Elena Luciano

Quella dell’apprendere è una esperienza imprescindibile dell’essere umano, che proprio attraverso la conoscenza diviene progressivamente più libero e più umano. Tale esperienza avviene necessariamente nel tempo, lungo tutto il corso della vita e fin dalla nascita. Impariamo da soli o in gruppo, imitando le azioni altrui o grazie all’insegnamento di altri. Soprattutto, impariamo nell’esperienza, quando la realtà ci appare problematica, ci interroga e accentua il bisogno di comprensione di sé, degli altri, del mondo. Impariamo fin dalla nascita e non solo a scuola, nonostante un vecchio stereotipo porti collettivamente a pensare che le bambine e i bambini inizino a imparare per davvero e a mostrare capacità e competenze solo quando arrivano alla scuola dell’obbligo. Quello stesso stereotipo induce spesso a pensare che, anche quando giungono all’età della scuola, bambine e bambini imparano principalmente o più efficacemente grazie all’intervento e all’insegnamento dell’adulto. In realtà, i bambini imparano sempre e dappertutto, in tutte le situazioni della vita, con gli adulti e senza di loro, dentro e fuori dai contesti educativi e scolastici loro rivolti. I bambini sono naturalmente orientati a crescere e a imparare nella loro reciproca e dinamica relazione con gli altri e con il mondo. Ciò avviene se e quando, accanto a loro, vi sono adulti disponibili a credere che non sono vasi da riempire di nozioni e saperi bensì costruttori di conoscenza, esploratori curiosi delle cose e dei loro meccanismi, ricercatori delle relazioni e dei contesti, acuti rabdomanti e acerrimi risolutori di problemi. Nei contesti familiari, educativi e scolastici abitati da adulti capaci di liberarsi da rappresentazioni chiuse e stereotipate dell’infanzia e disponibili a dare tempo ai bambini e alle bambine, essi potranno sentirsi liberi di esprimersi e di ricercare e apprendere perché supportati da uno sguardo incoraggiante, che li aiuta a percepirsi fin dai primissimi anni di vita pronti e capaci di apprendere, e dunque liberi di farlo, in quel contesto specifico. L’idea che i bambini hanno di sé e delle proprie capacità dipende del resto proprio dalle attese – esplicite e spesso implicite (ma pur sempre potenti!) – che gli adulti hanno su di loro e dalla fiducia che essi vi riservano. Favorire una logica di apprendimenti che escono dai luoghi formali dell’istruzione per realizzarsi in una pluralità di luoghi e lungo tutto il corso della vita, fin dalla nascita, non significa certo offrire ai bambini piccolissimi anticipi né accelerazioni. I contesti educativi per la prima infanzia come i nidi e le scuole dell’infanzia non sono certo luoghi di preparazione di conoscenze e competenze per i futuri adulti che saranno né di promozione di apprendimenti scolastici, bensì luoghi educativi dove cura, apprendimenti, gioco e socializzazione riescono a integrarsi armonicamente. A casa, al nido, a scuola, se consideriamo l’apprendimento dei bambini non tanto come accumulo di abilità e conoscenze gerarchiche bensì come il progressivo sviluppo di forme di interazione e partecipazione sempre più complesse, risulta improprio illuderci che ciascun bambino e ciascuna bambina possa essere in assoluto capace o non capace, competente o non competente. Sono le lenti attraverso le quali gli adulti osservano i bambini a fare la differenza, a cogliere cioè le loro intuizioni, i loro interessi e le loro disposizioni ad apprendere e dunque a promuoverle ulteriormente o, al contrario, ad ignorarle e a sminuirle, perdendo dunque clamorosamente la possibilità di incoraggiare, proprio in quella direzione, nuove scoperte e dunque nuove capacità e competenze. Similmente, non dipende solo dal bambino il suo essere o non essere capace o competente, come talora si illudono adulti saccenti dentro a contesti educativi poveri e ingessati. Capacità e competenze dei bambini, piuttosto, sono in relazione con la capacità del contesto predisposto proprio dagli adulti – genitori, figure familiari, educatori, insegnanti… – di ispirare, nelle bambine e nei bambini, desideri di conoscenza e di scoperta o, al contrario, di generare demotivazione, svilimento e povertà educativa. Ogni bambina e ogni bambino ha talenti e potenzialità di sviluppo unici e straordinari e potrà urlare “io sono capace!” tutte le volte che avrà accanto adulti capaci di aprire domande e di sospendere risposte, dentro a occasioni pensate per renderli talmente interessati e coinvolti nella scoperta di cose, fatti e fenomeni da persistere nella difficoltà, di fronte all’errore e nell’incertezza, sempre attratti dall’avventura della conoscenza e della direzione di sé.

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