CO-STANZA

Un progetto di welfare comunitario che pone la persona al centro del sistema

Co-Stanza è un co-working con area baby per liberi professionisti e dipendenti – del settore pubblico e privato – che scelgono di lavorare in modalitĂ  agile in uno spazio polifunzionale, con aree dedicate al lavoro e al benessere e una community di esperti per il supporto alla loro vita professionale e personale. Per favorire l’occupazione femminile e, al contempo, il benessere nella conciliazione di lavoratrici e lavoratori, CO-STANZA ha dato vita a un progetto di welfare condiviso e accessibile da imprese, terzo settore e Pubbliche amministrazioni che vede al centro bambini, giovani, adulti, anziani: famiglie. 

Sostiene i concetti di identitĂ , cultura, diversitĂ  e inclusione attivando percorsi in cui abilitĂ , capacitĂ , sperimentazione e apprendimento favoriscono lo scambio e la condivisione nel tempo e nello spazio di adulti e bambini. Sin dal suo nascere promuove processi di ascolto del territorio per identificare le esigenze specifiche e emergenti della comunitĂ , per valorizzare persone e idee e co-disegnare interventi volti a favorire la crescita dal punto di vista umano, professionale, culturale e sociale. Un sistema di servizi integrati che – favorendo l’incontro delle alteritĂ , in rete con i soggetti del privato e pubblico sociale e attraverso strumenti e linguaggi adeguati all’etĂ  e al bisogno – affronta tematiche connesse alla quotidianitĂ  di ciascuno.

Convinte che sin dall’infanzia siamo una risorsa in grado di muovere cambiamento e innovazione, capace di far emergere inedite risorse sociali e attivatrice di legami comunitari, costruiamo spazi di convergenza inter-generazionale e inter-istituzionale. Luoghi dedicati a favorire il riconoscimento delle persone nella diversitĂ  delle soggettivitĂ  e delle biografie, luoghi che valorizzino le abilitĂ  creative ed espressive per innescare dinamiche che diano la possibilitĂ , in particolare alle nuove generazioni, di ingaggiarsi come attrici e fautrici della comunitĂ  locale, di esprimersi in attivitĂ  sociali, culturali e artistiche, dando vita a nuove forme di auto organizzazione e, infine, di ritrovarsi nella cultura politica del “sortire insieme dai problemi” co-producendo beni comuni accessibili a tutti, in una prospettiva inclusiva, interagendo con le istituzioni e costruendo un dialogo paritario con gli adulti della comunitĂ .

La pandemia ha palesato che, soprattutto bambini e giovani, sono in balĂŹa degli strumenti economici e culturali della propria famiglia, spesso priva di un sistema organizzato che possa compensare i casi in cui quella dotazione è ridotta. I “tentati” strumenti di conciliazione famiglia-lavoro hanno svelato un conflitto tra differenti diritti e diversi soggetti: è emersa la contraddittorietĂ  di interventi che de-istituzionalizzano il ciclo familiare configurandosi o come politiche di gender o di pari opportunitĂ , oppure come politiche mirate ad uno solo dei soggetti (bambini, donne, donne sole, anziani) e non alla famiglia, o infine, come politiche di workfare, in cui la deriva lavoristica della risoluzione del problema è il punto di vista predominante. Ciascuna di queste opzioni presenta punti di debolezza. È necessario assumere una prospettiva che porti a una visione della conciliazione che consenta, non solo di tener conto della molteplicitĂ  dei fattori e di tutti gli attori e attrici coinvolti/e nel processo, ma che permetta, mediante la considerazione della conciliazione come relazione sociale, la connessione tra dimensioni e soggettivitĂ .

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Author: administer