A cura della Redazione

Ci si lamenta, di solito, perché inserire nel proprio organico persone con disabilità risulterebbe oneroso. E questo per due ragioni: una di tipo economico e una di tipo gestionale. Tale prospettiva si arresta di fronte a tutti i potenziali svantaggi che vengono in mente. Proviamo ora a sbloccare questo meccanismo inceppato, immaginando invece tutti i possibili vantaggi che le persone con disabilità possono apportare nei luoghi di lavoro:

– non viene mai in mente che le persone con disabilità sono un bacino di talenti sprecato: basti pensare alla capacità di adattarsi e di problem-solving, al pensiero laterale e critico che devono mettere in atto nel fronteggiare le loro personali difficoltà quotidiane. Tutte attitudini che alimentano la creatività, l’innovazione e il miglioramento, con ricadute sul vantaggio competitivo di un’impresa;

– creare un ambiente di lavoro attento alla sicurezza e che predispone una varietà di accomodamenti per venire incontro a molteplici necessità significa ridurre drasticamente il rischio di incidenti sul luogo di lavoro, ma anche renderlo più confortevole per tutt*, con impatto positivo sulla performance dei/lle dipendenti;

– la presenza di persone con disabilità induce a creare un ambiente di lavoro più aperto, che valorizza l’unicità e che presta attenzione ai bisogni e al benessere di ciascun*, contribuendo così ad aumentare il senso di appartenenza e a far diminuire il tasso di turnover;

– un comportamento etico genera valore di tipo reputazionale, aumentando così la talent e la customer attraction, e ottenendo al contempo un influsso positivo anche a livello finanziario, vista l’enorme e crescente attenzione ai criteri di sostenibilità;

– assumendo persone con disabilità si è in grado di comprendere meglio e di venire incontro alle esigenze di una grossa fetta di mercato, visto che circa il 15% della popolazione mondiale presenta una qualche forma di disabilità (un numero destinato a crescere, visto l’invecchiamento della popolazione), con ricadute positive sulla fidelizzazione dei clienti nei confronti del brand.

Volendo parlare di dati, possiamo citare una ricerca condotta da Accenture nel 2018, volta a indagare la correlazione tra inclusione della disabilità e risultati finanziari, in cui viene riportato: un aumento del 28% dei ricavi, un introito netto di due volte superiore e margini di profitto economico più alti del 30%. Dunque, a meno che non vengano “disabilitate” dalla società, le persone con disabilità non sono poi, nei fatti, un peso: includerle non dovrebbe più essere considerato un lusso o un onere, bensì una necessità per l’impresa.

In Findomestic, il viaggio di inclusione delle persone con disabilità è iniziato con l’edizione 2017 della Diversity & Inclusion Week, accompagnata dallo slogan #Distinti, mai Distanti. Abbiamo invitato Simona Atzori, una ballerina, pittrice e scrittrice, nata senza braccia, che con la sua straordinaria forza di volontà ci ha regalato una lezione di vita indimenticabile: affrontare la vita con il sorriso, facendo leva sulle abilità che ciascun* di noi sviluppa per sopperire a ciò che la vita non ci ha donato, e ignorando quelle convinzioni autolimitanti che troppo spesso ci bloccano nel raggiungere i traguardi che ci prefiggiamo. Il percorso di Findomestic è proseguito con numerosi incontri tra collegh* che hanno elaborato

insieme strategie creative volte a favorire l’inclusione nel nostro ambiente di lavoro, passando attraverso eventi esperienziali come i pranzi e gli aperitivi al buio (che si sono tenuti rispettivamente a Roma in collaborazione con la Onlus Dialogo nel buio e a Milano con l’Istituto Nazionale dei Ciechi). Findomestic sostiene anche gli amici di Dynamo Camp, un luogo magico, che abbiamo eletto a nostra casa per numerosissimi corsi di formazione, in cui abbiamo visto i colleghi riflettere, emozionarsi, lavorare tutti insieme per abbattere i muri del pregiudizio e della diffidenza.

In seguito a una personale esperienza avvenuta a Parigi, che mi ha portato a riflettere su quanto sia diverso l’atteggiamento della stragrande maggioranza delle persone nei confronti di chi ha una disabilità invisibile, ho cercato un fornitore che potesse aiutarmi nell’organizzare un percorso di sensibilizzazione su questo tipo di disabilità: sono così nate le attività di cooking, in cui i/le colleghi/e, l’uno/a all’insaputa dell’altro/a, interpretano una disabilità visibile o invisibile dovendo portare a termine il loro compito: la realizzazione di una pietanza. Questa attività di team-building induce a confrontarsi con i propri limiti e i propri pregiudizi e stimola la riflessione su di sé e sul proprio comportamento verso gli altri, oltre che sulle interessanti dinamiche di gruppo che si crea- no durante la prova. Se il 15% della popolazio- ne mondiale ha una disabilità, l’85% di queste disabilità è invisibile: sono ancora pochissime le persone con una disabilità invisibile che riescono a dichiararlo all’interno dell’ambiente di lavoro.

Questo silenzio porta alla nascita di fraintendimenti, discriminazioni, che incidono pesantemente sulle relazioni e sul benessere dei/lle dipendenti dell’organizzazione. Questo aspetto ci sta particolarmente a cuore ed è il motivo per cui, anche durante il lock-down, abbiamo proseguito con gli incontri focalizzati sulle diverse prospettive di chi vive una disabilità visibile o invisibile e sugli impatti negativi che la pandemia ha causato sia a livello personale che familiare.

A marzo, il nostro programma di sensibilizzazione sulle disabilità si è ulteriormente arricchito con un percorso dedicato a tutti/e i/le nostri/e Manager (oltre trecento). Il percorso ha l’obiettivo di far comprendere meglio il mondo della disabilità e di essere di supporto ai/lle collaboratori/trici con disabilità valorizzandone le loro abilità. Questa esperienza ci ha permesso di comprendere le difficoltà dei/lle nostri/e Manager nel gestire alcune persone con disabilità, nel sentirsi completamente soli/e e inadeguati/e e, di conseguenza, inconsapevolmente non inclusivi/e. Il percorso ci ha inoltre consentito di raccogliere le loro esigenze e i loro timori e di metterli a confronto con esperti/e, aziende virtuose e testimonial che possano aiutarli nell’acquisizione di più consapevolezza.

La strada da percorrere è ancora molto lunga. Da ottobre 2019 abbiamo preso parte, insieme ad altre aziende, al progetto ForAll, che ha lo scopo di seminare la tematica D&I anche nella catena dei fornitori. A febbraio, inoltre, siamo entrati nel tavolo di lavoro Abilitiamo la disabilità, un progetto a cui partecipano numerose grandi aziende per confrontarsi, condividere esperienze, lavorare insieme per la valorizzazione dei/lle collaboratori/trici con disabilità: l’obiettivo è infatti di focalizzarsi sul talento della persona e sulle sue competenze, non sulla sua disabilità. Del resto, all’interno di un progetto globale di BNP Paribas dedicato alla disabilità, l’Italia ha proposto una campagna social con il seguente slogan, che resta ancora oggi il nostro punto focale: “Know me for what I can do, not for what I can’t”.

Spread inclusion all around the globe