A cura della Redazione

#ilcoraggioèunavventura! Questo il claim che in Synergie italia e nel resto delle sedi del gruppo internazionale Synergie, è stato lanciato quest’anno per permettere a tutti i dipendenti di mostrare con “coraggio” le loro reali competenze. L’invito consiste nel condividere pubblicamente una trueskill, un lato privato della propria vita. Quella passione che rende unici. Questa iniziativa nasce coerentemente con l’approccio che da alcuni anni porta Synergie Italia a riconoscere nell’unicità di ciascun individuo la vera ricchezza.

Ma se è vero che tutti noi, chi più chi meno, ci riteniamo competenti in qualche campo, difficilmente ci permettiamo veramente di mostrarci agli altri per come siamo, non riuscendo sempre a far emergere le “true skills” personali. Quante sono le opportunità sprecate così! Troppo di frequente ci si concentra solo sulle competenze cosiddette tecniche cioè quelle capacità utili ai fini dello svolgimento di un’attività specifica. Questa poteva essere la tendenza del passato in cui i percorsi di lavoro erano per lo più lineari. Oggi invece il mondo del lavoro è molto cambiato. Non possiamo continuare a pensare in modo statico, ma dobbiamo darci la possibilità di ampliare le nostre prospettive. Concentrarsi esclusivamente sulle “expertices” appartiene a quei pregiudizi, consci e/o inconsci, che ancora troppo guidano i responsabili del reclutamento. Talvolta, lasciandosi scappare il candidato più qualificato per un certo lavoro. Invece, nelle competenze definite trasversali riusciamo a trovare, oltre alle conoscenze, anche abilità e qualità che abbiamo maturato attraverso una varietà di esperienze personali e professionali. E’ grazie alle competenze trasversali che il talento può trovare la sua massima espressione.

L’Abc di un manager di successo si basa sulla capacità di essere inclusivo. Ciò presuppone saper accogliere, coinvolgere e ingaggiare persone diverse, facendo emergere il potenziale presente in ciascuno di essi. Non sono sufficienti le buone intenzioni ma è necessario ascoltare, vedere come la persona lavora e provare a coinvolgerla nell’organizzazione del lavoro. Fortunatamente i dati ci dicono che nelle aziende di grandi dimensioni e multinazionali ci sono segnali di miglioramento, ma, quando ci si confronta con la disabilità, il tema è ancora delicato. Una società davvero inclusiva è in grado di spostare il focus dalla disabilità alle abilità. Non si tratta di avere dei “superpoteri” – anche questa può essere una visione non realistica della cosa -, ma consiste nella capacità di riconoscere e valorizzare le abilità di ciascuno. L’iniziativa intrapresa da Synergie Italia nasce proprio con l’intento di accompagnare i dipendenti attraverso un percorso di presa di coscienza individuale. Grazie a questa presa di coscienza, chi partecipa riesce ad aprirsi agli altri, a conoscersi meglio e a scoprire alcune abilità di cui non era a conoscenza.

Per poter riflettere su quali sono le opportunità che perdiamo, se ci limitiamo a vedere solo la disabilità della persona, voglio raccontarvi la storia di Roberto Russo. Classe 1973. Roberto nasce ad Imperia. A causa di ipossia neonatale ha una disabilità motoria dalla nascita con conseguenti limitazioni nell’articolazione della parola. Roberto termina gli studi conseguendo la laurea triennale in Ingegneria Informatica, presso il Politecnico di Torino. Oltre ad essere ricercatore presso l’Istituto Superiore Mario Boella di Torino, dal 2013 collabora al progetto “Stephen Hawking”, promosso dal Comitato per l’Integrazione Scolastica. Nel 2015 Pubblica il suo primo libro dal titolo: Non arrendersi mai. I limiti nella parola possono determinare un ostacolo reale per la crescita di un individuo e per la sua autonomia, quando, in maniera particolare durante le prime fasi dell’apprendimento, una persona necessita di trovare un modo per esprimere i propri bisogni. Durante gli studi della scuola media, Roberto Russo iniziò ad avvertire un forte disagio. Le difficoltà di comunicazione ed il carico di compiti portarono Roberto allo stremo delle forze, costringendolo ad abbandonare gli studi.

Ma il destino volle che si avvicinasse al mondo dell’informatica del quale rimase affascinato subito. Fu attraverso un iniziale corso formativo, insieme al supporto anche di alcuni amici, che apprese i primi linguaggi di programmazione, ritrovando la fiducia persa. Seguirono così gli studi, che non fecero che confermare la sua passione per il mondo IT. Perciò scelse senza indugio di proseguire. Il percorso universitario ha costituito la svolta anche in termini di autonomia e di relazione, dato che grazie a questi risultati Roberto riuscì a raggiungere la tanto agognata libertà. Da queste relazioni anche extrauniversitarie, quasi per caso, nacque così l’idea per la sua tesi. Finalmente poteva dedicarsi allo sviluppo di un ausilio di comunicazione telefonica a vantaggio delle persone con limiti nella parola. Pur essendo solo un prototipo, aveva già attirato l’attenzione di alcuni esaminatori. Roberto Russo ebbe modo allora di brevettare l’app “Handiphone”, disponibile gratuitamente per tutti i dispositivi Android. Ma Roberto è tanto altro. Tant’è vero che, se gli chiedeste se si sente un “Supereroe”, vi risponderebbe così: “Supereroi si diventa solo quando il proprio contributo trova spazio in un rapporto di collaborazione reciproca, dove tutti e nessuno escluso, diventano utili per se stessi e per gli altri”.

Antonia Del Vecchio

Sicuramente Roberto ha potuto acquisire competenze tecniche informatiche necessarie per imparare a programmare grazie alla voglia di riscatto. Sebbene il percorso sia stato tutto in salita, senza talento e fiducia non sarebbe riuscito a far emergere questa abilità e avrebbe finito per essere dipendente dagli altri per tutta la vita. Nella società e nelle aziende, i luoghi comuni, le abitudini, portano ad accettare passivamente quella che sembra la soluzione meno impegnativa e considerare la persona disabile priva di possibilità senza riconoscerne le prerogative, le necessità, i sogni, i valori e anche i difetti. Il coraggio è un’avventura e Roberto Russo di coraggio ne ha avuto tanto per dimostrare a tutti che le abilità possono “addirittura” superare tutte le disabilità!

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