ASSOCIAZIONE FACCIAVISTA

L’arte come progetto educativo innovativo

Facciavista è un progetto di inclusione sociale che ha l’obiettivo di individuare e sostenere le peculiari abilità
artistiche di persone con disturbo dello spettro autistico. Prende il via nel 2018 a Monza a partire dal vissuto di una famiglia, quella di Matteo Perego e di Melissa La Scala e di loro figlio Alessandro, un adolescente con un disturbo dello spettro autistico; dalla loro esigenza di immaginare un futuro per questi giovani che stanno arrivando al completamento del loro percorso di studi “istituzionale”. Dopo la scuola dell’obbligo, infatti, non esiste più alcuna offerta volta a trovare un percorso per aiutare questi ragazzi a emanciparsi dalle proprie famiglie – famiglie accomunate, per questo motivo, dalla paura del futuro.


L’idea alla base del progetto è di applicare un percorso artistico contemporaneo guidato da David De Carolis, docente di Discipline Pittoriche presso il Liceo Artistico Modigliani di Giussano che, collaborando con i ragazzi, indirizza e coordina gli sforzi per arrivare a prodotti che abbiano un valore artistico a sé stante. L’obiettivo è creare opere che seguano una propria linea estetica coerente, utilizzando gli strumenti e le risorse che si hanno a disposizione, opere che abbiano un mercato e che dunque rispettino standard qualitativi elevati.

Non si tratta, quindi, di accontentarsi di semplici lavoretti che sono acquistati “per pietà”, cosa che purtroppo succede ancora troppo stesso nei percorsi di arte terapia.

Al progetto partecipa un piccolo gruppo di sei adolescenti, selezionati tenendo conto di quelle che sono le loro caratteristiche e modalità di interazione. I ragazzi sono impegnati per due ore, in un ambiente strutturato per aiutarli nell’organizzazione e nella relazione, ma che al tempo stesso lascia spazio ai loro istinti e alle loro esigenze, in un clima famigliare e disteso. La metodologia si basa su tre cardini: la ritualità, i temi ricorrenti e l’utilizzo di pacchetti di strumenti costruiti insieme ai ragazzi.

Questa metodologia permette di rispettare le esigenze tipiche delle persone con disturbi dello spettro autistico e, al tempo stesso, costringe gli educatori e tutti coloro che interagiscono con i ragazzi ad adattare il proprio modo di vedere al loro, scoprendo nuovi punti di vista, nuove prospettive.

Di recente il progetto è entrato nella sua “fase due”: non solo creare oggetti artistici venduti tramite i social (o, talvolta, creati su commissione), ma anche avviare collaborazioni con aziende, con il duplice intento di ampliare le tipologie di prodotti artistici affrontate dai ragazzi e di dar loro modo di iniziare ad approcciarsi a realtà aziendali.

Una delle prime collaborazioni è stata quella con un’azienda produttrice di vini, la Ermanno Costa Cascine Spagnolo, che ha chiesto la progettazione di un’etichetta per un Barbera d’Alba DOC. Il brainstorming è partito da una domanda: “Ragazzi, cos’è per voi il vino?”. E l’etichetta riporta la loro risposta, geniale nella sua disarmante semplicità: “È da bere”. L’etichetta è stata poi rielaborata dal Professor De Carolis dal punto di vista grafico ed estetico e il risultato è un ottimo connubio tra mente tipica e mente atipica. La onlus è sempre alla ricerca di nuove collaborazioni di questo tipo, all’insegna della ricchezza insita nel concetto di co-creazione.

Ma le aziende possono essere coinvolte anche a un livello diverso e, forse, ancora più importante. La metodologia innovativa usata in laboratorio per favorire l’interazione tra i ragazzi e la loro creatività potrebbe, infatti, essere spendibile con successo in altri contesti, tra cui per l’appunto quello della formazione aziendale, sia per i dipendenti “normotipici” che per quelli con vari gradi di disabilità.

Il connubio che, come nel caso dell’etichetta del vino, si crea tra la mente tipica e la mente atipica permette infatti di andare oltre i limiti, spesso inconsapevoli, posti dalle nostre convenzioni, dando vita a una molteplicità di punti di vista e di approcci che non può che portare ricchezza e creatività a beneficio delle aziende e delle persone.

Uno dei temi fondamentali che il progetto di Facciavista mette in luce è che c’è ancora un grande problema di inclusione – nell’ambiente scolastico prima ancora che in quello aziendale – a causa di una fatica diffusa a comprendere e a valorizzare l’orizzonte della diversità. Ma questi ragazzi non resteranno adolescenti per sempre, e c’è un gran bisogno che le aziende si concentrino sempre di più sulla formazione dei propri dipendenti normotipici, e ancora prima dei loro manager e dirigenti, con un approccio spostato verso la comprensione, per
favorire una maggiore sensibilizzazione e una maggior apertura mentale.

Sempre più spesso, infatti, le aziende parlano di inclusione, ma sono ancora troppi i casi in cui resta solo un obiettivo di facciata, senza una reale applicazione all’interno dell’azienda. È invece fondamentale gratificare e rispettare la dignità di queste persone come di tutte le fasce fragili, smettendo di vederle come un problema e un peso e considerandole, invece, come l’opportunità che rappresentano.

I ragazzi autistici, per esempio, sono spesso dotati di una grande creatività e in un Paese come l’Italia, che sulla creatività fonda molta della sua ricchezza, possono essere un valore aggiunto importantissimo, se inseriti e coinvolti rispettandone le peculiarità.C’è ancora molta strada da fare, ma realtà come Facciavista, seppur piccole e limitate a un determinato territorio, danno un segnale importante di speranza per il futuro.

Il prossimo passo, quello fondamentale, sarà creare una rete di progetti inclusivi per esportare questo approccio educativo innovativo nel maggior numero possibile di aziende.


http://facciavista.com

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Author: administer