BOVARY |Rubrica libri |J. D. SALINGER IL GIOVANE HOLDEN

Di Silvia Rota Sperti

Nel 1951, anni prima che i moti studenteschi scuotessero il mondo intero, gli Stati Uniti vivono un’epoca di relativo benessere, condita da valori conservatori, da sani principi e da un moralismo che sembra fatto apposta per mettere i paraocchi contro gli errori – e orrori – del recente sforzo bellico. Il sogno americano invita alla ricerca della famiglia perfetta, del lavoro perfetto, della perfetta casa nei sobborghi, e poco altro.

È questo il contesto in cui Salinger, egli stesso reduce “scottato” dal secondo conflitto mondiale, pubblica Il giovane Holden, romanzo che non parla esplicitamente di guerra ma che, attraverso le esperienze del suo giovane protagonista, diventerà negli anni seguenti l’inno di una generazione contro.

Holden Caulfield ha sedici anni e viene espulso da un collegio che si autodefinisce prestigioso ma che, in realtà, è pieno di ipocrisie e arroganza. Il romanzo è la narrazione in prima persona dei pensieri di Holden mentre affronta l’espulsione e l’impresa di dover tornare a casa e comunicarlo ai genitori – cosa che sceglie di procrastinare
il più possibile.Una trama che non è niente di che, quindi, e un protagonista che inizialmente non pare nemmeno troppo simpatico.


Holden non ha sogni, non ha obiettivi. È un ragazzino demotivato, quasi cinico. Si scontra con tutti: fidanzate,
compagni di studi, professori. La sua critica non risparmia nessuno, è un inno di battaglia contro un intero sistema. Il suo monologo interiore è quello di un anti-eroe che non ci sta a farsi ingabbiare in cose in cui non crede e – soprattutto – in un perbenismo che non sente proprio.

Ma se è vero che apparentemente Holden è un lavativo, in realtà tra le pagine vediamo la sua statura spiccare sempre più rispetto a tutto il resto, a tutto ciò che è considerato “normale” e “positivo”. Strada facendo scopriamo che Holden ha un suo codice e soprattutto una grandezza d’animo che lo contraddistingue. Lo si vede nel suo rapporto con le altre persone, ma soprattutto in quello con l’adorata sorellina Phoebe, che adora, e che in una manciata di scene finali gli permetterà di risalire la china e ritrovare un senso della felicitàì e dell’amore per gli altri.

E così, questo ragazzino arruffato e polemico comincia a brillare, ed è una luce destinata a durare nel tempo. Con la sua diversità e il suo “remare contro”, Holden conquisterà milioni di lettori negli anni a venire, diventando una sorta di eroe alternativo, e la sua storia un manifesto per molti ragazzi delle generazioni future che mal digeriscono, tra le altre cose, le retoriche post-belliche, l’autoritarismo e la dittatura del capitalismo.

Holden non è mai esplicito in tutto ciò: la sua contestazione è tutta tra le righe, in un frame of mind che si pone
fin da subito in opposizione alla meschinità che lo circonda. La voce del protagonista è un atto rivoluzionario essa stessa: il punto di vista di Holden è sempre trasversale e va a cogliere aspetti della realtàì inaspettati, che hanno la forza dell’epifania.

Guardando il laghetto di Central Park, questo ragazzino non pensa una banalità qualsiasi, ma dove vanno le anatre quando il lago è ghiacciato? Il romanzo è tutto così: un invito a guardare il lato più nascosto e bizzarro delle cose. Non solo. La lingua del romanzo, con i suoi termini colloquiali, è un primo, riuscito esperimento nell’utilizzo di quello slang giovanile che da lì in avanti diventerà sempre più apprezzato in letteratura.

Mai, negli Stati Uniti come altrove, si era visto un adolescente raccontarsi così. Il giovane Holden è un romanzo di
formazione che è pura controcultura. Non è un caso che Einaudi ne abbia proposto di recente una seconda traduzione, firmata da Matteo Colombo, rendendo lustro a uno stile linguistico che ha fatto scuola. E non è un caso che Alessandro Baricco abbia intitolato proprio a Holden quella che è attualmente la migliore scuola di scrittura creativa in Italia.

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Author: administer