A cura della Redazione

Il mio mondo dal basso verso l’alto” è il titolo che Leonardo Cardo ha dato al suo blog (https:// ilmiomondodalbassoversolalto.com/), uno dei tanti spazi on line dove Leonardo è attivamente presente per sostenere associazioni ed iniziative che hanno come minimo comune denominatore la D&I.Tra le più importanti che vale la pena menzionare di cui Leonardo fa parte: 

Acondroplasia Insieme per crescere onlus (https:// acondroplasiaonlus.com/it/),

Bionic People (https://www.bionicpeople.it/)

Ugualmente artisiti (http://www.ugualmenteartisti.it)

Digital Bench (https://digitalbench.it/)

L’associazione L’amico Charly Onlus, (http://www.amicocharly.it/index.php/amico-charly)

Fondazione Aquilone (http://www.fondazioneaquilone.org)

Leonardo, o Zio Leo, o Amo Leo che è la traduzione in arabo di Zio Leo, datagli da un bimbo arabo durante una festa tra amic* musulman*, è una persona con acondroplasia (ACP), una malattia genetica rara caratterizzata da un mancato sviluppo armonico della cartilagine di accrescimento delle ossa lunghe degli arti e che colpisce circa 1/25.000 dei nat* viv*. 

Leonardo è, per sua stessa definizione, “non soltanto il Disability & Inclusion manager di Zurich, ma una figura che va ben oltre.

“È per questo che mi definisco” – afferma Leonardo – “Disability & inclusion Ambassador. Per me ha molto più valore dell’essere semplicemente un manager. Il mio obbiettivo è convogliare tutte quei fenomeni dove il pregiudizio è di casa, quindi non solo disabilità, ma anche LGBT+, religione, gender, age, che sono potenzialmente tematiche a forte rischio discriminazione”.

Leonardo nasce a Verona nel 1958, ma a tre anni si trasferisce con i genitori a Milano. 

All’asilo non viene accettato perché, in quegli anni (!), i bambini con disabilità non venivano inseriti nella scuola dell’infanzia. Il suo percorso di studi lo porta successivamente a diventare un eccellente programmatore informatico; professione che eserciterà come consulente per due anni in alcune società diverse, prima di approdare a Zurich. 

Data la situazione personale, Leonardo ha sempre dovuto affrontare contesti nei quali non erano normalmente previste soluzioni per persone con disabilità. Questo vissuto ha portato Leonardo a sviluppare nel tempo la capacità di chiedere ciò che è dovuto, senza presunzione; rivendicando il riconoscimento di alcuni diritti.

“Pensa” – racconta Leonardo – “che un giorno l’Amministatore delegato dell’azienda dove lavoravo mi vide in grossa difficoltà fuori dall’ingresso degli uffici. Ero in punta di piedi e il braccio teso con perfino il portafogli in mano pur di riuscire a suonare il campanello. Dopo alcuni giorni, il citofono, grazie all’intervento dell’Amministatore delegato, fu abbassato”. 

Nel 1987 all’età di 34 anni Leonardo approda a Zurich, dove effettuerà una brillante carriera grazie ad un ambiente realmente inclusivo e dove incontrerà alcune persone che lo hanno visto per quello che era, cioè per le sue competenze e per ciò che valeva. 

Leonardo a Zurich incrocia e conosce non soltanto collegh*, ma persone amiche con cui ha costruito un percorso di crescita professionale e umano comune.

“Zurich era un mio cliente all’epoca, quando facevo il consulente. Fin da allora, esisteva una reciproca stima. Un giorno ho preso coraggio e ho osato: mi sono presentato a loro forte del rapporto professionale in corso e mi hanno assunto! Zurich mi è sempre stata vicino nei momenti migliori e in quelli più difficili. In Zurich, ho perfino trovato moglie! Posso dire che i 33 anni trascorsi insieme a persone che mi hanno sia supportato sia “sopportato”, hanno esteso questo rapporto ben oltre la sfera professionale”. 

L’interesse per Leo nella D&I nasce in Zurich fin da subito.

“Si partì con “Leo’s Angels” – spiega Leonardo – “un gruppo di colleghe di Zurich che aiutava a diffondere strategie D&I, anche presso le scuole. Poi il gruppo si è esteso modificandosi in “Leo & friends”. Passando tutti i giorni otto ore insieme in ufficio, possono nascere, infatti, amicizie vere: perché non far crescere questo tipo di rapporti grazie a specifici progetti di CSR e volontariato?”.

Dopo alcuni mesi di attività, un giorno, inaspettatamente, Leonardo, dopo aver preso la parola davanti ad un folto gruppo di persone, ebbe una folgorazione: per la prima volta si rese conto di avere in sé qualcosa da offrire agli/lle altri/e. Successivamente, nel 2015, Leonardo tiene la prima lezione davanti ad un gruppo di studenti: Puliamo il mondo dai pregiudizi. 

Questo sarà il primo di tantissimi altri interventi nelle scuole. Le principali abilità sviluppate da Leonardo in questi lunghi anni di lavoro sono sicuramente: determinazione, estrema disponibilità e voglia di fare; e una forte ambizione. Tuttavia, la generosità d’animo di Leonardo lo ha anche portato, in alcune fasi della vita, ad esporsi in situazioni che gli hanno portato stress e sofferenza. Infatti, talvolta, l’eccessiva ambizione e il desiderio di raggiungere obbiettivi sempre più alti, possono avere anche un effetto boomerang. Se non si riconoscono i propri limiti, il rischio è di pretendere troppo da se stessi e di farsi male.

Per fortuna, o per necessità, Leonardo è una persona molto ironica e autoironica.

“Sono all’altezza di risolvere problemi più grandi di me!” è la frase che Leonardo ribadisce in ogni occasione. 

“Infatti, se andrai a visitare il mio profilo LinkedIn, al posto della dicitura “categoria protetta”, troverai questa frase: sono all’altezza di risolvere problemi più grandi di me, perché credo in una vita inclusiva.” – racconta Leonardo, sorridendo – “Appartenere ad una categoria protetta lo scrivi quando invii il curriculum, non quando vuoi presentarti agli altri come una persona valida e consapevole dei tuoi obiettivi e delle tue capacità. Questo vuol dire, per me, essere autentici”.

“L’ironia funziona, quando non serve a farti accettare per forza. Facciamo un esempio: se sei in una riunione piuttosto pesante e qualcuno dicesse che “bisogna essere all’altezza delle aspettative”, per ammorbidire il contesto di solito io me ne esco con la frase “non sperate in me”. 

Ma se l’ironia si trasforma in autocommiserazione, c’è qualcosa che non va in noi, per primi. E a quel punto suscitiamo inevitabilmente pietismo.”

“Nel tempo libero condivido insieme a Riccardo Taverna il complesso e affascinante tema della felicità in azienda. È insieme al team “Bionic people” che porto la mia testimonianza: puoi essere imperfetto, ma sicuramente sei anche unico! Perciò devi avere in te la consapevolezza che puoi rendere la tua vita e quella degli altri meravigliosa”.

Nell’anno 2020 Leonardo è stato premiato per il suo impegno sociale con il ‘Community hero award’. Questo riconoscimento viene assegnato annualmente da Zurich Foundation al dipendente che a livello europeo si è più distinto in questo ambito.

Tramite la Digital Bench come coach di Happy Inclusion, ricerca in ogni persona il proprio valore unico portando il -io +noi.

L’inclusione e la felicità delle persone è la base fondamentale della nostra vita sia personale sia aziendale.

Spread inclusion all around the globe