La diversità è ricchezza. Francesca Sagramora, vicepresident HR Italia Procter & Gamble, ne è convinta da sempre. 

Per un’azienda come P&G – assicura -, che quotidianamente entra nelle case di miliardi di persone, valorizzarla è un dovere e una responsabilità per una società più aperta, più responsabile e più giusta.

Dottoressa Sagramora, una società è più giusta se è anche più equa. Ma le disparità sono ancora numerose, a partire da quelle di genere.

Come affronta questo tema P&G? 

P&G è da anni in prima linea nella lotta al gender gap: in tutto il mondo l’azienda conta il 48% di donne nell’organico manageriale e il 40% tra la totalità dei dipendenti. Numeri in linea con quelli di P&G Italia. 

Abbiamo due esempi recenti di cui andiamo orgogliosi: per la prima volta nella storia di P&G in Italia, la direzione degli stabilimenti di produzione è tutta al femminile. 

Merito di Silvia Saliani e Giuliana Farbo, a capo rispettivamente degli stabilimenti di Gattatico e Pomezia. 

Due nomine che rinforzano il nostro impegno nella parità di genere sottolineando come competenza e professionalità debbano essere i criteri alla base di ogni scelta».

Avete programmi specifici per la lotta al gender gap? 

«Si, certamente. E’ un’area dove se non c’è intenzionalità e determinazione i cambiamenti non succedono. 

Cito un paio di esempi che mi sembrano significativi. 

L’inserimento di donne all’interno di discipline tradizionalmente a predominanza maschile è ancora una barriera importante alla parità di genere. 

Da qualche anno abbiamo lanciato dei programmi di inserimento in quelle funzioni dove storicamente facciamo più fatica ad indentificare candidati donne (es. information technology, engineering ma anche sales). 

Il programma si chiama Future Female Leaders ed è finalizzato alla ricerca, reclutamento ed inserimento professionale di ragazze proprio in queste aree. E’ un programma che ci ha permesso di assumere negli scorsi anni il 50% di candidati donne sul totale delle posizioni disponibili.

Il secondo programma lavora più sul fronte maschile ed è quello che chiamiamo “Share The Care”. 

Si tratta di un congedo parentale di 8 settimane consecutive retribuito al 100% per i neo-papà. 

Riteniamo infatti che la condivisione delle responsabilità familiari in una coppia, come la cura dei propri figli per esempio, siano fondamentali per ridefinire un equilibrio sia familiare che professionale e restituire alla donna la possibilità di fare scelte diverse rispetto al bilanciamento famiglia / lavoro senza dover scegliere l’una o l’altro».

Lei come ha trovato questo equilibrio?

«Ho sempre condiviso con il mio partner le responsabilità familiari, definendo un equilibrio che ha permesso ad entrambi di vivere appieno la famiglia e sviluppare un percorso professionale. 

Ed ho avuto la fortuna di lavorare in un’azienda (P&G) i cui valori e principi coincidevano con i miei, che mi ha sempre ascoltata e che mi ha fatto crescere senza mai porre barriere al mio sviluppo, nonostante le esigenze familiari che ho avuto in vari momenti del mio percorso professionale. Per questo ritengo fondamentale lavorare sul piano del dialogo e dell’ascolto. Solo ascoltando possiamo comprendere appieno le diversità e rimuovere gli stereotipi. Questo vale ovviamente non solo per il gender gap, ma anche per altri tipi di disparità».

Come fate a essere più inclusivi?

«Ritorniamo al tema del dialogo e dell’ascolto. La mancanza di inclusività è quasi sempre legato alla mancanza di conoscenza. 

Ci sforziamo quindi continuamente di esporci esternamente, conoscere nuove realtà ed ascoltare persone più esperte di noi in alcuni ambiti. Quello della disabilità per esempio è un altro ambito pieno di paure, pregiudizi ed enormi barriere. 

Sumaira Latif, Leader Globale dei Programmi di Accessibilità e Inclusive Design di P&G, è un nostro punto di riferimento. Sumaira, nata con una rara patologia genetica conosciuta come retinite pigmentosa, ha vissuto sulla sua pelle il tema dell’isolamento. Ed è proprio da lei che è nata l’idea di creare pubblicità anche per i non vedenti. Oggi P&G nel Regno Unito include descrizioni audio in tutte le pubblicità TV ed è il primo inserzionista a farlo».

In Italia a che punto siamo?

«Da oltre un anno lavoriamo con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti per adattare la pubblicità televisiva dei marchi principali. L’abbiamo fatto con Gillette “Shave like a bomber”, ma al momento questa versione non può ancora andare in onda perchè i broadcaster italiani non hanno la tecnologia adatta per trasmetterla. Speriamo che prima possibile questo gap sia colmato, nel nome di un mondo più inclusivo».

E oltre agli spot, state sperimentando anche prodotti più “inclusivi”? 

«Assolutamente. Prodotti come le Dash Pods facilitano chi ha problemi di cognizione, visione o destrezza; le strisce tattili per shampoo e cerchi per balsamo sulle bottiglie di Herbal Essences Bio Renew permettono di essere distinte al tatto e attraverso la piattaforma Be My Eyes, i consumatori possono anche videochiamarci per avere consigli sui capelli e per letture dei test di gravidanza». 

Come arrivate a queste innovazioni? 

«Sono sempre le persone che ci ispirano. Dialoghiamo costantemente con i nostri consumatori e ragioniamo sui loro spunti e riflessioni. 

Ma anche con i nostri dipendenti e collaboratori. Abbiamo citato prima Sumaira Latif come esempio ed ispirazione. 

Un altro esempio è Emanuele Bravi, ragazzo non vedente dall’età di 6 anni che ha trasformato la sua diversa abilità in risorsa, portandola nello sport, dove è diventato un atleta di nuoto della nazionale para-olimpica, ma anche nel lavoro. Manuele collabora con noi da qualche mese occupandosi di formazione e consulenza allo sviluppo di nuovi prodotti inclusivi. 

È la dimostrazione di come la diversità significhi arricchimento e di come, aumentando la comprensione reciproca attraverso il rispetto e l’inclusione, sia possibile migliorare la vita di tutti». 

Spread inclusion all around the globe