I MANDARINI

Editoriale, Valentina Dolciotti

A oggi, le coorti di nascita che vengono utilizzate per una classificazione utile in ambito sociologico e statistico, sono le seguenti: Senior (nati dal 1926 al 1945), Baby boomer (nati dal 1946 al 1964), Generazione X (nati dal 1965 al 1979), Generazione Y (o Millenials, nati dal 1980 al 1994) e Generazione I (nati dal 1995 al 2015). 

La convivenza positiva e creativa tra generazioni è un tema che interessa tutte e tutti, famiglie, società, istituzioni, scuole, sport, imprese… 

Se ne sono rese conto anche le aziende che, non di rado, ospitano fra le proprie mura (ormai virtuali) almeno tre generazioni di dipendenti allo stesso tempo. 

Al netto delle esperienze di vita privata, del carattere, delle scelte specifiche, le persone nate nello stesso periodo storico condividono, almeno in parte, un’educazione e una formazione che potremmo definire collettive e che ne hanno forgiato la memoria e il pensiero; appartengono a una cultura (rafforzata da un’eventuale corrispondenza geografica) che ne contraddistingue riferimenti (musicali, letterari, politici…) e che, quindi, le rende simili sotto certi aspetti.

Anche per questo motivo trovo che abbiano gran valore tutti quei progetti che mettono in relazione fra loro persone appartenenti a generazioni diverse, siano essi focalizzati o meno su un progetto specifico, su uno scambio di ruolo lavorativo o sulla semplice conoscenza reciproca: ogni persona, infatti, metterà in gioco un vissuto differente e unico, avrà sistemi e corollari di riferimento specifici e peculiari che potranno arricchire sia l’altro/a, sia la relazione e quindi se stessa, nella relazione.

Non so se vale sempre, ma di certo vale spesso. 

Nel rapporto docente/discente, nonna/nipote, mentor/mentee, mastro/apprendista, allenatore/giocatrice, dominus/praticante, capo scout/lupetto… si gioca una differenza d’età che è sì profonda, ma non senza fondo, uno spazio di conoscenza fluido e reciproco, una piccola una danza. 

Ho letto che J.M. Twenge, docente di Psicologia alla San Diego University e autrice di molti saggi sull’adolescenza, propone queste otto tendenze per definire la generation-i, ovvero i nostri piccolini e piccoline: immaturità, iperconnessione, incorporeità, instabilità, isolamento, incertezza, indefinitezza, inclusività. Parecchia “roba”, mi sembra. Non credo di essere totalmente d’accordo con queste caratteristiche, penso però che, almeno una volta, per un motivo o per l’altro, ogni generazione abbia attraversato queste fasi. E se non tutte, molte.

Perciò mi astengo dal giudizio verso chi è più giovane o più anziano/a, io che mi trovo esattamente a metà, e cerco di lasciare alla danza lo spazio che serve per avere inizio e, anche, per evitare di calpestarci i piedi, poiché la vita attraversa così tante fasi che ciò che è vero oggi potrebbe non esserlo più domani e mi piace pensare che tutte e tutti siamo state (o saremo) il vecchio Santiago raccontato da Hemingway, che dorme e sogna i leoni e, allo stesso tempo, il giovane pescatore che, seduto accanto a lui, lo guarda sognare.

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Author: administer