Francesca Grilli

Sono Francesca Grilli e sono Disability Manager presso la Società Canottieri Esperia – Torino. La società è una realtà sportiva celebre nell’ambito del canottaggio e come ente multi sportivo. Ho cominciato da zero la mia avventura, a settembre 2019, su invito del Presidente Luca Calabrò che ha dato l’impulso alla nascita di un progetto di inclusione.

Perché il Disability Management nello sport? Perché all’interno del contesto sportivo, esso riveste un ruolo di regista e catalizzatore: la regìa è l’azione di coordinamento necessaria a prendersi cura delle persone veicolando l’insegnamento di atteggiamenti di crescita personale attraverso l’esempio concreto e la pratica sportiva. L’azione di programmazione tiene conto delle possibilità dei diversi soggetti, personalizzando al massimo gli allenamenti e le indifferibili necessità. Inoltre esso elabora tutti i dati per garantire agli/lle atleti/e di essere equalizzati/e con il semplice obiettivo di allenarsi insieme.

Il catalizzatore di queste azioni di educazione è il canottaggio, che permette di spostare l’attenzione dalla disabilità (autismo, ritardo cognitivo, lesioni e menomazioni) alla capacità; dalla condizione di svantaggio a quella di atleta: la persona è impegnata in uno sforzo di miglioramento personale e di raggiungimento di obiettivi. Creare un’attività che coniughi gli obiettivi sopra descritti senza rinunciare all’intensità delle prestazioni, agonistiche o ludiche richiede un quotidiano sforzo di immaginazione. La realtà delle persone e le loro problematiche rappresentano il punto di partenza di questo esercizio, poiché proprio le caratteristiche della disabilità condizionano il rapporto con l’apprendimento ed i limiti del percorso di crescita personale del/la singolo/a atleta. Gli/le allenatori/trici devono costantemente ricordare a se stessi che il punto di arrivo resta sempre l’auto-organizzazione delle competenze e non il mero raggiungimento di obiettivi agonistici. Nel canottaggio qualsiasi atleta deve essere in grado di esprimersi sia in modo individuale (imbarcazione singola) sia in un equipaggio multiplo (composto da 2, 4 o 8 persone). Gli/le atleti/e mettono alla prova le proprie capacità diventando sempre più consapevoli della forza fisica ed interiore, delle proprie abilità e dei propri limiti. Un esempio: da un anno V. è atleta della Canottieri Esperia – Torino. V. rema bene, ha 15 anni ed un ritardo cognitivo; è verbale (in grado di esprimersi attraverso la parola) ma non sa leggere o scrivere. Riconosce alcuni numeri, non conosce la lateralità e non è autosufficiente. È abile nelle relazioni ed in pochi mesi è diventata la leader del gruppo di atlete con disabilità intellettive: ragazze dai 15 ai 23 anni con autismo, ritardo cognitivo più o meno grave e differenti abilità. Alcune di loro hanno abilità cognitive superiori alla sua come ad esempio scrivere, leggere, parlare in inglese, usare il computer. Una di loro lavora.

Quando V. è nel gruppo delle ragazze o nella squadra con i maschi, non è autonoma né nelle scelte né nell’elaborare il compito né nel regolare l’intensità dell’allenamento. Ha sempre bisogno di una guida e di riferimenti. Questa condizione di apparente svantaggio non compromette però la sua condizione: V. è una leader e la squadra di canottaggio le permette di sperimentare e confermare la sua leadership: uscendo in imbarcazioni singole insieme agli/lle altri/e atleti/e e con gli/le allenatori/trici sul motoscafo di sicurezza, V. impara a badare a sé stessa, si impegna a trovare la giusta direzione, si allena ad effettuare i passaggi sotto arcate dei ponti e a sperimentare l’uso corretto di una o dell’altra mano per spostarsi senza scontrarsi o cadere in acqua. V. agisce in un contesto protetto ma fuori dalla sua “zona di comfort”.

Attraverso l’impegno e la sensazione di appagamento, sperimenta e prova il gusto dell’autonomia. Tornata a terra, la squadra collabora nel lavoro di rimessaggio delle barche e degli attrezzi: questa attività collaterale configura una prosecuzione dell’attività ludico-sportiva ed è completata dai momenti di condivisione nello spogliatoio. La compresenza di molteplici differenti disabilità nella relazione sportiva permette di compiere l’atto educativo della peer education. Il contesto ludico ma coordinato dello sport di squadra consente agli/lle atleti/e di confrontarsi, comprendendo e colmando le proprie lacune ed imparando in uno scambio reciproco. Con il suo sfondo ludico ed il suo gesto tecnico impegnativo, il canottaggio è uno sport ideale per spronare gli/le atleti/e a trovare la loro dimensione di squadra e personale. Attraverso l’insegnamento della sistematizzazione del gesto tecnico si valorizzano le abilità integre e quelle residuali del singolo in relazione alla collettività. Parallelamente all’insegnamento del gesto tecnico della remata, gli/le allenatori/trici del pararowing della società Esperia-Torino propongono in modo informale le regole sociali tipiche del canottaggio, quali l’utilizzo di “attrezzi” di diverse dimensioni ed uso (barca e remi) e lo sviluppo di un particolare senso di responsabilità verso la strumentazione. La maturazione di un senso di autoefficacia è raggiunta attraverso la capacità di sfruttare risorse e comportamenti necessari al controllo della propria vita sociale e fisica. Poco dopo l’inizio dell’avventura presso la Canottieri Esperia – Torino, in modo del tutto inaspettato, le vite nostre e di tutta la comunità, sono state sconvolte dalla pandemia.

Nonostante tutto, il nostro progetto non si è mai arrestato, avanzando in modo sistematico attraverso lo sviluppo di tutte le sue componenti: l’infrastruttura, la formazione del personale istruttore, le collaborazioni di supporto e la crescita del numero degli/lle atleti/e della squadra, che oggi ne conta ben 18. L’obiettivo del progetto è quello di arricchire la società Esperia trasformandola in un luogo di aggregazione per le disabilità ed un presidio per il centro di Torino. 

Spread inclusion all around the globe