INVECCHIAMENTO E LAVORO

Focus sulla disabilità 

Molti attributi, come la capacità di giudizio e il pensiero strategico, si sviluppano o si manifestano per la prima volta con l’avanzare dell’età. Contestualmente con l’età si accumulano anche esperienze lavorative e competenze. Tuttavia, alcune capacità funzionali, principalmente fisiche e sensoriali, diminuiscono per effetto del naturale processo di invecchiamento. 

Il progressivo invecchiare della popolazione suona come un campanello d’allarme e lancia una sfida a chi si occupa di politiche occupazionali. La promozione di opportunità di impiego per una forza lavoro che invecchia richiede, infatti, nuove idee in termini di welfare e condizioni lavorative adeguate alle esigenze professionali. 

A livello europeo i mercati del lavoro hanno la possibilità di facilitare i lavoratori più anziani promuovendo equità attraverso un approccio intergenerazionale.

Eurofound, l’agenzia dell’UE per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, a partire dagli anni ’90 ha svolto una ricerca che si è concentrata sulla partecipazione al mercato del lavoro, sulle prestazioni lavorative, sulle condizioni di lavoro e sulle preferenze occupazionali dei lavoratori più anziani, nel contesto politico del profilo demografico in evoluzione in Europa. Il lavoro si è incentrato, anche, sul sostegno pubblico e sulle iniziative a livello aziendale che promuovono l’occupazione dei lavoratori più anziani, specialmente nella fascia di età 55-64.

Uno dei principali dati emersi dall’indagine è che i lavoratori più anziani, nonostante abbiano meno probabilità di rimanere disoccupati rispetto ai più giovani, manifestano la convinzione che – se dovessero rimanere disoccupati – non troverebbero un nuovo lavoro con il medesimo trattamento economico o avrebbero persino difficoltà a rientrare nel mercato. 

Altro aspetto emerso dall’indagine riguarda la preferenza a lavorare con orario ridotto, che permetterebbe ai lavoratori più anziani di gestire l’attività lavorativa in modo più sostenibile e duraturo nel tempo.

In questo modo molti lavoratori e lavoratrici sarebbero disposti a lavorare anche dopo l’età pensionabile. 

La ricerca recente si è concentrata sul prolungamento della vita lavorativa attraverso schemi di pensionamento flessibili, revisioni di metà carriera e incentivi finanziari. 

Stiamo quindi assistendo a un progressivo allungamento dell’età pensionabile con tutte le conseguenze che questa condizione potrebbe portare alle persone con disabilità.

Dai dati riportati di seguito, sulla distribuzione degli occupati con disabilità e degli occupati dipendenti, suddivisi per classe d’età, possiamo infatti evincere che, all’incremento d’età delle persone occupate, corrisponde un peggioramento delle condizioni di salute dei lavoratori con disabilità (Fonte: elaborazione Fondazione Studi Consulenti del Lavoro su dati Eurostat e Ministero del lavoro e Politiche Sociali 2019).

• Fino a 39 anni 

Occupati con disabilità: 17,5%

Totale occupati: 36%

• Tra i 40 e i 49 anni

Occupati con disabilità: 28,8%

Totale occupati: 29,9%

• Tra i 50 e i 59 anni

Occupati con disabilità: 39,4%

Totale occupati: 26,7%

• Oltre i 60 anni

Occupati con disabilità: 14,3%

Totale occupati: 7,3%

In controtendenza al prolungamento dell’età pensionabile, nasce l’esigenza dei lavoratori con disabilità di accedere in anticipo alla pensione. Ma quali sono i requisiti per accedere alla pensione anticipata per le persone con disabilità o per chi assiste famigliari con disabilità? 

Nel 2011, con il Decreto Legge n. 201, intitolato “Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici”, la Ministra Fornero rilanciava due istituti già in vigore (D. Lgs 503/92) dedicati all’accesso al pensionamento anticipato rispetto alla normativa generale, che richiedeva 66 anni e 7 mesi di età oppure 42 anni e 10 mesi di contributi per il pensionamento anticipato (41 anni e 10 mesi le donne). 

