Valentina Dolciotti

Fran Lebowitz, nella docuserie che Martin Scorsese le ha dedicato (e che, per inciso, è divertente) a un certo punto dichiara: The great thing about talent it’s that it’s the one thing — it’s the only thing I can think of – that is absolutely randomly distributed throughout the population of world. It has nothing to do with anything. You cannot buy it. You cannot learn it. You cannot inherit it. It’s not genetic. It’s sprinkled like sand around the world.

Ecco. Credo non si possa riassumere meglio di così l’intento di questo numero di DiverCity. Provare a raccontare il talento ovunque esso si trovi, da dovunque provenga, poiché davvero prescinde dall’età, dall’etnia, dalla classe sociale, dal genere… da tutto. Il viaggio virtuale attraverso gli articoli proposti in questa edizione è particolarmente emozionante, come solo l’umanità sa esserlo.

Tra le pagine troveremo storie di scelte, di inciampi e ripartenze, di determinazione e di passione. Scopriremo perché le disabilità non sono sempre una strada a fondo chiuso, ma un biglietto per intraprendere un nuovo viaggio; e come le malattie possono diventare un fattore di discriminazione più grave della malattia stessa. Accanto al talento c’è poi un altro tema importante: quello delle competenze. Queste, al contrario del talento, possono sì essere allenate, modellate, modificate e ampliate a seconda delle necessità e delle circostanze.

Nel vario e mutevole mondo del lavoro le competenze di base (quindi non a corollario) richieste per il prossimo futuro saranno sempre più di carattere soft e di natura relazionale, ormai è chiaro: pensiero critico, comunicazione, cooperazione, creatività, curiosità (è un caso che inizino tutte con la lettera “c”), adattabilità, leadership inclusiva, spirito d’iniziativa… Non a caso, le skills che sono state individuate a livello europeo e definite come chiave di successo sono linguistiche, matematico logiche, digitali, ma anche personali, sociali, civiche e culturali. È indubbio che, queste nuove richieste, generino sfide radicali all’insegnamento e all’educazione, e la necessità oggettiva di far convivere l’apprendimento tradizionale e quello digitale. Ovvero, oggi e domani più che mai, ci sarà richiesto di fare il meglio possibile con ciò che abbiamo a disposizione.

Spread inclusion all around the globe