Federica Maria Rita Livelli

Siamo ancora lontani dalla parità di genere e questa realtà è dinanzi a noi quotidianamente. La pandemia non ha fatto altro che evidenziare questa problematica che risulta ancora irrisolta. Inoltre, lo scenario storico in cui ci troviamo ad operare comporta una presa di consapevolezza che l’uguaglianza di genere, per lo sviluppo sostenibile, è diventato un tema strategico per trasformare il nostro mondo.

È ormai risaputo che uno sviluppo realmente sostenibile è impossibile in presenza di disuguaglianze di genere ed è in tale ottica che l’obiettivo 5 dell’Agenda ONU 2030 si concentra su questa tematica. E’ proprio a fronte di questo scenario che è nata la Community Donne 4.0, fondata circa due anni fa da due imprenditrici – Darya Majidi e Gabriella Campanile – con il proposito di supportare le donne ad essere protagoniste nella costruzione del futuro tecnologico, che deve essere necessariamente inclusivo e sostenibile e, al contempo, valorizzare il contributo femminile alle nuove sfide globali. La Community Donne 4.0 ritiene fermamente che le tecnologie siano leve strategiche nella crescita personale e professionale delle donne e che possano accelerare la chiusura del divario di genere.

A tal proposito, lo scorso dicembre la Community Donne 4.0 ha pubblicato un Manifesto sull’Empowerment delle Donne nel settore STEM in cui si tratta il tema dei pregiudizi di genere nel contesto del sistema educativo e delle conseguenze che questi hanno sull’istruzione e sullo sviluppo psicologico delle ragazze.

Ricordiamoci che la rappresentanza femminile nelle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) è costantemente bassa. In Italia – dove il divario di genere in questo campo è particolarmente radicato – solo un laureato in STEM su tre è donna e quasi tutti gli informatici sono uomini. Urge un intervento culturale per incoraggiare le giovani donne a diventare parte attiva di questo campo disciplinare garantendo una forza lavoro STEM diversificata e di talento, anche considerando il fatto che ciò porterebbe a un cambiamento positivo, non solo per le donne, ma per l’intera comunità. Pertanto, abbiamo un bisogno impellente di cambi di paradigma: un lavoro di educazione e sensibilizzazione sin dall’infanzia per abbattere la diffidenza e i tanti stereotipi che si manifestano a scuola, in famiglia, ovunque, e che vanno a “minare” la fiducia in sé stesse delle bambine e delle ragazze verso le così dette materie STEM. La Community Donne 4.0, lo scorso dicembre 2020 ha espresso nel proprio “Manifesto – Women Tech Empowerment gli obiettivi che intende perseguire e che, di fatto, riflettono quelli dell’Agenda Onu 2030.

Inoltre, tale “Manifesto” è stato recentemente presentato ed accolto all’interno del W20, ad attestare ulteriormente sia la consapevolezza della necessità di una forza lavoro diversificata, più efficiente e redditizia, sia il sensibilizzare maggiormente le organizzazioni in termini di possibilità di affrontare prospettive finora non considerate. Non si tratta solo di questione di parità di genere o di giustizia sociale: per l’Obiettivo 5 dell’Agenda ONU 2030, la parità di genere, l’emancipazione e l’autodeterminazione di tutte le donne e ragazze non è un tema tra gli altri, ma il “TEMA strategico” che trasversalmente segna tutti gli altri obiettivi.

Nessuno di essi può esser affrontato senza quella lente di genere che prevede un ruolo attivo, di protagonismo e di empowerment delle donne, nessuna società può prosperare se spreca, disperde, saccheggia la metà delle sue risorse umane. È quanto mai urgente e necessario un capovolgimento di sguardo in cui le donne vengano riconosciute come protagoniste delle scelte del futuro. Servono strumenti di welfare, servizi educativi per l’infanzia, infrastrutture sociali, ma non solo. Spetta alle donne, con determinazione, riuscire a dimostrare le proprie capacità, acquisire gli skill necessari e liberare maggiormente quell’energia che è dentro di esse. Si tratta insomma di “autorizzarsi” a non smettere di mettersi in discussione e ad imparare e con serietà, tenacia, professionalità e proseguire in questo cammino insieme, per farsi ascoltare, non con forza, ma con autorevolezza e maturata assertività.

“Le donne devono essere consapevoli dello scenario dinanzi a noi” -come afferma Darya Majidi, che, oltre ad essere una delle fondatrici della Community Donne 4.0, è annoverata da “La Repubblica” tra “le 100 donne che stanno cambiando il mondo” – “Le tecnologie stanno creando le professioni del futuro; pertanto, si creerà uno spartiacque in ambito professionale, ovvero, ci sarà una netta distinzione tra chi potrà intraprendere quel tipo di carriera basato sulle tecnologie rispetto a chi sarà escluso in quanto non in grado di conoscerne il linguaggio. Il rischio è, appunto, che le donne restino fuori dal processo formativo necessario atto ad acquisire gli stessi strumenti del futuro”.

Pertanto, dobbiamo favorire con strumenti formativi di up-skilling e re-skilling la presenza delle donne nello sviluppo delle tecnologie dato che è fondamentale che le donne possano accedere a un più ampio spettro di prospettive in tutto il settore tecnologico e promuovere una maggiore diversità per garantire la creazione di soluzioni e tecnologie create da una pluralità di persone ricche delle più varie esperienze di vita e, in questo modo, garantire la totale rappresentanza della cosiddetta “galleria umana”.

Ecco perché diventa fondamentale, in un momento in cui le tecnologie digitali assumono un ruolo sempre più centrale, identificarne le opportunità soprattutto in termini di professionalità femminili ricordando anche le parole della biologa molecolare Nancy Hopklins, ovvero: “Le cose non cambiano perché il tempo passa, ma perché noi donne ci impegniamo a cambiarle”.

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