A cura della Redazione

Gradient – la prima intelligenza artificiale ad occuparsi di temi di D&I e guidata dalla CEO Giorgia Coltella, nasce a Genova a fine 2020 come spinoff di Kellify, science-based company che conta un team di 35+ talenti provenienti da tutto il mondo (Italia, Moldavia, Sri Lanka, India, Montenegro, Iran, Polonia, UK). Fisici, economisti, data scientists e statistici coniugano AI e neuroscienze individuando i contenuti visivi che otterranno successo agli occhi degli spettatori.

Costruire una comunicazione visiva strategica è di fondamentale importanza per il successo di un brand, soprattutto nel contesto digitale in cui i player si muovono. Ogni immagine condivisa sui social, in tv durante una pubblicità, o sullo schermo del nostro computer, racconta una storia e trasmette messaggi che interagiscono con lo spettatore a livello conscio e inconscio. Kellify ha voluto soffermarsi sull’importanza di una narrativa visiva diversificata e inclusiva e per questo ha creato Gradient: la prima AI che consente ai suoi interlocutori di sviluppare awareness in relazione al proprio livello di compliance in temi di D&I. Un brand inclusivo riesce a perseguire un duplice scopo: rappresentare e raggiungere un maggior numero di clienti, e combattere la underrepresentation di categorie discriminate, come etnie diverse da quella bianca, il sesso femminile in ruoli di leadership, persone con una fisicità diversa da quella socialmente imposta, o di un range di età che non rientri tra i 20 e 30 anni. Ciò non dev’essere interpretato come diversity washing: le tematiche D&I sono oggi super-hot.

ALINA CAPBATUT
Chief Deep Learning Officer

Al contempo, sono molte le società che analizzano le policy interne dei brand e pubblicano ranking che celebrano la compliance di D&I. Risulterebbe inutile, se non dannoso, eseguire un mero make-up commerciale quando esistono già parametri affidabili tramite cui eseguire un confronto, correndo il rischio di venire facilmente smentiti. Come agisce Gradient. L’algoritmo analizza immagini e video diffuse dai brand sui propri touchpoint (sito web, social networks, adv, banner…) e redige un report che contiene gli score che l’AI assegna ai molteplici parametri analizzati: ad esempio, la percentuale di donne e uomini rappresentati, etnia, età e corporatura fisica, e la rilevanza che viene data loro nella comunicazione visiva della società. Il focus consiste nel combattere stereotipi e sottorappresentazione non solamente in termini quantitativi (ad esempio, quanti uomini e quante donne sono presenti in un’immagine) ma, per lo più, in termini qualitativi, cogliendo la rilevanza che viene data alle persone rappresentate e al messaggio che si decide di trasmettere attraverso la somma degli stimoli visivi che si sottopongono agli spettatori.

GIORGIA COLTELLA
Chief Executive Officer

Rappresentare 10 donne e 10 uomini non significa per forza avere una rappresentazione bilanciata: infatti, se quelle 10 donne sono raffigurate in piccolo, sullo sfondo e in ruoli poco rilevanti, mentre i 10 uomini sono in primo piano e in posizione di leadership, il rapporto numerico conta ben poco. Attraverso la D&I Visual Audit, Gradient consegna a creativi e brand manager le chiavi per mettere in moto i meccanismi di correzione della comunicazione visiva. Il processo creativo infatti non viene intaccato in alcun modo dall’algoritmo, che invece funge da supporto bias-free.

GABRIELE TORRE
Chief AI Officer

Il Report può essere inserito nel Bilancio di Sostenibilità: sappiamo quanto questo parametro sia oggi diventato rilevante per gli analisti nella valutazione delle società, che integrano l’analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di (buon) governo (ESG), che contraddistinguono il cosiddetto investimento responsabile. Basti pensare agli SDGs, ovvero gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile posti dalle Nazioni Unite al fine di “ottenere un futuro migliore e più sostenibile per tutti”, che annoverano tra gli altri la parità di genere, la riduzione delle disuguaglianze, e la garanzia di un’istruzione di qualità, un lavoro dignitoso e crescita economica.

Gradient crede che le società non debbano essere considerate un mero attore economico, bensì un’entità che crei reale impatto sulla comunità: essere un socially responsible brand significa anche includere tutte le identità di cui è composta l’umanità, condannando qualsiasi tipo di discriminazione. Per i brand, ciò comporta numerosi benefit: incrementi in termini di user base, creazione di una loyal community, maggiore impatto su KPI e marketing funnel, ma anche su talenti, investitori e partner. Gradient vuole andare oltre le revenues dei brand: si vuole diffondere una nuova cultura della rappresentazione in cui le persone da ogni parte del mondo si riconoscano e vedano raccontata la propria storia. Volendo generare un cambiamento di mindset, riteniamo fondamentale la diffusione di immagini D&I compliant sin dal momento in cui stereotipi e pregiudizi entrano in gioco, ovvero intorno ai 5/6 anni – spesso trasmessi dagli educatori stessi, siano essi genitori, insegnanti o libri di scuola. La donna scienziata, lo chef disabile, la CEO di colore a capo di una multinazionale non devono più essere considerate figure extra-ordinarie o mitologiche, ma consuete, che dovrebbero entrare a far parte del novero dei role model illustrati nei libri di testo a pieno titolo.

Spread inclusion all around the globe