Se in possesso di almeno 20 anni di contributi, nel 2013 i lavoratori con una percentuale di invalidità uguale o superiore all’80% avevano la possibilità di andare in pensione a 60 anni e 7 mesi se uomini e a 55 anni e 7 mesi se donne. 

Vediamo nel dettaglio cosa prevede attualmente la Legge 104 in merito al prepensionamento.

Tutti i possessori della Legge 104 hanno il diritto alla pensione anticipata, ma in modalità differenti: i lavoratori dipendenti del settore privato hanno diritto alla pensione anticipata mentre i lavoratori del pubblico possono ottenere la pensione di inabilità se non in grado di svolgere l’attività lavorativa.

Nel privato i titolari di Legge 104 possono accedere alla pensione di invalidità anticipata purché siano in possesso dei seguenti requisiti:

• 61/56anni di età per gli uomini/per le donne

• età contributiva di almeno 20 anni

• invalidità riconosciuta dell’80%

Nel pubblico funziona diversamente. Esiste la pensione di inabilità che può essere parziale o totale. L’inabilità parziale richiede almeno 15 anni di contributi. Se invece l’inabilità è totale, l’età contributiva deve essere di almeno 5 anni (di cui 3 maturati negli ultimi 5 anni). Sarà una commissione medica a decidere quale delle due opzioni prendere in considerazione una volta stabilito il livello di gravità.

La pensione anticipata è prevista anche per chi assiste un familiare con disabilità. Chi può farne richiesta? Tutti coloro che assistono il disabile da almeno sei mesi e quest’ultimo può essere:

• coniuge o parente di primo grado purché convivente;

• un parente di secondo grado nel caso in cui, quest’ultimo, abbia dei genitori o un coniuge di età pari o superiore ai 70 anni o che siano deceduti e quindi, rimasto solo.

Una volta ottenuto il benestare del medico, la pensione anticipata potrà avvenire in due modi: mediante Quota 41 o attraverso Ape sociale (pensione anticipata a costo zero).

Quota 41 prevede 41 anni di contributi e, un anno di contribuzione, deve essere versato prima del compimento dei 19 anni. Il dato anagrafico non è importante.

Per poter accedere a Quota 41 è necessario rispettare i seguenti parametri:

• disoccupato che, da 3 mesi, ha finito di percepire la disoccupazione;

• lavoratore invalido con una percentuale del 74%;

• lavoratore caregiver che, almeno da sei mesi, assiste un familiare con grave handicap;

• lavoratore che svolge un mestiere usurante.

Per quanto concerne l’Ape invece, il requisito è avere 63 anni e 30 anni di contributi. Se i parametri richiesti vengono rispettati, non ci sono costi o penalizzazioni. È anche possibile anticipare la pensione per tutti coloro che risultano essere invalidi oltre il 75%. Infatti hanno il diritto a 2 mesi anni di contributi figurativi aggiuntivi. Questo, permette a tutti i beneficiari della Legge 104, di andare in pensione a 5 anni – massimo – prima. Coloro che invece hanno una invalidità superiore all’80%, possono accedere alla pensione di vecchiaia anticipata.

Riassumendo abbiamo visto che, se da un lato le riforme pensionistiche hanno allungato molto la vita lavorativa, al tempo stesso si è registrato un incremento dei carichi di lavoro che producono un’usura precoce dell’essere umano con estesi fenomeni di malattie croniche. Spesso tali disturbi diventano con il progredire dell’età invalidanti e ciò compromette seriamente l’occupabilità delle persone anziane. Non è sufficiente posticipare l’uscita dal lavoro, occorre che ci sia la volontà di conservare l’impiegabilità dei lavoratori più anziani, anche adattando il lavoro alle loro esigenze.

Una attenta valutazione dei rischi dovrà considerare l’età e i conseguenti cambiamenti delle capacità funzionali del lavoratore che invecchia. Si dovrà prestare attenzione alle posture scorrette, agli orari di lavoro, a microclimi severi, a fattori di stress e a limitazioni articolari, solo per fare alcuni esempi.

Sarà necessario cambiare atteggiamento verso l’invecchiamento e questo sarà possibile solo attraverso un aggiornamento permanente, formando i dirigenti, sensibilizzandoli al tema e rendendo più flessibile il lavoro.

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Author: administer