luciano

Nessun bambino e nessuna bambina può nascere e crescere senza il supporto di un adulto che si prenda cura affettivamente, cognitivamente, fisicamente, del suo benessere, dello sviluppo delle sue potenzialità e della sua educazione. In tal senso, proprio l’asimmetria di tale relazione tra adulto e bambino – ovvero la disparità di potere, di conoscenze, di ruolo – è condizione cruciale, che consente ai più piccoli di acquisire fiducia in sé, negli altri e nel mondo e, dunque, di crescere, conoscere, imparare.

La presenza di adulti autorevoli e capaci di tenere loro testa, favorisce nei bambini e nelle bambine lo sviluppo
di autodirezione e di autoregolazione e contiene quel senso di egocentrismo e onnipotenza che rischia di generare, già nel presente delle loro relazioni (con adulti e bambini), frustrazione e conflitti. Quella tra adulto e bambino va intesa innanzitutto come una relazione di aiuto, ovvero – secondo quanto indicato da Carl Rogers (1970, p.68) – “una relazione in cui almeno uno dei protagonisti ha lo scopo di promuovere nell’altro la crescita, lo sviluppo, la maturità e il raggiungimento di un modo di agire più adeguato e integrato nell’altro (…), una valorizzazione maggiore delle risorse personali del soggetto e una maggiore possibilità di espressione”.

In tal senso, l’enfasi di una differenza generazionale tra adulto e bambino è elemento imprescindibile per il successo della sua crescita e, ancor prima, della sua nascita e della sua sopravvivenza. Il mondo adulto, per sua intrinseca natura, esercita dunque effetti rilevanti sull’infanzia e offre ai bambini una cultura di cui bambini e bambine progressivamente si appropriano.

Tuttavia, accanto a ciò, va considerato lo sviluppo e l’apprendimento dei bambini nell’ambito di contesti tra pari, anche misti e disomogenei per età. Nonostante uno stereotipo indichi l’incapacità di bambini molto piccoli di imparare reciprocamente nella relazione tra pari, da diverse ricerche internazionali condotte in contesti educativi che accolgono bambini e bambine di età disomogenee tra 0 e 6 anni, emerge che il gruppo misto per età promuove apprendimenti di tipo cognitivo, emotivo-affettivo, sociale, per es. in relazione all’acquisizione del linguaggio, alle capacità di problem solving e alla capacità di gestire le relazioni interpersonali tra pari, addirittura riducendo comportamenti aggressivi e situazioni conflittuali rispetto a quanto accade in gruppi di età omogenee.

Nell’ambito del sistema integrato di cura, educazione e istruzione dalla nascita ai sei anni istituito in Italia dalla Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione (L. 107/2015, art.1, comma 181, lettera e) e promosso dal dlgs. 65/2017, vi è un focus specifico su questa fascia di età tanto complessa e eterogenea, che vede lo sviluppo di competenze fondamentali come, per esempio, quella sociale e intersoggettiva, che varia dai primi “sorrisi sociali”, nei primissimi mesi di vita, alla capacità di comprendere desideri e credenze altrui attraverso elaborati processi di negoziazione, negli anni successivi.

Lo sviluppo di ciascun bambino e di ciascuna bambina è un processo progressivo e graduale, non certo lineare, che – al di là dell’età anagrafica, che può indicare solo alcuni criteri di massima – riguarda in modo specifico e peculiare la crescita e l’identità di ciascuno, caratterizzate da una variabilità e da una diversità individuale che è tanto più valorizzata se considerata dentro a un gruppo misto per età, all’interno del quale ciascuno può mostrare risorse, talenti e potenzialità senza il confronto pressante con il criterio dell’età anagrafica.

Dentro un gruppo di bambini e bambine di età diverse è favorita infatti, sia da parte degli adulti sia da parte del gruppo stesso dei pari, una particolare attenzione alle differenze con le quali ciascuno contribuisce al gioco e alla relazione.


Oltre a ciò, la ricerca in molti ambiti disciplinari oggi ci restituisce che le bambine e i bambini non sono soggetti fragili da plasmare bensì attori sociali e soggetti attivi della propria crescita, capaci di creare nella loro quotidianità una vera e propria “cultura dei pari” (Corsaro, 2003) – con caratteristiche specifiche, essenzialmente diverse da quelle delle culture adolescenti e da quelle adulte – ovvero un insieme stabile di attività, di linguaggi, di routine, di artefatti, di valori e di interessi che viene prodotto e condiviso da bambine e bambini nelle loro interazioni reciproche, che si sviluppano nel comune tentativo di interpretare e comprendere il mondo adulto e, in certa misura, di opporvisi, modificandolo.

Incoraggiare lo sforzo con cui i bambini e le bambine cercano, per esempio nel gioco, di appropriarsi autonomamente e liberamente delle culture adulte, diviene dunque una sfida quotidiana, che favorisce sia la costruzione di culture autonome dei pari sia la valorizzazione dei loro contributi alla produzione, al cambiamento e alla qualità della realtà adulta (Corsaro, 2003).

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Author: administer