Alessia Mosca

L’estremo Oriente è oggi sempre più l’ago della bilancia per la ripresa ed il futuro mondiale e sarà una potenza del XXI secolo. Non più relegato solo al ruolo di fornitore di manodopera, prodotti e servizi a basso costo, mostra chiaramente tutto il suo potenziale. Facendo fronte comune davanti alle dimensioni e possibili influenze esercitate da Cina, India e Giappone, i 10 Paesi riuniti nell’organizzazione ASEAN (Association of SouthEast Asian Nations) come forse mai prima, possono rappresentare un interlocutore interessante per le altre nazioni del mondo e per l‘Occidente in particolare.
La pandemia che da oltre un anno ha stravolto tutti i parametri conosciuti e ha portato a un equilibrio precario tra la salvaguardia della salute ed i modelli economici preesistenti, sembra che nel Sud-Est asiatico sia più sotto controllo al punto che anche gli indicatori finanziari segnano quasi ovunque trend meno preoccupanti di altrove. Allora proprio verso questa area così centrale per gli equilibri mondiali futuri diventa interessante posare lo sguardo e approfondire temi sociali in un numero del magazine dedicato a questioni LGBT+. Date le tante sfumature esistenti nei Paesi ASEAN (Filippine, Indonesia, Malesia, Singapore,Thailandia, Brunei, Vietnam, Birmania, Laos, Cambogia) non sorprende il persistere qui di una grande differenza nell’affrontare, anche a livello normativo, l’espressione personale. Qualcuno imputa la maggiore diffusione di approcci più conservatori su questi temi, a un certo influsso esercitato in tempo coloniale proprio dalle potenze occidentali. In certo modo, quindi la spinta omofoba rilevabile a queste latitudini, non per forza violenta ma intrinseca anche in alcune leggi locali, sarebbe parzialmente la continuazione delle visioni dei “conquistatori” del passato.

Si tratta certo di una semplificazione estrema. Ampissima infatti la varietà di situazioni economiche, livelli di istruzione, sviluppo e avanzamento sociale esistenti all’interno di ASEAN, per poter offrire una visione d’insieme unitaria. E grandi le contraddizioni persistenti anche in tema di libertà di espressione dell’orientamento sessuale. Si incontrano infatti esempi normativi più avanzati, come la proposta di legge del 2020 che potrebbe fare della Thailandia il primo Paese dell’area a permettere i matrimoni tra coppie dello stesso sesso, e scelte estremiste come quella del Brunei dove dal 2019 gli omosessuali rischiano la pena di morte per lapidazione. Allo stesso modo si incontrano livelli vari di accettazione tra le diverse generazioni, coi giovani molto più tolleranti e di mentalità aperta.
Resta chiaro che anche in questo ambito molto si sta muovendo nella regione, con la nascita di movimenti e iniziative più o meno locali e importanti: dopotutto si tratta di una questione dai riscontri anche economici. La rivista Time a fine 2020 sosteneva quanto “ci siano tutte le ragioni per pensare che il riconoscimento dei diritti della popolazione LGBTQ+ sia allineata alla accelerazione asiatica nel farsi fulcro del mondo nel XXI secolo”. Dopotutto “le economie asiatiche beneficerebbero grandemente nell’aumento di capitale umano e nuove idee che una società civile più inclusiva potrebbe portare”. Una riflessione che in certo modo conferma lo studio Pew del 2019. La ricerca notava come nel mondo, Paesi più benestanti, a prescindere dalla loro posizione geografica, mostrano di accettare meglio l’omosessualità: il Giappone, per esempio, si dimostra significativamente più tollerante rispetto alla Grecia o alla Polonia e la ricca Corea del Sud lo è molto di più della Bulgaria o dell’Ucraina. Difficile offrire una descrizione univoca della situazione che è complessissima e piena di sfumature, ma la spinta verso un ritorno alla tradizionale tolleranza che, generalizzando, è una caratteristica comune della cultura asiatica, sarebbe una ulteriore via per rafforzare quei passi in avanti fatti contro le discriminazioni sugli orientamenti sessuali. Un percorso che si affianca alla crescita economica, culturale e sociale di questa affascinante parte del mondo.

Spread inclusion all around the globe