A cura della Redazione

Raccontare 20 anni di storia della Fondazione Adecco in poche righe è ardua impresa. Lo è ancor di più intervistando il vulcanico ed entusiasta Francesco Reale che, per più di un’ora, ci ha illustrato il mondo creato dalla Fondazione di cui è attualmente segretario generale. Puoi raccontarci cosa è Fondazione Adecco per le pari opportunità e cosa festeggia dopo 20 anni di attività? Fondazione Adecco festeggia 20 anni di sviluppo di tante competenze e di migliaia di talenti! Nel 2001, anno di nascita della Fondazione, viene sviluppato un programma di integrazione al lavoro di persone con disabilità con l’obiettivo di valorizzare la diversità nel contesto organizzativo, al di là degli obblighi normativi della L.68/99. E’ stato il primo di innumerevoli iniziative verso l’inclusività lavorativa di persone “svantaggiate”. Siamo, infatti, una fondazione privata nata con l’obiettivo di rendere più inclusivo e accessibile il mondo del lavoro soprattutto a quelle persone in situazioni di svantaggio socio-economico e/o a rischio di esclusione sociale. Offriamo loro degli strumenti per valorizzarne il talento e (ri-)trovare un’occupazione.

Chi sono nello specifico queste persone? A chi si rivolge principalmente Fondazione Adecco?

Nello specifico ci occupiamo di persone con disabilità, donne in situazione di svantaggio, giovani NEET (Not engaged in Education, Employment or Training), rifugiati/e e richiedenti asilo, e persone in situazione di detenzione (detenuti in art. 2) e “nuove povertà” (tavoli lavoro povertà) favorendo la cultura della diversità e dell’inclusione in azienda. Il lavoro è la prima forma di inclusione sociale, restituisce dignità alle persone, perché è verso le persone che rivolgiamo i nostri interventi di formazione. Dietro alle “etichette” di soggetti a rischio esclusione sociale e categorie protette ci sono delle persone, delle vite: ognuna con una propria storia e identità. Riteniamo che il lavoro sia la più autentica forma di lotta alle discriminazioni di ogni genere e che l’inclusione e la valorizzazione delle differenze e delle molteplici identità siano oggi una priorità per le aziende che guardano al futuro.”

E in che modo la Fondazione Adecco riesce a facilitare il re-inserimento lavorativo di queste persone e a valorizzare i loro talenti e le competenze?

Esatto, facilitare è la parola giusta! Noi siamo dei “facilitatori di reti/network”! Lavoriamo costruendo reti tra le associazioni del terzo settore ed il mondo delle imprese: siamo un anello di congiunzione tra il settore profit (aziende) e il mondo no profit (ONG, CSOs, etc). Lavoriamo sullo sviluppo delle competenze delle persone da inserire in ambito lavorativo e al contempo facciamo anche tanta formazione alle aziende: sensibilizziamo all’inclusione. Siamo una vera e propria palestra delle competenze! Il nostro approccio è basato sulla raccolta dei bisogni da parte dei/lle beneficiari/e attraverso la nostra rete di associazioni con le quali collaboriamo da tempo (tra le tante: Fondazione Francesca Rava, Fondazione Cariplo, Impresa Sociale Mirasole, UNHRCl’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, etc..); realizziamo progetti di sensibilizzazione e partecipazione attiva incentrati sull’orientamento al lavoro e la formazione per l’inserimento professionale e una reale autonomia lavorativa delle persone che sono escluse, a vario titolo, dal mercato del lavoro.

Potresti farci alcuni esempi concreti di questo vostro approccio multistakeholder e multilivello? E’ altamente sfidante fare dialogare “profit e no profit, soggetti privati e pubblici (enti locali, istituzioni), a livello locale e nazionale, con l’obiettivo di sostenere le persone e le aziende a creare le migliori condizioni per il loro incontro.”

Abbiamo talmente tanti progetti che è difficile sceglierne alcuni! In generale i progetti di accompagnamento al lavoro e orientamento sono stati ricalibrati negli anni a seconda del target di riferimento (persone di origine straniera, giovani NEET, persone con disabilità, donne in situazione di svantaggio, persone detenute). Il percorso di educazione al lavoro prevede lezioni in aula e incontri individuali di orientamento al lavoro. Spesso, a fronte di un gap rispetto al ruolo professionale che si vuole ricoprire, il percorso viene integrato con corsi di formazione professionale organizzati con enti di formazione accreditati. Ad esempio a Milano e a Roma abbiamo erogato dei corsi di pescheria, panificazione, pasticceria, salumeria. In collaborazione con UNHCR abbiamo realizzato tante belle iniziative: in Calabria ci siamo concentrati sull’empowerment femminile con le rifugiate e la loro integrazione socio-econiica nelle comunità locali. Il Gruppo Adecco è stato insignito del premio Welcome di UNHCR! Il Progetto COMMIT ha fornito delle ‘guidelines’ scaricabili gratuitamente per l’inclusione di persone migranti.

Dove trovate più difficoltà nell’inserimento professionale e nella valorizzazione delle competenze?

Anche a questa domanda non è facile rispondere, perché non è semplice ri-collocare professionalmente immigrati/e, persone con disabilità, donne e persone in misura detentiva, ma direi che le difficoltà più grosse le incontriamo con i NEET soprattutto al sud perché le medie – grosse imprese sono meno presenti. Un bel progetto è NEETwork in collaborazione con Cariplo.

Chiuderei – purtroppo – l’intervista chiedendoti delle parole chiave rispetto ai talenti e alle competenze incontrate in questi anni e in riferimento alla Fondazione Adecco.

Per quanto riguarda i talenti e le competenze: resilienza, rinascita, manualità ed entusiasmo. Per la Fondazione: inclusione/includere, convivenza e tornare umani/e. Sono parole di buon auspicio per un futuro in cui le diverse competenze e gli innumerevoli talenti siano raccontati e percepiti diversamente. C’è un’urgenza impellente di cambiare narrativa sulle cosiddette “categorie protette” che prima di tutto sono persone.

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