Fabio Palermo

La pandemia ha generato uno sconvolgimento la cui portata non ha ancora i contorni ben delineati. Abbiamo un’idea di quello che sta succedendo fuori dalle mura di casa, se non ne siamo stati drammaticamente impattati, e tentiamo di interpretare la realtà barcamenandoci tra bollettini sanitari, statistiche incrociate, decreti e norme che si susseguono senza fine.

Dentro le nostre case tentiamo di far quadrare il cerchio: single, coppie, famiglie, tutti trasformati in equilibristi domestici che oscillano pericolosamente tra una vasta gamma di emozioni.
E nelle aziende cosa succede? L’emergenza da Covid-19 ha stravolto le nostre vite, modificando le abitudini e ponendoci di fronte a incertezze, paure, a volte frustrazioni. Ma se da un lato la pandemia ha creato un senso di comunanza globale all’insegna della vulnerabilità, dall’altro l’isolamento e l’instabilità socioeconomica hanno fatto emergere nuove forme di esclusione sociale, colpendo in modo più evidente le fasce più soggette a discriminazione, mettendone a rischio l’indipendenza e la sicurezza.

Uno studio dell’Università di Modena e Reggio Emilia ha mostrato come questa crisi potrebbe favorire l’aumento della discriminazione nei confronti di individui appartenenti alle categorie LGBTQI+. Allo stesso tempo, per queste fasce della popolazione, crescerebbero anche le problematiche di salute mentale connesse all’aumento del minority stress, una forma specifica di stress derivante dall’appartenenza a una minoranza.

In un tale contesto di difficoltà e incertezza è quindi più necessario che mai contrastare con decisione ogni forma di diseguaglianza e ogni atteggiamento discriminatorio, continuando a garantire spazio a voci diverse e moltiplicando i punti di vista: solo così potremo raccogliere le sfide che il futuro ci sta già offrendo.
Questa consapevolezza deve spingere le persone a fare rete, a sentirsi vicine, non solo nella vita privata ma an- che nei contesti professionali, all’interno delle aziende. È su questo principio che in molte realtà aziendali sono nate le ERG (Employee Resource Group). Le ERG sono gruppi di affinità interni alle aziende in cui i dipendenti si riconoscono e si aggregano su base volontaria, coltivando interessi comuni e condividendo esperienze. All’interno della realtà in cui lavoro, più di un anno fa alcuni dipendenti hanno fondato il chapter italiano di Open&Out, la ERG con vocazione LGBTQI+ in rapida crescita a livello globale, fortemente rappresentata con più di 3.400 dipendenti in oltre 80 sezioni in tutto il mondo; il suo scopo è di contribuire a promuovere un ambiente di lavoro inclusivo in cui tutti i dipendenti possano sentirsi ascoltati e accettati.

Il successo della nascita del chapter italiano ci rende particolarmente orgogliosi: il nostro Paese infatti, nonostante i progressi e la tendenza a una maggiore inclusione della diversità, risulta essere solo al 32° posto su 49 nell’European Rainbow Index sui diritti umani per LGBTQI+ di ILGA (International Lesbian and Gay Association), l’associazione internazionale che riunisce più di 400 gruppi LGBTQI+ di tutto il mondo.
Nato a settembre 2019, Open&Out Italia è un gruppo molto attivo e trova un forte sostegno anche da parte del nostro Leadership team, che ha invitato l’intera popolazione aziendale a prenderne parte. L’associazione non solo contribuisce a creare un percorso che valorizzi la cultura inclusiva di Johnson & Johnson, ma le sue attività permettono anche di portare in azienda idee nuove e diverse , favorendo la costruzione di una community più coesa e il raggiungimento di migliori risultati in termini di business.

Il gruppo è impegnato in attività di comunicazione: su Teams ha raggiunto oltre 600 iscritti e nell’area dedicata vengono pubblicati con regolarità post di approfondimento e informazioni per creare dibattito e mantenere sempre alta l’attenzione sulle tematiche LGBTQI+. A queste attività continuative si sono aggiunti nel 2020 due importanti incontri in modalità virtuale.

Il primo evento si è tenuto il 25 giugno scorso, in occasione del Pride Day. L’Open&Out Pride Day è stato per tutti i dipendenti un vero e proprio momento di condivisione e sono state innalzate bandiere arcobaleno fuori da tutti gli stabilimenti italiani di Johnson & Johnson, per sottolineare il supporto dell’azienda alla lotta per l’inclusione. Attraverso video a forte impatto emotivo e interventi ispiratori è stata raccontata la storia del Pride e si è discusso di temi importanti come la discriminazione e l’omofobia.All’evento virtuale si sono collegati oltre 900 dipendenti di tutte le aziende del Gruppo: una partecipazione molto sentita, confermata anche dai feedback entusiasti e di supporto ricevuti.

I componenti di Open&Out non devono necessariamente appartenere alla comunità LGBTQI+. Al contrario, sono presenti all’interno del gruppo numerosi “allies”. Questi “alleati” sono persone che non si identificano nelle categorie LGBTQI+, ma sostengono un ambiente inclusivo per tutti. Proprio a loro è stato dedicato il secondo evento di Open&Out Italia, l’Ally Workshop 2020. L’obiettivo era quello di coinvolgere un maggior numero di “allies” per supportare l’inclusione della comunità LGBTQI+ in Johnson & Johnson. Il workshop, organizzato su Zoom, è stato un’occasione per raccontare il ruolo degli “alleati”, dando inoltre consigli su come comportarsi per prevenire e contrastare eventuali pregiudizi inconsapevoli; anche in questo caso l’adesione è stata altissima, quasi 600 partecipanti.

Da oltre 25 anni, nella nostra azienda sosteniamo la comunità LGBTQI+ a livello globale. Siamo convinti che tutti abbiano il diritto di lavorare in una realtà aperta e accogliente, e che questa sia una condizione necessaria per garantire una crescita personale e il successo del gruppo.
Io stesso sono orgoglioso di essere un “alleato” e di poter dare il mio contributo per far sì che tutti i dipendenti possano sentirsi autenticamente se stessi in azienda. Ogni voce è importante, e più voci si esprimono a favore della diversità e contro la discriminazione, più la nostra cultura sarà inclusiva, in azienda e nella società. Non siamo tutti uguali: è nel riconoscimento delle differenze che risiede la forma più alta di rispetto, una dinamica dell’accoglienza degli altri come base imprescindibile per una cultura evolutiva. La nostra responsabilità è di garantire pari opportunità in modo che tutti possano sentirsi liberi di esprimersi, offrendo così nuove prospettive per rispondere al meglio ai bisogni di cura dei pazienti e alle richieste dei nostri consumatori in tutto il mondo.

Spread inclusion all around the globe