Valeria Colombo

La sostenibilità è una tematica che include molteplici aspetti e, nell’acronimo ESG (Environmental, Social e Governance) utilizzato in ambito finanziario, comprende i fattori ambientali, sociali e di governo societario che si possono (e devono!) considerare per sapere se un’impresa, un modello di business, un paese sono attenti – e quanto – alla sostenibilità.

Va da sé che se le dimensioni sono almeno le 3 di ”ESG” allora le competenze in campo per occuparsi di sostenibilità sono svariate, e afferenti a materie molto diverse tra loro. Sicuramente servirà saperne di ambiente, di inquinamento, di utilizzo di risorse ed energia, ma anche di aspetti sociali, come le condizioni di lavoro, i diritti umani, l’educazione, la sanità, e infine anche di quali siano le migliori pratiche di governo societario (o statuale) che garantiscono la rappresentatività di tutti gli stakeholder e la sostenibilità di un modello produttivo, di un servizio o di un paese nel tempo.

Recentemente mi è capitato di far parte di un gruppo di lavoro incaricato di costruire un modello di valutazione del profilo Esg degli stati nazionali. Quanta complessità nel portare avanti un’analisi del genere! Quali sono gli aspetti che definisco il profilo di sostenibilità di un paese, di una nazione? Siamo partiti dall’assunto che gli Stati che contribuiscono maggiormente a uno sviluppo sostenibile sono quelli che meglio proteggono e favoriscono i diritti e gli obiettivi fondamentali, quali la libertà e i diritti delle persone, la pace, la sicurezza, la stabilità, la sanità accessibile ed efficiente, il benessere, l’educazione, il lavoro, la giustizia, l’uguaglianza, la conservazione dei mezzi di sussistenza e delle risorse naturali. E quali sono gli indicatori, i dati necessari per analizzare e valutare tale contributo? Questa rubrica non sarà la nota metodologica al lavoro svolto ma vuole essere l’occasione per sottolineare come sia necessario attingere a fonti, competenze e esperienze molto diverse tra loro per poter indagare la sostenibilità in tutte le sue forme.

Questo vuol dire che un gruppo che lavora a progetti di sostenibilità avrà bisogno di persone con formazione e specializzazioni molto diverse, oltre a qualcuno che magari non possiede nessuna competenza specifica ma che possiede soft skill come il dono della sintesi e lo sguardo d’insieme. Benvenuti dunque team multidisciplinari in cui ingegner* e scienziat* ambientali lavorano costruttivamente con economist*, sociolog*, espert* di geografia (fisica, politica e umana!), legge, scienze politiche, medicina e chi più ne ha più ne metta.

E quando non è possibile mettere insieme concretamente skills diversi per mancanza di risorse o perché la sostenibilità viene seguita da una sola persona, magari dedicata anche ad altre mansioni? Allora interviene la grande ricchezza costituita dalla collaborazione e dalla condivisione di buone pratiche e esperienze. Esistono numerosi network e piattaforme open source che hanno come obiettivo la diffusione di ricerche, esperienze e strumenti utili per praticare e misurare la sostenibilità e ai quali attingere per spunti operativi e per approfondire le proprie conoscenze. Quello a cui assisto occupandomi di questi temi è – per una volta – la sana competizione e l’emulazione costruttiva: la sostenibilità è una materia in continua evoluzione come lo è il nostro pianeta e la società in cui viviamo e, purtroppo o per fortuna, non esiste una ricetta unica per la realizzazione dello sviluppo sostenibile ma tanti possibili contributi (o tentativi) che tutti possono dare. Sono molto diffuse dunque le coalizioni e le alleanze in cui numerosi operatori dello stesso settore o della stessa filiera, concorrenti sul mercato, si impegnano a lavorare insieme per trovare soluzioni più sostenibili, ad esempio nell’uso delle risorse, per il riciclo dei materiali o per la riduzione delle emissioni di CO2 nei cicli produttivi.

Non sono Candide e non chiuderò dicendo che la sostenibilità è il migliore dei mondi possibili, ma sento di poter dire che le sfide poste dal cambiamento climatico e dalle disuguaglianze sociali stanno ridando valore alla collaborazione tra persone e organizzazioni e alla diversità come elemento imprescindibile per trovare soluzioni creative e innovative per il raggiungimento dell’obiettivo comune dello sviluppo sostenibile.

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