A cura della Redazione

In termini sociologici e antropologici, per identità si intende «la concezione che un individuo ha di sé stesso nell’individuale e nella società, l’insieme di caratteristiche che rendono l’individuo unico e inconfondibile».
Nella vita, ogni essere umano ha un obiettivo preciso: quello di trovare la felicità. Ma le strade che ognuno sceglie di intraprendere per raggiungerla sono infinite. 
Al riguardo si è interrogato Zygmunt Bauman, filosofo e sociologo della post-modernità, che ha coniato il concetto di “società liquida”, un sistema in continuo cambiamento nel quale è sempre più facile smarrire la propria identità.

In Allianz Partners, in occasione dell’ultima Festa della Donna, abbiamo deciso di dedicare un nostro evento interno per parlare di identità, e in particolare della sua stretta connessione con la formazione e le competenze, indispensabili per autodeterminarsi, tracciare il proprio percorso, rafforzare il proprio Self Empowerment e dunque, in qualche modo, raggiungere la felicità.
Seppur consapevoli di quanto questa ricerca «individuale» non dipenda solo da noi, ma sia influenzata dal contesto sociale e culturale in cui viviamo, crediamo che formazione e competenze aiutino ad assumersi la responsabilità di definire il proprio progetto di vita, a portarlo avanti con consapevolezza e coerenza, cercando di essere un fattore positivo nei diversi contesti in cui ci relazioniamo.
Così, nel corso del nostro evento, ci siamo messi in ascolto delle esperienze di alcune colleghe, alle quali si è unita una vincitrice del Premio Valeria Solesin.
Ci siamo confrontati con persone diverse per provenienza, etnia, studi, identità di genere che, raccontandosi, ci hanno permesso di entrare per qualche minuto nelle loro vite, comprendere i loro diversi punti di vista e conoscere i percorsi da loro tracciati sulla via della «ricerca dell’identità».

Per comprendere meglio i legami tra identità, formazione, conoscenze e competenze, abbiamo poi avuto l’opportunità di ampliare la prospettiva di analisi, arrivando a parlare di dignità, libertà individuali e diritti umani, grazie alla partecipazione speciale di ActionAid.
E oggi che la nostra vita e il nostro lavoro sono sempre più legati alla tecnologia, che la nostra identità è non solo fisica ma anche digitale, sviluppare competenze e una cultura in questo ambito diventa una necessità.
Così lo scorso anno, affiancati da Talent Garden, abbiamo avviato un percorso di formazione interna su digital mindset and culture: Allianz Partners Lighting Up the Change. Digital4Future.

Abbiamo scoperto come la tecnologia possa cambiare il modo di relazionarci con gli altri, metterci davanti a nuove sfide, ma anche diventare mezzo di condivisione di idee, obiettivi ed esperienze, un terreno fertile per veicolare un messaggio di cambiamento e per coinvolgere tutti in questa trasformazione.
Perché ciascuno di noi possa riscoprirsi anche “in digitale”, rinnovarsi ed essere a pieno titolo parte integrante del cambiamento e del futuro, riteniamo sia importante essere artefici del proprio sviluppo personale.
Ma se l’importanza oggi della cultura digitale, e di quella tecnico-scientifica più in generale, è sotto gli occhi di tutti, ci sono alcuni risvolti meno evidenti, ma non per questo meno rilevanti, che spesso ci sfuggono.
Sentiamo parlare spesso di come Intelligenza Artificiale, machine learning e big data stiano già cambiando il mondo, e sempre più lo faranno in futuro. 
Non sempre però ci è chiaro che queste tecnologie, e la ineguale diffusione delle relative competenze, possano avere un peso anche su fenomeni come gender gap e valorizzazione del talento femminile.

Come si può comprendere leggendo il recente report UNESCO Artificial Intelligence and Gender Equality o il Global Gender Gap Report 2021 del World Economic Forum, le donne sono sottorappresentate nelle nuove professioni digitali, e questo comporta una serie di ripercussioni di non poco conto.
Le intelligenze artificiali vengono infatti “istruite” da essere umani, e se sono in grande maggioranza gli uomini a ricoprire questi ruoli, il rischio è che queste macchine ripropongano gli stessi disequilibri, gli stessi bias – consci o inconsci – che ci troviamo ad affrontare oggi.
Non si tratta di pure ipotesi, visto che non mancano i casi concreti, come quelli di software di reclutamento basato sull’intelligenza artificiale che sono risultati discriminanti per le donne. Per vincere questa nuova sfida, per volgere le potenzialità della tecnologia e del digitale a favore dell’eguaglianza di genere, la conoscenza, la formazione, è ancora una volta l’arma più forte.

Troppo spesso le ragazze, anche nel nostro Paese, si tengono lontane da percorsi di studio in ambito STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). 
Una recente ricerca Deloitte ci dice che in Italia solamente 1 studente STEM su 4 è donna, ancora meno nelle facoltà maggiormente in linea con i profili emergenti richiesti dal mondo professionale.
Eppure, le donne iscritte a facoltà STEM hanno ottenuto nell’ultimo decennio migliori performance sia in termini di risultati accademici sia di tempistiche, con un voto di laurea medio di 103,4 contro 101,8 degli uomini, e un ritardo medio al conseguimento della laurea di 1,3 anni contro 1,5 degli uomini.
Ancora una volta il problema è di natura culturale, e i bias risultano paradossalmente più marcati all’interno dell’universo femminile.
Anche per questo, dall’edizione 2019 abbiamo aperto il Premio Valeria Solesin a laureande e laureandi in materie STEM, per sottolineare l’importanza e il ruolo che questi percorsi di studi e le relative professioni possono avere nel percorso verso un domani più giusto, equo e prospero per tutti, tematica rilanciata anche nel 2020, grazie alla pubblicazione del libro “FORZA RAGAZZE, AL LAVORO! La parola ai giovani, per un mondo equo, inclusivo e meritocratico”, libro curato da Paola Corna Pellegrini, CEO di Allianz Partners ed edito da Guerini e Associati, con l’obiettivo di essere strumento di divulgazione attraverso i giovani, protagonisti e portavoce del cambiamento.
Ancora una volta il nostro messaggio alle giovani generazioni, ma non solo, è quello di non porsi limiti, di aprirsi alla conoscenza, di cercare la propria strada con passione, mettendo da parte paure e pregiudizi perché “sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere”.

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