Creare contesti aperti e autenticamente inclusivi è una delle sfide che più caratterizzano il nostro tempo. La complessa realtà che stiamo vivendo da circa un anno ha modificato profondamente il mondo intorno a noi e la lontananza fisica alla quale siamo costretti ha causato difficoltà e sofferenze. Una distanza che la tecnologia, che pure ci consente di restare connessi, può colmare solo in parte. In questi mesi abbiamo imparato infatti che la connessione da sola non elimina l’isolamento e che la fragilità e la solitudine che a volte ne derivano si superano solo ricercando attivamente le persone, ascoltandole e valorizzandole. Sentirsi parte di una comunità che agisce in modo inclusivo e che ha a cuore le caratteristiche e l’unicità di ognuno cambia infatti completamente la prospettiva.

Agire consapevolmente per passare dal mondo della connessione a quello dell’autentica inclusione è stato il tema al centro di Unlock Inclusion, la due giorni che Enel ha organizzato, coinvolgendo tutte le Country del Gruppo, in uno spazio completamente digitale di incontri dedicati allo scambio di idee su questi temi. Per capire se la tecnologia, che nella realtà dell’emergenza è senza dubbio un elemento fondamentale per creare vicinanza, sia solo uno strumento di connessione ovvero anche di autentica inclusione.

Questa riflessione rappresenta un ulteriore passo avanti nel percorso di evoluzione che Enel ha intrapreso ormai da alcuni anni alla scoperta del valore dell’inclusione di tutte le diversità e che oggi si focalizza sull’importanza di comportamenti inclusivi per creare valore sostenibile per il Gruppo e benessere personale e organizzativo per i colleghi.

Contestualmente ad Unlock Inclusion ha anche preso il via una campagna di comunicazione interna al Gruppo con l’obiettivo di proseguire la riflessione avviata durante l’evento, come in un viaggio simbolicamente articolato in 3 tappe, la cui meta è “sbloccare l’inclusione” attraverso comportamenti che ognuno può agire consapevolmente . La prima tappa del viaggio è il “Giardino dell’inclusione”: per intraprendere il percorso infatti è necessario creare un terreno fertile sul quale lavorare, partendo da elementi imprescindibili come la valorizzazione dell’unicità delle persone e il superamento dei pregiudizi per ogni forma di diversità. Solo così è possibile fare un passo in avanti e andare alla ricerca delle “Chiavi dell’inclusione”, secondo soggetto della campagna: l’ascolto, l’empatia verso l’altro, la creazione di tempo e spazio per la relazione, l’apertura alle emozioni, lo sviluppo della capacità di accogliere ed essere accolti, osare per percorrere strade nuove e spesso mai tentate. L’ultima tappa del viaggio, dedicata alla ricerca del “Manager dell’inclusione”, ci conduce alla consapevolezza che tutti noi abbiamo la possibilità e la responsabilità di agire comportamenti inclusivi, con atteggiamenti aperti e senza pregiudizi e con l’uso di un linguaggio che superi barriere e distanze. Perché l’inclusione è una responsabilità che non può essere delegata, che richiede a ciascuno di noi attenzione per creare non solo connessioni ma relazioni che includono e per costruire ponti capaci di superare qualsiasi ostacolo.

Durante l’evento sono stati affrontati temi di attualità anche attraverso testimonianze e conversazioni con ospiti e colleghi connessi dalle Country di presenza del Gruppo: come l’intervento della professoressa Gabriella Bottini, neurologa, neuropsicologa e professore ordinario di Neuroscienze Cognitive presso l’Università di Pavia, che si è soffermata su come le decisioni delle persone non siano mai solo razionali ma contengano una dose importante di emozione, sottolineando anche come talvolta per mettere in atto comportamenti inclusivi occorra avere il coraggio di fare ragionamenti e scelte diverse dall’ordinario. Un punto di vista interessante che enfatizza l’idea del coraggio come abilitatore di cambiamento, perché spesso è più semplice rimanere nella propria comfort zone piuttosto che osare una decisione o un comportamento diversi da quelli attesi.
Franco Vaccari, Fondatore e Presidente di Rondine Cittadella della Pace, ha posto l’attenzione su quanto sia importante dedicare tempo agli altri e al loro ascolto poiché le relazioni nascono con il donare il proprio tempo e spazio. Nella struttura di Rondine in Toscana persone provenienti da territori in conflitto per diverse ragioni, imparano a superare le ostilità conoscendosi e parlandosi, uscendo dall’inganno di considerarsi nemici l’uno dell’altro. A dimostrazione che spesso risulta difficile aprirsi agli altri a causa di preconcetti, ovvero ostacoli astratti che possono essere superati con il confronto e il dialogo.

Rispettare e valorizzare le diversità è un pilastro della filosofia del Gruppo, ha detto Ernesto Ciorra, Direttore Innovability®, che ha voluto sottolineare come le persone con disabilità spesso siano “Supereroi”, puntando a evidenziare i talenti che ogni persona possiede multipli e a volte nascosti.
Capacità che se supportate e sviluppate portano a idee innovative e in alcuni casi rivoluzionarie.

Il Presidente del Gruppo, Michele Crisostomo, e il Direttore P&O, Guido Stratta, hanno quindi concluso sottolineando come l’inclusione sia una strada a due vie in cui è importante anche la spinta partecipare e il desiderio di accogliere e accettare il vissuto delle altre persone così da poterlo confrontare con il nostro e valutarne punti di connessione e differenze.

Unlock inclusion è stato un viaggio alla scoperta di nuovi livelli e modalità relazionali per creare contesti aperti, equi e accessibili e offrire opportunità, occasioni di sviluppo e benessere per tutti. Un viaggio che fa delle aziende luoghi in cui sperimentare nuove forme di innovazione sociale che favoriscono allo stesso tempo sviluppo di innovazione sostenibile e prosperità anche per le comunità in cui operano.

Spread inclusion all around the globe